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Lucifer” del 29enne Gust Van den Berghe è stato presentato nella sezione Cinema d’Oggi del Festival Internazionale del Film di Roma.

Scrivere la sinossi è davvero arduo, ma ci proverò. In un paese rurale del Messico pare che stia avvenendo uno strano miracolo: una enorme scala appare nel cielo. Segno divino? Nel frattempo arriva uno straniero che dice di guarire le persone e viene ospitato dalla famiglia formata da Lupita, Maria ed Emmanuel.

Il lungometraggio è il primo ad essere interamente girato in Tondoscope, un metodo di ripresa assolutamente unico. Lo spettatore guarda le immagini attraverso un tondo ed è come guardare dal buco di una serratura. Il cerchio è perfezione, la forma forse più vicina a Dio e in “Lucifer” si parla molto di misticismo e religione.

Da quanto leggiamo sul sito ufficiale, l’ispirazione viene dalle opere di Hieronymus Bosch, olandese come il regista. Non è facile neanche inquadrare il film in un genere ben specifico. Sicuramente rimarranno delusi quanti si faranno ingannare dal titolo, pensando sia un horror. “Lucifer” è un dramma, che spesso vira sul grottesco. Tanti e diversi i richiami, come i Vangeli apocrifi, la filosofia, Dante e il Caronte traghettatore di anime della mitologia greca. Il regista deve aver visto anche molti film italiani, soprattutto Pasolini, dal quale prende la recitazione degli attori volutamente poco professionale. Ma ammetto di non aver colto tutte le citazioni, perchè veramente troppo colte.

“Lucifer” non è un film per tutti e mi è anche difficile dargli un voto. Innanzitutto il Tondoscope spaventerà i più, ma poi le citazioni e le scene fatte per simboli, non tutti facili da interpretare, lo rendono davvero ostico e allo stesso tempo stimolante.

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Contro

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