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Luminal: Un’intervista contro la dominazione intellettuale

Giovedì 19 marzo scorso (ebbene sì, la festa del papà) abbiamo incontrato all’Arci Lo-Fi di Milano i Luminal, che di lì a poche ore avrebbero raso al suolo il locale in compagnia dei Cronaca e Preghiera (se vi siete persi il live vi consigliamo di andare a recuperare la vista qui). Prima del live Alessandra Perna ha risposto ad alcune nostre domande riguardo il nuovo album della band romana, ecco l’intervista farcita di scatti ad hoc.

Questo quarto album sembra rappresentarvi pienamente e con completezza, non trovate? Quarto album significa non essere più alle “prime armi”…

E tu dirai: ma perché non smettono? (ride, ndr). Scusa, scherziamo sempre. Siamo una band con la testa dura. Sono d’accordo, questo è l’album più rappresentativo di ciò che siamo. Ci siamo arrivati in maniera molto spontanea, siamo cresciuti fino a d arrivare alla formula più giusta per noi: basso, batteria voce. “Amatoriale Italia” era un primo esperimento in questo senso, “Acqua Azzurra, Totò Riina” è più completo. Probabilmente ci siamo conosciuti meglio noi tre, suonando insieme. Questo disco lo vedo proprio come un punto di arrivo, ma allo stesso tempo di partenza.

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I Luminal sono persone serie

E dal tour vi aspettate qualcosa di più, a questo punto?

Per noi la dimensione del live è più o meno sempre uguale, siamo sempre sullo stile “Nick Cave”: che ci sia una persona o mille per noi è uguale. Quindi no, non ci aspettiamo nulla di più. Lo show va da sé, indipendentemente, perché è il luogo in cui meglio ci esprimiamo.

Il titolo dell’album è un dualismo: questa dualità è presente in tutto per voi? Parlo soprattutto della musica, in cui sentiamo alternanza tra suoni gradevoli e suoni al limite del fastidio.

È vero, il dualismo lo esplichiamo profondamente in questo disco. Dal punto di vista musicale ci sono parti più cattive, del tipo “distruggo tutto e non mi interessa delle conseguenze”; e altre che cercano il bello per reagire alle cose brutte che accadono.
In generale, io credo, la contraddizione è l’elemento fondamentale dell’essere umano. Pensare che una persona sia soltanto buona, soltanto bella, soltanto stupida, soltanto intelligente, non lo trovo corretto. Non è così, siamo complessi. La storia ci insegna che un sacco di personaggi della storia che hanno creato cose bellissime, compivano anche atti poco lodevoli. Come Cosimo De’ Medici, che vendeva i guelfi ai ghibellini e si faceva pagare; cosa ci faceva con quei soldi? Ci ha creato il rinascimento, pagava tutti gli artisti per creare opere magnifiche.

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Fin troppo serie

Il principio che sta alla base di “Ammazza I Tuoi Idoli”?

Sì, in questa canzone cerco di spiegare che chiunque, da Pasolini, a Berlinguer, sono tutti idoli che avevano caratteristiche duali, come tutti noi essere umani. E questo li riporta a una dimensione più quotidiana. Così come qualunque essere umano, anche i nostri idoli hanno un lato meno bello, ma che esiste.

Ho percepito che in molte canzoni c’è affronto nei confronti di figure – chiamiamole – genitoriali, dalla stessa “Ammazza I Tuoi Idoli”, a “L’operaio Della Fiat”, alla ovvia “Onora Il Padre E La Madre”.

Una cosa che accomuna noi tre è combattere la dominazione intellettuale: che sia la propria madre, che sia Pasolini, che sia il vicino di casa che vuole imporci un modo di vedere. Tutto ciò ci condiziona troppo. In generale noi italiani siamo molto bravi a seguire le mode e a seguire quello che ci viene detto che è bello fare. Pochi di quelli che conosco hanno un guizzo di affrontare questa visione delle cose. E sarà per questo che nessuno ci invita mai a mangiare una pizza (ride, ndr)

L’ossessività dei suoni, è specchio di questo affronto?

No, quello è perché siamo ossessivi compulsivi (ride, ndr). La formula basso-batteria non lascia spazio di godere della melodia, non lascia tempo di riposarti, è come se fosse una scarica di botte. È l’involucro giusto per dire certe cose.

E poi c’è un pezzo fuor d’acqua, “Correre Nel Buio”. Da dove è stato partorito?

Sì, infatti il produttore ci ha detto «Ma perché non la vendiamo a qualcuno che faccia del buon pop?» (ride, ndr). In realtà noi abbiamo un lato pop: mentre io vengo dalla musica punk, industrial (la mia band preferita ultimamente sono gli Swans), Carlo ha anche ascolti più pop come Lucio Dalla, Battisti. Infatti c’è molto di suo in questo pezzo. Abbiamo deciso di inserirlo nel disco in maniera spontanea. La nostra forza e debolezza è che non siamo molto collocabili e “Correre Nel Buio” parla di questo: è bello fare ciò che si vuole, ma non avere punti di riferimento può far paura. Ogni volta sai di essere solo tu il punto fermo, e alla lunga può essere faticoso.

Avete collaborato con gli Afterhours. Anche loro sono sempre stati un po’ al di fuori dal principio della collocazione. Vi ritrovate in loro in questo senso?

Io e Carlo li abbiamo amati moltissimo da ragazzi, quindi per noi partecipare alla riedizione e ricevere da loro parole di stima è una cosa grandiosa. Agnelli credo sia uno a cui non fregava di nulla di essere collocato, ha fatto quello che ha fatto. Grande ammirazione. E penso che noi vediamo le cose nello stesso modo.

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Facce bellissime

Mi ha colpito “Professione Italia”, è curiosa, voci di venditori, quasi un mercato. Ponete molto l’accento sulla questione del lavoro sia nella vostra storia di artisti, e ancora in questo album.

In realtà questo pezzo è nato dalla noia del batterista che quando torna in Calabria e prende il treno, registra i venditori ambulanti. Noi tre siamo persone totalmente esterne dl concetto vero e proprio di lavoro. Io per esempio vengo da una famiglia piccolo borghese, con una madre che sperava di collocarmi nel posto di lavoro che sperava, grazie al quale avrei avuto una vita tranquilla. Un film di Monicelli, un libro di Moravia, insomma. Per noi è importantissimo fare nella vita ciò che si vuole: forse questo ci porterà a non comprarci una casa, a non aprire un mutuo. Ma d’altronde ha ragione Edda quando dice «i nostri amici hanno solo figli figli figli e noi abbiamo sempre fame». Sono dell’idea che se vuoi fare qualcosa nella vita, e poi non lo fai, questa cosa prima poi ritorna. E se ritorna quando tu non puoi più ritornare indietro, come si fa? Ho visto mia madre impazzire per questo: voleva fare tutt’altro nella vita, e alla fine seguire le regole l’ha distrutta. Questa cosa mi fa quasi orrore, perché quando le persone non seguono quello che provano la vita prima o poi ti viene a presentare il conto e se non sei preparato è un grande casino.

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