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“Registrato in una vecchia chiesa di Duluth, Minnesota, e missato in un appartamento a Hollywood, California.”.
Così parla Alan Sparhawk, cantante e chitarrista della band statunitense, riguardo a “C’mon”, l’album dal titolo più breve della storia dei Low.

Dieci brani per la maggior parte lenti e sofisticati, dove i cori hanno la meglio e gli arpeggi di chitarra elettrica si fondono con il basso sottostante.
L’accostamento e l’alternarsi della voce femminile e di quella maschile creano una sorta di dialogo che si spande lungo l’esecuzione, guidato dal portamento elegante della batteria e dagli strumenti che man mano si aggiungono nel percorso.
In tutto ciò, le liriche si concentrano sui temi dell’amore e dell’individuo, come in un gospel rivisitato in chiave alternativa.

“Witches” ha un non-si-sa-cosa che richiama lo stile dei R.E.M., nonostante la presenza del banjo interrompa la connessione con il gruppo di Stipe e soci.
La voce del frontman, in generale, ha leggermente a che fare con Pall Jenkins, cantante di The Black Heart Procession; di conseguenza, coloro che già apprezzano tali influenze non avranno da ridire su questo LP.
Si spera.

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