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Luca Miniero e il cast presentano La scuola più bella del mondo

Nel suo nuovo film, “La scuola più bella del mondo“, Luca Miniero racconta il mondo della scuola (qui la nostra recensione).

Per l’incontro con la stampa, attori (Christian De Sica, Rocco Papaleo, Miriam Leone) e regista si sono prestati a rispondere a domande più o meno serie. Ma tutte concentrate sul tema principale: lo studio, l’insegnamento, i banchi, tra attualità e ricordi.

Che ricordi avete del periodo scolastico? Com’era?
Christian De Sica: Bello, ho proprio dei bei ricordi. Prima di tutto perché avevo compagni di scuola fantastici: Carlo Verdone, Antonello Venditti, Filippo La Porta… e ovviamente io! E, nonostante ci bocciassero sempre, imparavamo tanto da loro: i dialetti, come si muovevano, come parlavano. Lì iniziammo ad osservare, gettare le basi per quello che poi saremmo diventati.

Luca Miniero: Era tutto molto bello, per quanto a quei tempi la scuola napoletana fosse un po’ “sgarrupata”, mi piaceva. Anche perché quando hai dodici anni non conta tanto la struttura scolastica, quanto gli amici.

Miriam Leone: Ho ricordi differenti per ogni fascia d’età. Durante gli anni del liceo, ad esempio, non potevo saltare neanche un’ora di lezione perché mio papà insegnava nello stesso istituto che frequentavo io.

Parlateci dei vostri personaggi.
C. De Sica: Il mio è un preside pignolo anche se è un brav’uomo. Ma è competitivo, bigotto, classista, razzista. E quando incontrerà il personaggio di Rocco Papaleo imparerà l’amore per l’insegnamento, per il rispetto. Comprenderà che alla fine siamo tutti uguali – come diceva mio padre in “Miracolo a Milano” – “tutti quanti abbiamo cinque dita”.

M. Leone: La “mia” Margherita è un po’ imbranata, inadeguata. Non ha mai ricevuto un’educazione sentimentale. È molto studiosa ma non ha vita privata. Tanto che anche di notte ha lunghe conversazioni col preside Brogi sullo scambio culturale che stanno organizzando. Ma grazie all’arrivo del gruppo napoletano, finalmente anche lei si scioglierà.

Rocco Papaleo: Il professor Gerardo Gergale, per gli amici Jerry, si fa i fatti suoi, dorme anziché insegnare e sogna le sue immeritate ferie ad Ischia. Ma dopo questo viaggio cambierà molto anche lui…

Che differenze ci sono tra i ragazzi toscani e quelli napoletani?
L. Miniero: Sono tantissime! Spesso si dice che nei miei film io racconti dei cliché, ma quando mi trovo sul set capisco quanto non lo siano. I ragazzi toscani sono diffidenti all’inizio. E, a dispetto di quel che si possa pensare, i napoletani si chiudono e fanno gruppo, mentre gli altri sanno accogliere più facilmente. Alla fine del film, comunque, hanno tutti provato forte nostalgia al pensiero di doversene andare.

R. Papaleo: Personalmente tengo molto al tema del meridione. E vederlo in modo così evidente, nel lavoro di questi piccoli professionisti, spinge a fare sempre di più, vivere con passione il proprio mestiere.

Alcuni del cast si conoscono già da tempo, anche perché hanno lavorato insieme in alcuni dei tuoi film. Cosa pensi di questa loro nuova prova?
L. Miniero: Sono fantastici. Li ho scelti per le loro capacità di essere sia comici che emotivi, visto che nel film c’è anche una storia d’amore che si intreccia…

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