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Luglio Suona Bene 2016, David Garrett: Virtù e Eros [Report Live e Scaletta]

Il 21 Luglio, la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica a Roma, si è illuminata. Sul palco le melodie di Bizet, Pëtr Il’ič Čajkovskij, Alberto Evaristo Ginastera, Moncayo e Arturo Marquez a corredo di una fulgida stella: David Garrett .

La cavea è colma di gente, ancora la luce del giorno fa da scenografia ai musicisti dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Poco dopo il rintocco delle 21, Alondra De la Parra al suo debutto nella direzione di questa Orchestra entra in scena per dar musica a questa notte di Eros e Ritmo, tema e titolo del concerto.

La suite d’apertura è un omaggio alla Carmen di Bizet. Archi e ottoni sono protagonisti di questo antipasto musicale sapientemente diretto dalla giovanissima Alondra che, più che dirigere, sembra danzare con i suoi orchestrali. Un gioco di suoni fluido, intenso, capace di far emergere tutto il potenziale erotico dell’opera di Bizet. I ritmi spagnoleggianti, la sinuosità dei violini, la dolcezza delle intenzioni e la potenza del femminile esplodono in questa esecuzione carica come una bomba.
Oltre 20 minuti di tensione emotiva e sonora che trovano l’apice della sublimazione nella ineccepibile e divertente esecuzione di Les Toreadors con il quale si conclude questo primo momento del concerto. Il tempo necessario per scaldare ambiente e pubblico all’arrivo dell’ospite d’onore di questa serata: David Garrett .

Il virtuoso e bel violinista è atteso con le stessa frenesia riservata alle rock star. Fan di tutte l’età armate di fotocamere urlano e fremono. A poco serve l’ordine imposto dalle situazione, perché quando Garrett  fa il suo ingresso, l’intera Cavea esplode in un boato di urla e applausi degno di uno stadio.
Il concerto in Re maggiore per violino e orchestra op. 35 può avere inizio.

Il talento di David Garrett  è ipnotico. E’ ipnotico il modo in cui domina le corde del suo violino. La leggerezza delle dita che scorrono tra le corde, la sensibilità dei suoni e del suo sorriso, capace di sciogliere anche il più cinico dei cuori.
Oltre l’ineccepibile capacità interpretativa ed esecutiva, ciò che lo rende una vera rock star è il dominio della scena.
E’ un gioco di sguardi, di pause, di corde pizzicate, di ritmi allegri e vivaci, in equilibrio tra velocità e lentezza.

L’opera di  Pëtr Il’ič Čajkovskij, prende vita in un crescendo d’entusiasmo musicale, fedele alla partitura, ma condito dalla forza interpretativa di Garrett e dalla energetica direzione di Alondra De la Parra.
Gli applausi è impossibile fermarli. Il pubblico è in una sorta di estasi. Tutti i suoni fusi e miscelati sapientemente arrivano come una cannonata allo stomaco.

Al termine del “Finale” ecco la standing ovation della Cavea. Gli applausi non terminano, le più accanite fan tentano d’arrivare sotto palco. Scene così si vedevano solo ai concerti di Nicolò Paganini e Garrett, che di Paganini è uno dei massimi interpreti non poteva lasciare il suo pubblico scontento. Così, nel suo perfetto inglese dall’accento tedesco ci informa che suonerà a sorpresa un pezzo. Prega il pubblico di essere clemente perché non sono state fatte prove con l’orchestra. “Voi seguite me” dice ai suoi colleghi orchestrali perché stiamo per suonare “Il Carnevale di Venezia” di Nicolò Paganini. Su queste parole ecco nuovamente il fragore da arena. I pizzicati delle corde devono attendere che il pubblico metta quiete alla sua frenesia. Questo bis è l’apoteosi dell’eros e del ritmo. E’ estenuante piacere. E’ la massima espressione del talento di David Garrett.

Ancora applausi, standing ovation, qualcuno invoca “bis, bis”, ma nulla da fare. Il fascinoso musicista si allontana dalla scena. Come ogni stella che si rispetti ci irradia della sua luce e svanisce. Tornerà in concerto in Italia solo nel 2018.

Una pausa per riprendersi da tanto ardore e poi ecco la seconda parte del concerto dedicata ai suoni dei compositori sud americani.

Alondra De la Parra, in questo rush finale gioca in casa e non teme di mostrare tutta la caliente energia della sua terra. Huapango di José Pablo Moncayo accende la potenza di questa giovane donna che “vola come una farfalla e punge come un’ape”. Il Danzòn n°2 “sembra muoversi come un corpo” cita il programma di sala e mai metafora fu più giusta. Le quattro Danze opera 8a di Ginestera sono un tripudio di folk argentino. Il pubblico,però, è ancora affamato. “Bis bis” si urla dal parterre ed eccolo il bis suonato orchestra e pubblico.
Alondra dirige gli uni e gli altri su Danza Final. A questo punto il divertimento è d’obbligo per tutti,sopra e sotto il palco. La sinergia sembra possa essere toccata con mano.Il merito va a tutti i musicisti in scena, a David Garrett  e a Alondra De la Parra per aver rievocato in una chiave così attuale il potere intramontabile dei capolavori. Stupefacente.

SCALETTA

Bizet Carmen Suite
Čajkovskij Concerto per violino – Concerto in re Maggiore per Violino e Orchestra op.35 con David Garrett
Moncayo Huapango
Márquez Danzon n.2
Ginastera Estancia: quattro danze op.08 (Los Trabajadores Agricolas – Danza del trigo – Los peones de Hacienda – Danza Final, Malambo

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