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Lost Society: Metallo vecchiogiovane

Battere il ferro finché è caldo: sull’onda del mini-revival di thrash metal che ha visto protagoniste band come Gama Bomb e Municipal Waste – e Evile, in parte – le case discografiche cercano di scovare la prossima della lista. Ecco quindi che LoudVision si mette in contatto con un frontman carismatico, con le idee chiare e un inglese fluente, senza ancora essere maggiorenne. Si tratta di Samy Elbanna, mente e fondatore della formazione finlandese Lost Society, vicina alla pubblicazione del primo disco in studio. Questa la sintesi dello scambio di battute.

Ciao Samy e benvenuto su LoudVision. Come va? È vero che hai 17 anni?
Sto benone! E riguardo all’età… sì, ho 17 anni.

Jyväskylä è un bel posto per crescere?
È un nome difficile da pronunciare! È un posto abbastanza amabile, non molto grande ma con tante persone e luoghi accoglienti. Sono in città e devo dire che in inverno fa sempre freddissimo.

Chi è il responsabile della creazione della band?
Ho fondato io la band nel 2010 insieme ad alcuni compagni di scuola. Stavamo in giro e poi abbiamo cominciato a suonare, dato che qui c’è anche uno studio di registrazione. Da lì è passata un sacco di gente e infatti ci sono stati molti cambi di formazione. La line-up attuale va avanti dall’estate del 2011.

Sei tu che ti occupi di musica e testi?
I testi sono tutti miei. La scrittura delle canzoni è invece un lavoro di gruppo. Uno di noi viene fuori con un’idea, cominciamo a jammare un po’ e alla fine la canzone viene su abbastanza in fretta. Ogni brano ha richiesto qualche ora, anche se su questo influiva l’umore del momento e la canzone stessa. Un pezzo risale al 2010, tutti gli altri sono nuovi. L’intero processo di scrittura e registrazione ha richiesto pochi mesi.

Il vostro thrash prende spunto dai “mostri sacri” degli anni ’80. Vi ha influenzato più la scena tedesca o quella statunitense?
La scena statunitense, non c’è dubbio, per tutti noi. Le prime band con la cui musica abbiamo cominciato sono stati gli Anthrax e i Megadeth. Anche adesso esercitano una grossa influenza.

Sei nato nella seconda metà degli anni ’90: davvero prediligi solo materiale della decade precedente?
Tutti i membri della band sono cresciuti con il rock degli anni ’80 e ’90, tutti amiamo gruppi come Kiss e Iron Maiden. Ma quando abbiamo cominciato ad ascoltare musica più pesante e scoprire nuove band, i nomi che ho citato prima sono emersi naturalmente e il thrash è diventato ciò che ci appassiona in assoluto.

Il nome della band: a essere “perduta” è tutta la società o solo voi quattro?
Abbiamo provato molti nomi in passato, ma nessuno era adatto. Un giorno mi è venuto in mente “Lost Society”: era buono perché trova riscontro nei testi delle nostre canzoni, circa problemi di tutto il mondo. Non è quindi un nome che ha un riferimento specifico, posso immaginare che si tratti della società in cui viviamo.

Nel disco non viene riproposta nessuna delle tre tracce del demo del 2011. Come mai?
Il motivo è che dopo avevamo cominciato a scrivere così tante nuove canzoni e le volevamo dentro il disco di debutto.

Come siete entrati in contatto con l’etichetta Nuclear Blast?
Avevamo partecipato alla “Global Battle Of The Band” e abbiamo vinto la finale nazionale a Helsinki. L’esecuzione della canzone “Trash All Over You” è stata ripresa in videocamera e poi caricata su internet. Qualcuno l’ha indicata ai tizi dell’etichetta, è piaciuta e ci hanno contattato poco tempo dopo.

Avete lavorato con Nino Laurenne ai Sonic Pump studios. È stata la vostra prima registrazione professionale?
Sì. Siamo stati lì a Helsinki nel settembre 2012 e il tizio della Nuclear Blast ci aveva detto che Nino sarebbe stato il produttore. Tutti lo conoscevamo per avere suonato con i Thunderstone e con gli Antidote, un gruppo degli anni ’80, e per questo sapevamo che saremmo stati in buone mani. Siamo andati subito d’accordo.

Sono avanzate delle canzone che non sono entrate nel disco?
In un certo senso. Poche settimane prima dell’entrata in studio avevamo stabilito che avremmo messo nel disco dieci o dodici pezzi, ma nel frattempo avevamo composto qualche altro brano. C’è stata l’ipotesi di mettere dentro anche quelli, perché tanto la lunghezza dell’album non sarebbe variata di molto. Abbiamo fatto così e sono contento, perché si tratta di canzoni caratterizzanti per il disco.

Avete fatto concerti in tutta la Finlandia in questi anni. È stato possibile conciliarli con l’attività scolastica?
Qualche problema in verità c’è stato, ma a scuola si sono dimostrati molto comprensivi quando abbiamo spiegato il motivo delle assenze che chiedevamo. Solo qualche giorno per la musica!

Anche se alla fine non avete vinto, qual è la cosa migliore che “Battle Of The Band” vi ha lasciato?
Senz’altro avere incontrato tanta gente lungo tutto il percorso e tante band, un sacco di brava gente. Ci siamo divertiti molto ed è stato bello suonare in quei posti grandi a Helsinki e Londra.

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