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Luci accese sugli Unmask

Citano Beckett questi cinque ragazzi romani poco più che trent’enni, e la Sofia di greca (e poi therioniana) memoria, che è il filo conduttore di “Sophia Told Me”, il primo album degli Unmask. Ma, oltre a citazioni colte, la band di Ignazio Iuppa ha molto da offrire, consacrandosi come una delle promesse del nuovo prog rock italiano.

Attivi già dal 2006, e con un EP uscito nel 2007, gli Unmask hanno ricevuto numerose recensioni positive e si sono fatti conoscere nei live club più importanti della capitale, come la Stazione della Birra e il Circolo degli Artisti. Nel 2010, sfornano il primo album, totalmente autoprodotto, e quindi nel più puro spirito della parola indipendente: “Sophia Told Me”.
Registrato a Roma ai Temple Of The Noise, Snakes Studio e Blue Noise Studios e masterizzato a Londra, “Sophia Told Me” si presenta come un’ottima prova di prog metal che si dipana in 10 tracce, tutte collegate dal concept del viaggio interiore e del dialogo con la parte più intima del sé.

Anticipata da un’intro che ricorda vagamente i Machine Head, il CD si apre con il primo singolo estratto, “Be Twins”, che, oltre a presentare un bel gioco di parole nel titolo (gemelli, ma anche “nel mezzo, persi nei tortuosi sentieri della mente”), prosegue poi con un tessuto melodico strutturato e arioso, sottolineato dalla bella voce limpida di Iuppa. “All I Need” rivela l’anima rock più dura degli Unmask, con riff pesanti e grintosi, che sintetizzano il conflitto interiore di cui parla il concept del CD. In “Voice of Hush”, l’atmosfera si fa sofferta e intensa, grazie all’arternarsi del piano e del synth iniziale, e alle sonorità che ricordano gli Opeth e il rock classico. Il pezzo, inoltre, risalta per la compattezza del muro sonoro creato da chitarre e batteria nella parte centrale, che incedono ossessivamente fino alla reprise delle linee vocali sofferte, per poi terminare con i suoni allucinati del synth dell’inizio, e la voce di Sophia che sussurra al vocalist.
Una menzione particolare merita poi “Sleepless Night”, dove il conflitto interiore diventa lacerazione di un io tormentato, espresso dai ritmi martellanti che ricordano (in una bella versione live, disponibile sul sito di Rome Music Live) i Rage Against the Machine, e dalle chitarre distorte allo spasmo.

In generale, quindi, questa band si presenta con un lavoro prodotto molto bene, dall’artwork accattivante e dall’idea di fondo interessante, se non proprio originale. La voce, limpida e nervosa, suona come un gradevole tributo ai Tool, che sembra serpeggiare lungo tutto il CD. Bravi Unmask!

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