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Le Luci Della Centrale Elettrica – Cronache Emiliane Roma Europa Festival

Ho  sempre creduto che la malinconia fosse originaria del Po. E che altrove si trattasse di imitazioni. Io mi sono evidentemente imbevuto di questo stato d’animo”.

Questo pensiero di  Zavattini, tratto dal libro “Fiume Po”, sembra essere la sintesi romantica dello spettacolo – Cronache Emiliane –  che Vasco Brondi (Luci della Centrale Elettrica) e Federico Dragogna  (I Ministri) hanno presentato e interpretato sabato 18 ottobre presso La Pelanda in occasione del Roma Europa Festival.

Un riuscitissimo sold- out per un interessante ibrido. Non un vero e proprio reading e nemmeno un vero e proprio concerto. Ma una perfomance, che si allinea con l’esigenza artistica riscontrata in questo periodo culturale,  che vede la collaborazione di artisti e discipline in una interazione sempre più crescente e sperimentale.

Già, perché i contenuti sono molteplici e la protagonista , “L’Emilia”, burrosa e magnanima nelle fantasie dei più, si presenta attraverso i versi recitati da Brondi, come esile, a tratti algida, avara di sensazioni.

Il suo viaggio verso il nulla – come lo definisce. Un viaggio che parte anche per  gli spettatori  tra  La Terra, l’Emilia, la Luna  con le sonorizzazioni affidate a Federico Dragogna, le fotografie di Luigi Ghirri , fotografo emiliano ed autore, tra le altre, anche delle copertine dei dischi dei CCCP e Lucio Dalla.

Brondi, come un elegante imbonitore dona la sua voce a testi tratti da Verso la Foce . “ E’ un po’ come essere sotto il livello standard del progetto finanziario di vita universale” dice, e andando avanti tra le poesie di Roberto Roversi, Niente di Antico sotto il sole di Ghirri ed Altri Libertini di Pier Vittorio Tondelli si alternano i racconti musicali di Costellazioni (2014, Cara Catastrofe / Gibilterra/ La Tempesta), ultimo disco delle Luci, accurati e pertinenti nella loro versione acustica.

La visione emiliana della nuova generazione, quella che appartiene a Brondi appunto e in un certo senso anche a Dragogna produttore artistico di Costellazioni e “fratello acquisito” del Brondi.

E ancora CCCP, per un salto nel passato con la cover di Amandoti  piacevolmente messa in scena dal duo e di nuovo nel futuro con i testi del lavoro inedito di Vasco Brondi Soprattutto Tu.

L’Emilia, quindi,  generosa si mostra quando insinua nel DNA di chi la vive un gene di genialità, una sensibilità forse maggiore.

Dalla sua terra, come semi prelibati, nascevano ieri e nascono oggi animi laboriosi che si interrogano di fronte a quel nulla. Si interrogano tra i fumi delle fabbriche e i campi arati. Si interrogano su quanto in fondo quel “nulla” possa essere trasformato in Arte.

Nel “tour” di prospettive sull’Emilia attraverso i racconti musicali, fotografici e di prosa , ci si imbatte in una sorta di destino comune che appartiene a tutti, ma proprio a tutti quelli che, rubando le parole a Emily Dickinson, subito sulla porta andranno per non andare più altrove.

Un Emilia punk, felliniana, inquieta, rossa, ghiotta, innevata,spiritosa e sempre accogliente.

Luca Valtorta, al quale è affidata la presentazione del programma di sala, scrive “ [… ]c’è una nuova generazione che queste cose deve raccontarle, che ha il compito di rappresentarsi …” ed in effetti Vasco Brondi e Federico Dragogna sono pronti a raccogliere il testimone; ad usufruire di quella eredità costruita dalle precedenti generazioni artistiche, diventando oggi testimoni a loro volta di una promettente generazione.

 

Scaletta

La Terra, l’Emilia, la Luna
Amandoti
Un bar sulla via lattea
Cercasi Persone
Macbeth nella nebbia
Blues del delta del Po
40km
Le ragazze stanno bene
Quando Tornerai dall’Estero

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