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Luca Argentero presenta il progetto MegaTube

In un vortice ormonale da parte di (quasi) tutte le colleghe giornaliste presenti, al Giffoni Film Festival si attende l’arrivo di Luca Argentero.

Concorrente della seconda edizione del Grande Fratello, poi conduttore televisivo, ora attore che comincia a scegliere con oculatezza i progetti ai quali partecipare. Sempre sbagliato calare dall’alto dei pregiudizi prima di toccare con mano: Argentero, alla fine della mezz’oretta scarsa di conferenza stampa, si dimostra persona intelligente e autocritica. Si schernisce davanti all’appellativo di “sex-symbol” affibbiatogli dal moderatore Tonino Pinto, storico volto e voce della Rai d’antan, che c’intrattiene dal primo giorno nell’attesa delle varie celebrità con aneddoti sulla Magnani, sulla Loren, su Pasolini, insomma sugli storici protagonisti del cinema italiano, da lui incontrati e conosciuti anche nel privato.

Le colleghe si erano coordinate per un “sei bellissimo” da far partire all’ingresso in sala del bel Luca, ma, forse per un rigurgito di professionalità perduta o di senso del pudore, la cosa non avviene e si va a cominciare.

Quanto è stato importante per la tua carriera cinematografica Ferzan Ozpetek, uno dei primi a credere nelle tue doti recitative?
Ho iniziato con Cristina Comencini, poi è arrivato “Saturno contro” con Ferzan. Credo proprio che si siano consultati, che Ozpetek abbia chiesto a Cristina se poteva, in un certo modo, fidarsi. Al suo assenso convinto non ha più avuto alcun dubbio.

Cosa pensi e cosa sai del Festival di Giffoni che ti sta ospitando?
Pensa che io ho incominciato la mia carriera post-GF proprio qua, facendo l’intervistatore per una striscia quotidiana dal Festival su “Sky Cine News”. Sono molto legato a Giffoni.

Cosa ti senti di consigliare ai giovani attori che vogliono intraprendere il tuo mestiere?
(La domanda è di una giovane giornalista della Masterclass e quando Argentero capisce di trovarsi davanti a una critica in erba l’appella con un ironico “Tu un giorno mi stroncherai”, causando l’ilarità della sala, n.d.r.)
Io non ho avuto insegnanti, ho rubato ai registi con i quali ho lavorato, accumulando “ore di volo”, per così dire, per ogni mio nuovo film mi porto dietro l’esperienza dei precedenti. Proprio ieri ho chiuso l’esperienza su un set, con quel misto di sollievo e tristezza che causa l’ultimo ciak, che chiude un percorso che fai insieme a tante gente, dalla quale impari comunque, sia nel bene che nel male.

Lei ha una piccola casa di produzione. Come si rapporta e cosa pensa, invece, della distribuzione cinematografica italiana?
Come rispondere a questa domanda senza perdere il lavoro? In Italia oggi abbiamo poche sale, e l’abitudine di andare al cinema sta svanendo sempre più, soprattutto d’estate. In Francia, ad esempio, ha presentato recentemente un film ad agosto e sia la sala dove eravamo noi sia le altre di quella multisala erano strapiene. Impariamo da loro: hanno un sistema protezionista verso le produzioni nazionali, che devono essere presenti nelle sale non al di sotto di una percentuale obbligatoria. Per i film stranieri, invece, si destina una parte del costo del biglietto proprio alle opere prime e seconde degli artisti francesi. E’ un sistema che funziona, dobbiamo imparare da loro, che hanno una cultura cinematografica più radicata. Io sono un piccolo produttore, ed è una guerra continua, mi hanno chiesto dei soldi anche per distribuire nelle sale un mio prodotto: mi sono sdegnosamente rifiutato, anche perché la società non avrebbe retto l’esborso e, a meno di un successo in sala clamoroso ma impossibile da pronosticare, sarebbe fallita. Negli anni Sessanta e Settanta c’era meno offerta televisiva, la gente andava al cinema d’abitudine. Un vecchio produttore mi ha detto che un tempo con un successo ti potevi permettere cinque insuccessi, oggi è il contrario, ci vogliono cinque successi per potersi permettere un insuccesso. E quindi, per chiudere, non si rischia mai, si punta all’incasso sicuro: stesse storie, stessi attori negli stessi ruoli, stesse tematiche.

Quale film hai finito di girare ieri?
Il secondo film da regista di Edoardo Leo. Quattro amici 40enni decidono di aprire un agriturismo, un mafioso arriva a chiedere il pizzo, loro lo stordiscono con una “palata” e lo sequestrano in cantina. Gli sviluppi saranno esilaranti.

Lei in Tv ha fatto di tutto comprese le due forme televisive di maggior successo degli anni 2000, i “talent” e i “reality” show. Quale preferisce? Quali le principali differenze?
Sì, ho fatto un reality e poi ho fatto il giudice ad “Amici”, quindi anche un talent. Il talent è una roba con una sua dignità. Ha preso il posto dei vari Castrocaro, Festivalbar, Disco per l’Estate. Credo che questi show canori e non solo, come nel caso di “Amici”, abbiano, spero definitivamente, soppiantato i reality nei gusti della gente. Che si è stancata, probabilmente, di vedere gente stravaccata sul divano.

Prossimi progetti televisivi di fiction, invece?
Ho girato “Ragion di Stato” di Marco Pontecorvo, andrà in onda in autunno. E’ una spy story, anche con punte di action, ma alla fine siam pur sempre in Italia, quindi alla base di tutto c’è una storia d’amore. Una sorta di “Homeland” de noantri.

Ci parla del progetto MegaTube, di cui è tra i finanziatori?
MegaTube è un contenitore con il meglio della produzione televisiva, un avanzamento dell’on demand, una specie di “best of” di tutto quello che viene caricato su YouTube. Qualcuno cerca di selezionare nell’immenso mare dei video caricati, cerca di operare una selezione, perché caricare lì è un po’ come buttare una goccia nel mare. Noi abbiamo una grande attenzione verso i creatori, verso i produttori di contenuti. Il nostro portale è già online, e stiamo cercando di farlo conoscere. Da stamattina, ad esempio, è su MegaTube la quarta puntata di “Ragazze con una certa cultura”, una webserie fortissima. Il nostro orgoglio, comunque, è la presenza del cinema non di prima visione, con uno streaming legale e gratuito. Durante il film ci sono delle interruzioni pubblicitarie, e noi riusciamo a pagare i detentori dei diritti. Un produttore al quale chiedevo accesso alla sua “library”, poco tempo fa, mi diede del folle, «Tu vuoi mettere i miei film su Internet», mi disse. Io gli ho risposto che i suoi film su Internet ci sono già, io voglio solo fargli avere qualche soldino.

Davvero interessante l’esposizione di questo progetto, che non conoscevo. Un tentativo di andare verso i modi di fruizione che la gente richiede, senza impantanarsi in inutili diatribe sull’illegalità del peer-to-peer, ormai davvero anacronistiche. Un ragazzo che usa il suo successo e i suoi guadagni (anche) per produrre e lasciare un segno, per migliorare il sistema di fruizione del mondo dell’audiovisivo di cui fa parte. Dite la verità, ve lo aspettavate?

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