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  • Luke Temple: Don’t Act Like You Don’t Care

    Luke Temple

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Ma infatti a me importa

Nel mondo dei cantautori folk nordamericani vagamente strambi, Luke Temple è un tipo piuttosto ordinario. Frontman degli Here We Go Magic, Temple ha cominciato (e continua) con una carriera solista ondivaga. Il suo primo, riuscitissimo, disco – “Hold A Match For A Gasoline World” – ottenne un discreto successo anche per via di un brano comparso in una famosa serie TV che qui non nominiamo perché fa schifo.

“Don’t Act Like You Don’t Care” è il suo terzo album ed è forse il più compatto: voce e chitarra sono sempre predominanti, ma qui viene data maggiore importanza agli arrangiamenti d’insieme, e il risultato è un disco suonato da sei musicisti con una serie di temi e temini, linee melodiche orecchiabilissime, parti di pianoforte irrinunciabili (ascoltare “More Than Muscle”), un carattere quasi soul e un po’ di spina dorsale in più.

In breve, l’impronta c’è, ma non tutto il disco sortisce l’effetto di alcuni dei suoi bellissimi, stravolgenti brani (innanzitutto “Luck Part”, ma anche “More Than Muscle” e “In The Open”). Il resto del lavoro è una piacevole passeggiatina nel country (“How Could I Lie”, “Ophelia”) e nelle ballatone folk con guizzi sperimentali (“Weekend Warrior”), con la vocetta di Temple che rimanda a qualche eco di Timber Timbre (ma senza il tormento interiore). Di genio ce n’è, non fosse che a volte se ne sta in disparte.

Pro

Contro

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