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Luca Turilli’s Rhapsody: Un nuovo inizio

Luca Turilli è il chitarrista e compositore della storica epic metal band italiana dei Rhapsody, poi Rhapsody Of Fire. Qualche tempo fa ha mollato il gruppo per lanciare il suo progetto personale a nome Luca Turilli’s Rhapsody. LoudVision lo ha incontrato nella hall di un hotel milanese: ne è venuta fuori una lunga intervista che spazia dalla carriera personale di Turilli, al suo modo di intendere la musica fino al primo disco della band, l’ottimo “Ascending To Infinity”. In coda l’intervista con Alessandro Conti, il cantante della band.

Ciao Luca. Cominciamo subito a parlare di Alessandro, il cantante che ti sei scelto.
Alessandro è stata la scoperta dell’acqua calda! È stato il grande acquisto della nuova band. Ancora la scorsa estate io non sapevo che fare e mi era stata offerta la partecipazione a un progetto in stile Avantasia. Partecipavo all’ultimo tour coi Rhapsody Of Fire e Fabio Lione sapeva che cercavo un cantante italiano per questo progetto. È lui che mi ha parlato di Conti, che a suo dire ricordava il Michael Kiske dei tempi migliori. Io ho iniziato ad amare il metal proprio grazie agli Helloween e mi sono innamorato subito della voce di Alessandro. Ma per me non era abbastanza: gli ho chiesto di cantare spaziando dalle canzoni dei Rhapsody a Celine Dion, Al Bano, Queensryche, Renga… Alessandro è una gemma del panorama italiano.

Parlaci dell’assetto della band: è stabile o l’obiettivo è quello di un progetto?

Non si parli di progetto! Ho addirittura abolito la mia attività solista per dedicarmi esclusivamente a questi nuovi Rhapsody. Parlerei piuttosto di superband, perché il feeling c’è stato da subito e siamo una famiglia.

Come è stato gestito l’utilizzo del brand Rhapsody tra te e la vecchia band?

Per me era importante promuovere il nuovo album innanzitutto come Rhapsody, perché lo split si basava sulla divisione del nome tra me e Ale (Staropoli, ndr) in maniera completamente amicale. Dello split si parlava da tanto tempo, ma volevamo assolutamente finire la saga e chiudere quel ciclo artistico. Nessuno voleva rinunciare al logo e, per amicizia, volevamo dare la possibilità a entrambi di andare avanti col nome Rhapsody col 50% delle possibilità di business. Ma ci sarà sufficiente differenza artistica per giustificare l’esistenza delle due band. Ovviamente sono stato “costretto” ad aggiungere qualcosa (il nome, “Luca Turilli’s Rhapsody”): mi sono ispirato a Tobias Sammet’s Avantasia.
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I testi del nuovo disco hanno qualcosa a che fare con la saga dei Rhapsody/Rhapsody Of Fire?

Assolutamente no. Per me è stato importantissimo, una volta chiusa la saga (la “Emerald Sword saga”, ndr), potermi isolare dal settore fantasy come qualcuno lo intende. Nel senso che la saga era una storia seriamente fantasy, che puoi immaginare rappresentata sul grande schermo come “Il Signore Degli Anelli”. Ma allo stesso tempo, la difficoltà stava nel creare attraverso il simbolismo una storia parallela riferita ai fatti di cronaca moderna. Mi piaceva parlare di cronaca attraverso il mondo fantasy: ora posso farlo in maniera diretta e ne avevo proprio bisogno. Nelle canzoni dei nuovi Rhapsody affrontiamo gli argomenti più disparati. Nel disco c’è per esempio il mini-concept legato alla science fiction, di cui anche Alessandro è un grande fan. Tutto sempre legato alle domande che una persona sensibile può porsi: da dove vengo, perché sono qui, ma dove vado… Le domande base da cui poi sorgono altre domande, per le quali qualche spiegazione si può trovare nella scienza, nel paranormale, nei misteri del cosmo. Anche Tuomas (Holopainen, ndr) dei Nightwish, nei suoi album, affronta diversi argomenti nello stesso disco.

Prendiamo la nuova canzone “Luna”. È una traccia abbastanza anomala, anche per i canoni dei Rhapsody, no?
È una cover di un pezzo del tenore Alessandro Safina, che in Italia non ha avuto tanto successo quanto all’estero. Questa canzone io infatti l’ho sentita in Francia, dove è entrata anche nelle classifiche nazionali. Dopo aver conosciuto le abilità di cantante di Alessandro, ho voluto farla. Doveva essere una bonus track e per questo lo stile è un po’ differente, anche se l’abbiamo riarrangiata; al suo posto doveva esserci “Fantasia Gotica”, ma che alla fine non abbiamo inserito per problemi di tempo e di mix.

Nel disco l’uso della lingua italiana è massiccio…
Ah sì! Per me usare l’italiano e avere un cantante di lingua italiana rende le cose più facili per entrambi. Posso esprimere alcuni concetti in maniera molto più diretta che con l’inglese. L’italiano che usiamo noi, come in “Tormento E Passione”, è una lingua più ricercata, che varia tra diversi livelli di espressione. In alcune canzoni è più vicino all’italiano pre-rinascimentale: io sono un appassionato di Dante e dell’evoluzione della lingua. Mi piace usare quest’italiano che “varia”, qualche canzone può risultare più enigmatica grazie all’uso di questo italiano un po’ antico. Noi poi veniamo dall’italiano “epico” che è sempre stata la base dei Rhapsody: Al Bano, Massimo Ranieri, Mattia Bazar, i Canzonissima anni ’60, quelle orchestre incredibili… sono alla base di canzoni come “Lamento Eroico” dei Rhapsody.

Stai andando avanti col tuo corso di chitarra neoclassica?
Più che mai. Io insegno proprio un tipo di chitarra diverso da quello che ti puoi aspettare, il neoclassico, ispirato a Jason Becker, Yngwie Malmsteen e Marty Friedman. Mi piace questo “ethnic element” che si può trovare all’interno della loro espressione chitarristica. Comunque, io mi sento più compositore che chitarrista, io respiro e vivo attraverso le canzoni. Roberto De Micheli, il chitarrista che è stato scelto per sostituirmi nei Rhapsody Of Fire, è molto più bravo di me. Eravamo compagni di banco alle scuole superiori e porterà nella band tantissima tecnica a livello chitarristico. Per me ogni canzone è un piccolo inno alla vita e ogni sezione di composizione comprende pianti, lacrime e così via. Anche ieri, che ho ascoltato l’album dall’inizio alla fine perché dovevo preparare l’edizione in vinile, mi sono emozionato, parecchio. Vorrei che due o tre persone dall’altro capo del mondo si potessero emozionare allo stesso modo.
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C’è che dice che il nuovo album ricordi i primi dei Rhapsody.

Questo non so se è vero e neanche io posso dirlo, perché i suoni sono totalmente diversi dopo 15 anni. Io e Alex componevamo sulla tastiera, non al computer. Però c’era quella passione, quell’enfasi di iniziare qualcosa di nuovo che ho anche adesso. Adesso i suoni sono nettamente migliori, sembra che veramente suoni l’orchestra e io adoro suonare la tastiera e comporre per l’orchestra.

Ti va di rievocare i motivi della separazione dai Rhapsody Of Fire?

Non c’è un motivo. La questione non è lo split, è quanto siamo riusciti a resistere senza procedere allo split. Quante band, nel business della musica, resistono così a lungo mantenendo il cantante e i due compositori principali? Adesso siamo sicuramente più amici di quando lavoravamo insieme, negli ultimi tempi. Queste succede anche nelle migliori famiglie, non era possibile altrimenti. Proprio l’amicizia è stata alla base della possibilità di procedere con due “Rhapsody band”. È stato un dispiacere, ma “two Rhapsody is better than one”!

Vi vedremo in tour?

Ma certo. A novembre ci sarà questo tour incredibile, il più lungo mai realizzato. Altro che progetto, in questa band io credo ciecamente. Siamo un famiglia, con Alessandro e Dominique e Patrice che mi hanno seguito naturalmente dopo la spilt, col nuovo batterista Alex Landenburg. Avremmo voluto tenere Alex Holwarth, ma si è rivelato semplicemente impossibile: andiamo in tour per quattro mesi in Europa e nel resto del mondo e i Rhapsody Of Fire non dovrebbero farlo e poi viceversa… improponibile, l’abbiamo capito. Era normale che Holwarth continuasse con loro perché c’è suo fratello (il bassista Oliver Holwarth, nda) che suona all’interno. Alessandro conosceva Alex Landenburg perché era il batterista degli Stratovarius durante un tour coi Trick Or Treat. Io l’ho conosciuto attraverso il nostro ingegnere del suono: una persona fantastica che non fuma, non beve, tecnicamente bravo. Il nome del tour sarà “Ascending To Infinity Cinematic World Tour”; la parola “cinematic” c’è perché vogliamo presentare ai fan qualche sorpresa a livello visivo, grazie alla collaborazione con la Dream Day Media, responsabile del video del singolo “Dark Fate Of Atlantis”.
[PAGEBREAK] Alessandro Conti è il frontman degli assolutamente non disciolti Trick Or Treat, anche se – lo sa bene – l’abbinamento con Luca Turilli può schiudergli nuove prospettive di carriera. Risponde alle domande di LoudVision con l’abituale giovialità, anche se l’ora di cena è già scoccata da un pezzo.

Ciao Ale. Come ti sei trovato con le registrazioni di “Ascending To Infinity”?

Effettivamente abbiamo spaziato molto, anche come range e approccio vocale. Ci sono un paio di brani totalmente lirici, altri un po’ più graffianti. Penso che sia giusto, perché l’approccio che ho usato con la mia voce negli anni, sia facendo le cover all’inizio che negli album dei ToT, era lo stesso.

Sei stato coinvolto anche nella stesura dei pezzi?
No, perché Luca ha scritto tutte le musiche e i testi. Il mio contributo semmai è a livello di arrangiamento finale, nell’esecuzione, scegliendo una linea vocale piuttosto che un’altra. Il lavoro è stato abbastanza facile, nel senso che era già tutto scritto e predisposto apposta per il mio range vocale.

Di solito fai un po’ il cazzaro sul palco. Come la mettiamo adesso, con tutte queste nuove canzoni pompose?
Eh, sarà dura! Scherzo, l’approccio sicuramente è più “serioso”, nel senso di più classico, operistico, pomposo. Nei ToT giochiamo molto con l’approccio scherzoso. Penso che dovrò diventare un po’ borderline.

Come potrai gestirti tra Rhapsody e ToT?
Ci vuole un po’ di sacrificio da parte dei ToT, i ragazzi lo sanno e hanno accettato di buon grado. Fa comunque piacere anche a loro, perché il fatto che io canti in questa band porta a una ricaduta di prestigio e di interesse per una band che all’estero non è ancora molto conosciuta. Per contro, è un impegno che richiede dei sacrifici. Ma ci organizzeremo e riusciremo a combinare tutto. La priorità per il momento sono i Rhapsody, c’è in moto una macchina e una band importante, sicuramente più dei ToT, che sono una band in ascesa ma ancora emergente. Io so già i mesi in cui sarò occupato con Luca, poi si tratta solo di combinare bene le cose.

«Andiamo a cena?» – aggiunge Alessandro.
Andiamo a cena.

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