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Luca Bash: Oltre Le Quinte, il nuovo disco brano per brano

 

Parola al cantautore “indie” Luca Bash che del pop d’autore italiano mescola gusto e mestiere, arrangiamenti e istinto per un disco che non strizza l’occhio alla bellezza industriale da main stream (per quanto ne avrebbe le carte), ma lascia che sia l’emozione e l’incontro delle persone a dominarne l’ascolto. “Oltre Le Quinte” è un disco suonato, volutamente “randagio” e impressionistico. Un lavoro che mette insieme i collaboratori di una vita con cui Bash ha condiviso musica e palcoscenico. Un lavoro che troviamo anche in lingua inglese con il titolo “Keys of Mine”. Intanto Luca Bash racconta questo disco nel nostro consueto appuntamento con il track by track.

Luca Bash, “Oltre le quinte” brano per brano

Dietro Le Quinte

“È un cantautore ormai grande, diventato tale in poco tempo. Il premio del seguire chi gli ha insegnato che il profitto segue logiche d’industria e non artistiche. Ma, di fronte alle scale per un nuovo palcoscenico, sempre lo stesso, decide di cantare quello che scrive nella sua camera, da solo, e non ciò che è stato scritto per essere quello che è poi diventato. Sceglie di cantare ciò che di più intimo ha e ciò che segretamente è, con una sola richiesta per la folla, mai così sua: di accettare di entrare nel suo mondo, anche solo per un attimo per conoscerlo davvero”.

Giorni Così

“Un paradosso, che ha la pretesa di dimostrare per assurdo. Di sera, dopo lavoro, nella sua casa vuota. Apre il PC, sul suo social network preferito, a vedere chi c’è nell’agorà del nuovo millennio. Scrive un post e, passando da una pagina all’altra, monitora i relativi likes, commenti, magari condivisioni. È strana la felicità di vedere i cenni e gli apprezzamenti, i pareri e le battute… e sente che manca qualcosa. Allora chiede chi c’è per una birra… ma tutti hanno da fare. Un gran buon motivo per dire “no, grazie”. E si stupisce del pensiero di cosa darebbe, in realtà, per una sana sbronza con un amico, pazzo come lui”.

Il Tuo Domani

“È la canzone cantata da un genitore al suo bambino o bambina, quando ormai già dorme. Non è una ninna nanna, ma un’eredità che solo l’amore di un genitore può dare e solo nei sogni d’infanzia forse potrà capire. 
Il testo si sposa sia alla mamma che al papà, per un bambino o una bambina. È scritta in un linguaggio musicale complesso, che si esplica in una melodia semplice. Per questo è una misto tra un tempo in 7/8 e 4/4 e per questo è cantata in duo”.

Paradise Bar

“Lui è disperato. Lavoro uno schifo, l’amore peggio, con Eros che si diletta nello scoccare ricordi come dardi di metallo arrugginito. Arriva al “Paradise Bar”, dove decide di darsi all’alcool come ormai fa da un po’. Il barman decide di aiutarlo con un cocktail speciale: ti fa morire per un attimo, consentendoti di osservarti dall’alto… ma chi beve non sa che è momentanea la cosa. L’obiettivo è banale: darti la vera misura delle cose, e del valore della vita”.

Tu Non Sai

“Sono stato balbuziente per 15 anni della mia vita. In un mondo dove la comunicazione è la via della serenità, e dove il come conta più del cosa, questa malattia la considero una delle peggiori possibile, considerando che viene usata come carta sicura per una risata che uno sceneggiatore comico si vuole assicurare. Io sono guarito da solo, senza aiuto capendo una cosa: un problema psicologico viene distrutto se con sincerità sei pronto a prenderti in giro per primo, deridendoti di cuore e accogliendo chi non sa. Questa è stata la mia cura, ed ha funzionato. E non ho un solo motivo per non diffonderla”.

Come il Sole

“Lei non sorrideva pienamente. Non mostrava i denti. Ogni foto oscurava ciò che invece nient’altro è che l’esplosione dell’anima: il sorriso. Aveva denti sgraziati. Di cui vergognarsi, inconsciamente o meno. Ma cosa porta ad un simile comportamento? E davvero così importante il modello di bellezza che oggi viene venduto ed elargito senza che sia realmente richiesto? E ci si accorge che il mondo in realtà ammira la luna, ispirandosi a lei e al suo pallido romanticismo senza realmente realizzare che lei stessa vive della luce riflessa di un’alba, che nient’altro è che il sorriso del sole”.

Nu Shu

“Pensi alla libertà, e ti vedi urlare Mel Gibson pittato di blu in faccia mentre urla quanto coraggio dà l’odiare una catena. Poi ti guardi in giro e osservi persone schiave di tante cose: immagine, giudizio, likes, oggetti, scarpe, lussuria. Eppure sembrano libere. Ma la libertà, quindi, è veramente uno stato politico o civile? Se penso alla libertà penso al Nu Shu, la lingua delle donne cinesi dell’Hunan, tra 1000 e 600 anni fa. A loro era vietata l’alfabetizzazione. Troppo rischioso, forse. E quindi, tra loro, svilupparono una lingua, scritta e parlata, che si tramandavano da madri a figlie, da figlie a nipoti. Gli uomini non potevano capirle, e loro, seppur schiave, si sentivano libere. Perché? Forse perché, in fondo, la libertà nient’altro è che provare la dignità di vivere in quello che vogliamo nascondere, tra quei segreti che nessuno ci può strappare e nella volontà di essere noi stessi con coloro che di sicuro avranno cura di quello che sentiranno”.

Candide Bugie

“Un Paradosso, che nasce da una logica forzata, per descrivere un fatto: se una persona ti ama veramente, la verità a tutti i costi è diretta conseguenza dell’amare realmente. Ma purtroppo, quando si ama, spesso ci si trova di fronte a bugie bianche, quelle realtà massaggiate per rendere la verità commestibile. La scusa che diamo a noi stessi è proteggere chi amiamo, ma in realtà stiamo solo proteggendo noi stessi e la reale matrice dei nostri pensieri. E a questo punto vedi che l’indifferenza di un estraneo, e il suo strumentalismo prevedibile e riconoscibile, sarebbe più vero ed innocuo di una candida bugie, che brucia senza scottare. E, seguendo il paradosso, alla fine, ti ama più lui che ogni altro”.

Tre e Non Più tre

“Oscar Wilde descrive l’assenzio in un modo bellissimo: “Dopo il primo bicchiere, si vedono le cose come si vorrebbe che fossero. Dopo il secondo, si vedono le cose come non sono. In fine, si vedono le cose come realmente sono, e questa è la cosa più orribile del mondo.”

In sintesi, oltre allo spiegare perché l’assenzio fosse una tale fonte di ispirazione per i poeti maledetti, evidenzia come il rimuovere quegli schemi in cui siamo cresciuti ci fa vedere realmente la realtà in cui viviamo. E la crudeltà e ferocia con cui questa realtà si porrebbe agli occhi è devastante. Richiamando il concetto del “1000 e non più 1000”, tre bicchieri di assenzio per l’umanità ne rappresenterebbero la triste fine, vedendo in un sospiro ciò che realmente ospita i nostri sogni”.

Dr. Hyde

“Stevenson aveva torto secondo me. Quando scrisse Jakyll & Hyde, fondava il suo costrutto sulla teoria del bene e il male dentro ognuno di noi, i quali vivono in equilibrio precario, ma facce della stessa medaglia. Non credo sia così. Se una persona mente, anche solo una volta, vuol dire che è capace di mentire. Se uccide, anche solo un volta, è capace di farlo. Se in un litigio dici una cosa che non avresti mai detto, sei comunque capace di pensarla e dirla. E’ la capacita che descrive la persona, non la media delle sue azioni.
Se vogliamo descriverci e valutarci, non dobbiamo vedere quello che siamo normalmente, ma ciò che siamo quando la maschera dell’educazione e della rispettabilità che ci siamo costruiti cade. Noi siamo Hyde. Jakyll è la nostra maschera con cui troviamo posto nel mondo. La conclusione è fondamentale: se vogliamo migliorare, la via è analizzare ciò che siamo senza maschera alcuna, evitando di dare la colpa al diavolo di turno”.

Swing Lover

Un amante, un latin lover, una persona sola. La sua evoluzione passa dal galletto del liceo, all’aitante giovincello, all’affascinante uomo, fino all’anziana paura della solitudine. E solo alla fine percepisce che la sua non è stata la voglia di sentirsi vivo, mentre inseguiva amori fugaci e passione ardente, ma la necessità di fuggire dalla conseguenza più bella di amare una persona, che null’altro è che sentirne visceralmente la responsabilità. E, forse, la comprensione che di fatto non ha mai saputo profondamente vivere”.

L’Idiota

“Chi è l’idiota del nuovo millennio? Una volta si confondeva con l’ignorante, con colui che la cultura non aveva potuto mai sviluppare la sua intelligenza di interpretare cosa avveniva intorno a lui. Oggi, con la disponibilità di informazioni e la media innalzata di cultura di base, questa definizione non calza più. E allora chi ha ereditato il suo scettro? Oggi l’idiota è una figura molto diffusa. Lo vedi combattere per opinioni di altri senza essersi informato, lo incontri mentre ti riferisce di una notizia che mai ha appurato, lo scorgi mentre urla concetti non suoi, che neanche si è posto il problema di capire. È di fatto una chitarra senza corde, che riverbera quanto entra nella sua cassa senza tono o intenzione. E’ schivo di un eco, effetto che si manifesta tendenzialmente in luoghi vasti e terribilmente vuoti, e, per questo, freddi”.

Al Posto Mio

“L’eutanasia. Discorso tosto. Beh, analizziamo le due fazioni: la prima prima metà della canzone) sostiene che nessuno merita di vivere per forza, anche quando la sfortuna ti ha debilitato a tal punto da dover pregare mefistofele. La seconda (seconda metà del brano) invece vede come il togliere la vita un diritto puramente divino, e pertanto sostiene che nessuno ha il potere di staccare la spina della vita.
Beh, alla fine, a pensarci bene, hanno ragione entrambi. Se fai parte della prima, morirai quando decidi tu. Se della seconda, quando decidi che non puoi decidere tu. Non capisco perché, a questo punto, non si dà il diritto ad ognuno di decidere quello che vuole. Viviamo in un mondo fatto di regole. Alla fine la speranza è che almeno cosa fare della nostra vita resti una decisione solo nostra… almeno quella”.

Per Non Dire No

“La lussuria e l’amore. Desiderano abbracciarsi, ma puntualmente ognuna va per gli affari propri. Un uomo, padre e marito, vede un corpo di donna che lo stimola a tal punto da mettere da parte tutto e cedere all’istinto di inseguire il suo ardore. Ma perché non riesce a dire di no? Cosa gli consente di cancellare tutto quello cha ha costruito in un attimo? Amore e Lussuria, il sogno e la sua benda. Alla fine essere umano probabilmente significa sentirsi grandi nel risolvere i propri errori, e non sacrificarsi nel migliorare. E questo, ahimè, si nota dappertutto”.

Controtempo

“È così fondamentale unire l’arte e l’industria? Una volta ho sentito una cantante famosa dire che avrebbe desiderato che la musica rimanesse un suo hobby. Ok, facile da dire nella sua posizione, ma, in fondo, credo sia vero. L’industria ti costringe ad andare secondo il tempo dettato dalle mode, gusti, regole di entertainment. L’arte tendenzialmente, per sua definizione, se ne dovrebbe fottere. L’entertainer entra nelle case degli spettatori per dare loro ciò che si aspettano. Un artista ti invita a casa per mostrarti come vede il mondo con i suoi occhi. L’industria batte il tempo del profitto. Forse l’arte merita allora di andare controtempo”.

 

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