Home > Zoom > Luciano Panama: Piramidi, il nuovo disco brano per brano

Luciano Panama: Piramidi, il nuovo disco brano per brano

Si intitola “Piramidi” questo primo lavoro personale di Luciano Panama dopo una grande parentesi artistica come frontman degli Entourage. Oggi, cantautore della scena indie, ci regala un disco assolutamente interessante ricco di spunti melodici assai incisivi e di carattere. Dal singolo di lancio “Ossa” a brani ancora più efficaci, come il dipinto indie pop dal titolo “Ti Solleverò”. Distorsioni ma anche liriche e testi che poggiano su quel limite assai precario tra il semplice e l’introspezione, tra il messaggio diretto e la dietrologia letteraria e concettuale che tanto piace a chi chiede alla musica un’analisi meno scontata. Luciano Panama con questo esordio dimostra maturità e quella coerenza di stile che non ha abbandonato dopo tutti gli anni in una band, ma che anzi sviluppa con maggiore carattere e aderenza ad un tessuto sociale che mai abbandonerà le fila del santo celebrato pop. Eppure si può essere popolari senza gridare sole cuore amore. Il consueto track by track solo su LoudVision.

Luciano Panama, “Piramidi” brano per brano

Le Ossa

Ripartenza. Necessità. Percorso.
Brano che fa da apripista al disco. Le Ossa: elastiche, resistenti, in continuo rinnovamento, punto di forza, primo impatto nella fisiognomica di un corpo umano, in questo caso del mio nuovo album! Un pezzo rock viscerale ed energico che riprende la forma canzone ma la rielabora, con un testo ed una melodia di voce da cantare a squarciagola. Dentro c’è la voglia di credere in se stessi … in qualcosa di buono. Energia positiva.

“…una storia che diventa una canzone … proviene dal mio ventre, la cassa armonica di casa mia …”

Man

Poesia. Musica. Anarchia.
Secondo brano in scaletta dell’album, si apre con la voce di Gaber che ironizza sul suo essere/non essere anarchico. Scritto al pianoforte, mi ha dato sin da subito l’impressione che potesse raggiungere un pubblico più vasto, per la melodia e le sonorità che mi ricordano il rock anni ‘70 e ’90, in particolare i Beatles e i Led Zeppelin (quest’ultimi nell’interpretazione della batteria). In alcuni momenti del brano compare un “ye ee ye“  che richiama i cori di Cobain, ma il pianoforte riconduce alla canzone della tradizione italiana, Ciampi, Modugno, Tenco, De Andre’, Dalla, Fossati ed altri …

“Riuscirò ad essere un uomo che colora la tua città”

L’osservatore

Riflessione. Cambiamento. Miglioramento.
Una breve introduzione divertente, dove ho usato anche l’armonica a bocca, e si parte! Attacco deciso con chitarra basso batteria e violino. Ci sento un po’ di funky nel groove generale del pezzo, che si sviluppa più o meno con una struttura classica di canzone, e si conclude con un bell’assolo finale di violino di ispirazione classica che, suonato con distorsore ed altri effetti, enfatizza il momento spingendo la canzone al suo apice. Il pezzo si conclude con un esperimento di voci che si mescolano ed alternano in successione per un finale dal sapore corale.

“Parlo di noi adesso e ci credi o no è lo stesso, quello che conta non mente”

Luciano-Panama-PIRAMIDI-copertinaTi Solleverò

Forza interiore. Onestà. Coraggio.
“Io che canto le canzoni delle stelle, di questa casa, di questa strada”. Il brano numero 4 dell’album introduce alla seconda parte del disco. Un intro con chitarra acustica conduce verso un’atmosfera blues di stampo Jesus Lizard e dintorni. A seguire voce, basso e batteria completano questa prima parte. Poi arriva l’apertura con le chitarre distorte che si pongono in primo piano insieme alla batteria, che alterna ritmo e pause in levare, imprimendo una maggiore forza espressiva al brano. Focosa la pasta sonora di tutto il pezzo, mantiene la tensione giusta per tutta la sua durata! Nella seconda parte un assolo di voce e sembra che a tratti compaia Mark Lanegan, ma che canta nell’ottava superiore. Il finale con basso e batteria che suonano molto decisi… e il blues riparte!

“Io che scrivo tutto sulla pelle”

Come Aria

Incontro. Emozione. Trasformazione.
Di questo brano vi parlo attraverso un “estratto” del suo testo. Quando ascolterete l’arrangiamento sentirete l’aria scorrere sulla punta del vostro naso! “… Tu sarai la mia più grande invenzione! Come aria che si respira al tramonto Come aria che si trasforma nel tempo Come aria delicata soffice piacevole …”

Gente Del Presente

Possibilità. Volontà. Fare.
Arriva nel momento in cui il disco sembra si calmi un attimo. Scritto suonando il piano rhodes qualche anno fa, è il brano che ho deciso di produrre in modo del tutto diverso dagli altri. Il testo è venuto fuori per via del suono del piano, che ha trasportato la mia voce verso quelle parole e quella melodia. L’atmosfera è quella fumosa dei club blues e di certe sonorità post-rock, l’interpretazione della batteria vira proprio verso quel sound, e il piano rhodes insieme all’armonizzazione del basso dettano i ritmi. Il suono e l’idea di arrangiamento di basso mi ricordano Gianni Maroccolo. Mi sono davvero divertito a creare ed incidere questa parte! L’organo, abbastanza distorto e con qualche effetto per amalgamare al meglio il suono e le note con il resto del brano, arriva nei momenti più vivaci, essenziale ma efficace. Il testo parla di “qualcosa che in futuro sarà possibile”, non so esattamente cosa, ognuno di noi ha i suoi sogni, ma bisogna avere il coraggio di affrontare se stessi per spingersi oltre… Il brano si conclude con una coda di rumori ed effetti che si intrecciano creando un’atmosfera surreale.

“La mia loquacità ed il suo rumore che…”

Hey My (all’improvviso)

Responsabilità. Istinto di sopravvivenza. Il senso del rock&roll.
Chiaramente collegato al brano “Hey Hey My My”, scritto e registrato da Neil Young nell’album del ’79 Rust Never Sleeps. Ai primi ascolti mi colpì per due motivi: il primo è il testo, che mi ha fatto pensare sin da subito al senso di un percorso, all’arte come ricerca ed espressione di un proprio linguaggio, al rock e all’onestà intellettuale; il secondo è l’interpretazione, cioè l’idea di incidere due versioni, una più acustica ed intima mentre l’altra più elettrica e distorta.  Questo brano mi ha spinto inoltre ad approfondire la storia del passaggio da Elvis a Rotten, la continuità filosofica e spirituale tra il rock’ n’ roll ed il punk, arrivando alla conclusione che oggi per fare del buon rock and roll o del punk non bisogna né saper ballare il boogie-woogie né farsi la cresta o avere il chiodo e gli anfibi, ma è solo una questione di spirito e filosofia di vita, di libertà da ogni tipo di stereotipo e convenzione.  Il senso del rock and roll sta al centro del significato del mio brano. Il titolo è arrivato dopo aver completato il testo, l’ho scelto solo quando ho capito che Young mi aveva davvero insegnato qualcosa, e non solo attraverso quella canzone. Musicalmente parlando, il riff di chitarra, che apre e caratterizza molto il pezzo, mi ricorda gli anni ’70 e i chitarristi rock blues. Per completare la parte centrale del pezzo canticchiavo un motivetto con la voce, sentivo che lì mancava qualcosa, da qui l’idea di inserire uno strumento a fiato, ed ecco la scelta della tromba. Il finale rimanda agli anni ’90 ed al post-punk.

“Non mi accontento più di un pezzo rock”

Messina Guerra E Amore

Città. Senno. Evoluzione.
Per questa canzone, che chiude l’album, ho fatto una lunga ricerca su ogni singola parola, mentre l’armonia di base è nata da subito, di getto. Inizialmente era il brano più minimale del disco dal punto di vista armonico e sonoro – ci tenevo a dare più spazio al testo, alle parole – ma poi, lavorandoci, è venuto fuori un bell’arrangiamento con un finale tutto strumentale, ideale per chiudere il pezzo e il disco. Chitarra acustica, voce, violino, contrabbasso, ed un ritmo suonato con pochi pezzi della batteria, registrata solo con tre microfoni per dare più spazio alla stanza che sentivo risuonare bene. La parte testuale non vuole essere né una provocazione né una paternale, no! E’ solo il mio istinto di sopravvivenza. Nient’altro.

“La mia verità che scorre su di te”

Scroll To Top