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  • Luminal: Acqua Azzurra, Totò Riina

    Le Narcisse / none

    Data di uscita: 13-03-2015

    Loudvision:
    Lettori:

“Io sono io, tu chi cazzo sei, stronzo?”

Questa la legnata finale di “Onora Il Padre E La Madre”, ottavo pezzo contenuto nel nuovo album dei caustici Luminal, “Acqua Azzurra, Totò Riina”, in uscita oggi venerdì 13 marzo. Un explicit che ribadisce, ancora una volta, la volontà del trio romano di fare e soprattutto essere quello che desidera, senza farsi in alcun modo influenzare dalle voci di corridoio e dai perbenismi.

Forse proprio questa cifra/sorta di sincerità sferzante/pizza in faccia che ti coglie impreparato lasciandoti guercio ha fatto sì che anche il quarto album della band post-punk sia un barlume di speranza nel fitto mondo della musica alternativa italiana. A confermarlo c’è pure la mano sapiente di Daniele ilmafio Tortora, produttore coi connotati ragguardevoli.

Musicalmente i Luminal continuano a puntare su linee di basso distorte e metalliche, liriche più parlate che cantate, le voci schiette di Alessandra Perna e Carlo Martinelli che prima si accaparrano un pezzo ciascuno, poi si incontrano per dialogare e infine si allontanano nuovamente, la batteria martellante di Alessandro Commisso che non dà tregua ai timpani di chi ascolta. Un concentrato disarmonico che potrebbe rievocare in parte Sonic Youth e The Jesus Lizard (in particolare “Goat”).

Le tematiche affrontate lungo i quattordici brani sono sempre vicine a quelle di “Amatoriale Italia”, ma con l’upgrade che l’apertura “Professionale Italia” porta in sé già dal titolo; si parla d’amore (“Greetings from Rossano Calabro (Cs)”), d’odio (“I Bambini Sono A Scuola”), di famiglia, incongruenze (“La Tua Ragazza È Una Puttana”) e dei mille volti che la vita assume nel Bel Paese. Un Bel Paese che è ormai una landa nella quale campi di fiori si alternano ad appezzamenti di terra adibiti a mondezzai, dove i diritti dei lavoratori vengono calpestati ma per fortuna che la Fiat è una grande azienda e ne dobbiamo andare fieri, dove lo schifo si mescola alla meraviglia come se nulla fosse. Dove lo schifo si mescola alla meraviglia perché in Italia è normale che sia così e non in altro modo.

“Acqua Azzurra, Totò Riina” è il grido nella folla che non sente.

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