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LoudVision presenta Walk the Line, arte pubblica a Genova | In collaborazione con Ulule

Nuova puntata della serie di articoli nati dalla partnership tra LoudVision e Ulule, una piattaforma di crowdfunding che dal 2010 ha reso possibile il finanziamento di oltre 13mila progetti creativi: ogni mese raccontiamo sulle nostre pagine un progetto che riteniamo valido, oltre che in linea con le nostre aree di interesse (soprattutto cinema e musica), promosso tramite Ulule.

Dopo le campagne concluse con successo del Big Bang Music Fest e del Faito Doc Festival, oggi vi presentiamo il progetto genovese Walk the Line.

Walk the Line è un progetto che coinvolge arti visive, musica e spazio urbano: i sei chilometri della Sopraelevata Aldo Moro, a Genova, vengono percorsi da più di 80.000 mezzi ogni giorno, «una strada molto discussa — così la descrivono i promotori — che divide la città vecchia dal suo porto, un’arteria di sfogo del traffico urbano che permette di passare in pochi minuti da un capo all’altro della città».

Su iniziativa dell’Associazione PAGE – Arte Pubblica Genova («arte pubblica come agente trasformatore dello spazio urbano, progetto che interagisce con le realtà sul territorio»), i piloni della Sopraelevata saranno decorati da street artists provenienti da tutto il mondo. Cento piloni per cento artisti che avranno anche una colonna sonora originale, composta appositamente dai Magellano: canzoni «che andranno a legarsi all’opera ed alla poetica di ciascun artista».

I Magellano sono composti da Pernazza (Ex-Otago, nonché coniglio del Chiambretti Night), FILOQ (cantante, dj e producer) e Drolle (responsabile dell’immaginario visivo della band), che così descrivono la “Walk the Line OST”: «un disco in progress, la colonna sonora di una città, che verrà fuori e sarà presentato al pubblico via via che le opere saranno create, attraverso una piattaforma digitale in continuo aggiornamento su cui sarà possibile trovare le canzoni da scaricare, dei video di presentazione dei vari street artist e del loro lavoro ed altri contributi speciali».

«Walk the Line — spiega Emanuela Caronti della piattaforma interdisciplinare Linkinart, tra i capofila del progetto — nasce dalla volontà di far entrare Genova nel circuito internazionale della street art da parte di diverse realtà genovesi che da anni promuovono il fermento creativo locale attraverso musica, arte ed eventi. Contemporaneamente si vuole far scoprire Genova attraverso un percorso artistico e musicale, che vedrà coinvolti street artist e musicisti provenienti da tutto il mondo, in un costante confronto tra paesi e arti differenti unite nella loro essenza urbana».

La campagna di crowdfunding legata a Walk the Line ha già raggiunto, e superato, i 2mila euro previsti come budget minimo, ma — come leggiamo nella descrizione del progetto — «la produzione del disco “Walk the Line OST” non sarà a carico di questa operazione: i Magellano chiedono fondi per portare da ogni parte del mondo l’arte pubblica a casa loro, in modo che possano ispirarsi loro per fare questa colonan sonora ma soprattutto in modo che gli occhi dei genovesi e dei viandanti si possano riempire di bellezza ogni volta che passano sotto questa strada. I soldi servono per pagare l’arte pubblica».

E cos’è l’arte pubblica per i promotori di Walk the Line? «Uscendo dai tradizionali circuiti dell’arte — riflette Caronti — da sempre la street art è portatrice di messaggi diretti ed effimeri allo stesso tempo, proprio per i luoghi in cui spesso decide di esprimersi. E da sempre esiste una urban culture fatta di contaminazioni che vede la musica protagonista. Walk the Line vuole mantenere queste origini manifestandole in un progetto pubblico e condiviso: dall’amministrazione con cui ci si interfaccia costantemente; dalle persone che contribuiscono nella campagna di crowdfunding; dagli artisti che donano la loro arte alla città; dalla comunità che fa propria l’arte riconoscendosi in essa e di conseguenza nello spazio pubblico. Tutto ciò,  messo a sistema, rappresenta la nostra idea di arte pubblica: l’insieme delle azioni che portano alla riscoperta degli spazi del quotidiano attraverso riflessioni e dibattiti che guardano ad un’altra idea di città».

In concreto, i soldi raccolti attraverso Ulule permetteranno la realizzazione, a partire dall’autunno di quest’anno, di due nuovi piloni a cura di un artista italiano e un artista straniero, «con djset e block party per festeggiarne la conclusione».

Perché è stato scelto il crowdfunding? «Per la valenza collettiva che rappresenta in un momento storico in cui regna spesso l’individualismo a fronte di una mancanza si senso di appartenenza comunitaria ai luoghi e soprattutto agli spasi pubblici e/o abbandonanti della città», spiega ancora Emanuela Caronti. E perché proprio Ulule? «Ci siamo imbattuti in Ulule grazie a dei nostri collaboratori e amici — racconta FILOQ dei Magellano — e ci è piaciuto lo spirito ed i progetti che presentava. Ci ha dato la possibilità di usare lo strumento Hello Play per sostenere il progetto, e che ascoltare musica generi risorse per l’arte ci sembrava una cosa bellissima».

Questo articolo è stato realizzato da LoudVision in collaborazione con Ulule

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