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Lúnasa: Dall’Irlanda con passione

Ci vuole molta passione per diventare musicisti e suonare in una band, e ci vuole ancora più passione quando il combo in questione è strumentale, e si affida esclusivamente al mezzo musicale per suscitare emozioni nel pubblico.

Questo i Lúnasa lo sanno bene: in quasi 14 anni d’attività, il gruppo irlandese ha percorso le strade di mezzo mondo, esibendosi in teatri prestigiosi come anche in feste popolari. Prendendo il nome dalla festività celtica di Lughnasadh, i musicisti che gravitano intorno ai membri fondatori Seán Smyth (violino) e Trevor Hutchinson (basso), esplorano il ricco ventaglio di armonie musicali che offre la musica folk irlandese. Ed è proprio in occasione di un evento all’aperto, il Capodanno Celtico di Milano, che abbiamo incontrato il simpaticissimo flautista Kevin Crawford, per una bella chiacchierata sotto la pioggia battente sul loro nuovo cd (“Lá Nua”) e sul significato del fare musica folk.

Qual è il significato di “Lá Nua”, e da dove prendete l’ispirazione per le vostre canzoni? Di cosa parlano?
É molto semplice in realtà spiegare il significato di “Lá Nua”, che significa un nuovo giorno in irlandese. Ed è molto appropriato perché sono passati 4 o 5 anni da quando abbiamo registrato l’album precedente e, dal punto di vista musicale, sentiamo di essere cambiati, forse siamo un po’ più maturi. Il nostro approccio al materiale è diverso, si è sviluppato e quindi si potrebbe dire che è un nuovo giorno sotto vari aspetti: è un nuovo album, ma anche un rinnovamento per la band, perché abbiamo un paio di membri nuovi. E, ovviamente, è un nuovo giorno per il materiale trattato, ossia canzoni inedite. Come sempre, l’ispirazione per le nostre canzoni proviene, diciamo al 60%, da brani tradizionali, che vengono suonati e tramandati nella nostra cultura da alcune centinaia di anni. Poi, ci sono canzoni scritte dai membri dei Lunasa e un’altra piccola parte comprende composizioni che provengono da altre regioni di cultura celtica, come la Galizia o la Bretagna. L’isprazione per i pezzi che scriviamo noi deriva da diverse cose: fra le parti che ho composto io, ci sono due melodie che sono state ispirate dalla scomparsa di mio padre, l’anno scorso. Poi ci sono tematiche più allegre: ad esempio, ho scritto “The Shore…” prendendo spunto dalla casetta per le vacanze sulle spiagge del New Jersey in cui a volte vado con mia moglie. Anche la prima canzone, “Ryestraw”, è mia e l’ho composta molti anni fa dopo essermi trasferito nella casa nuova. Poi, in “Ravens’ Rock” c’è un reel chiamto “Ruby’s…”, e qui il protagonista è il mio cane, che si chiama proprio Ruby! (ride). Come vedi, sono fatti molto quotidiani quelli che ci danno lo spunto per i nostri pezzi.

E cosa mi dici di “Pontevedra To Carcarosa”?
Quelle sono melodie che derivano dal nostro legame con il nord della Spagna, e con un nostro amico musicista che proviene dalla Galizia e dalle Asturie. Ci piace molto quella regione, suoniamo spesso nei festival che organizzano perché la sentiamo molto affine a noi. Hanno anche una specie di cornamusa, che suona un po’ celtica. Anche Cillian poi ha scritto alcuni pezzi… ognuno di noi ne ha scritti 5 o 6 e, se non sbaglio, si tratta della prima melodia di “Raven’s Rock”, un bellissimo pezzo che credo sia stato ispirato dal luogo in cui abbiamo registrato, che è nella contea di Louth. Poi “Doc Hollidays”, tutte collegate a New York, dove vive. E la prima parte di “Snowball” è stata scritta per la sua bambina, Ciara (infatti si chiama “Ciara’s Dance”. Quindi, si tratta di temi ordinari che contribuiscono tutti a costruire il concetto generale del rinnovamento, del nuovo giorno per i Lúnasa .

Come consideri “Lá Nua” rispetto al resto della vostra produzione?
Come ti dicevo prima, è per noi un nuovo inizio, ma è anche il primo album in cui il nostro nuovo chitarrista, Paul Meehan, ha suonato per intero. Aveva iniziato con alcuni pezzi sul precedente “Sé”, ma questo è il suo primo lavoro completo con noi. E forse, per la prima volta dopo 5 anni, ci sentiamo una vera band omogenea ed armonizzata, cosa che abbiamo voluto mettere anche nell’album (fra i vari significati che diamo a “Lá Nua”), e cioè che siamo maturati, abbiamo un maggiore coesione fra di noi e abbiamo preso una direzione diversa grazie alle nuove entrate nel gruppo. E con “Lá Nua” è anche la prima volta che ognuno dà un contributo personale così rilevante: di solito ci limitavamo a 2-3 pezzi e il resto erano adattamenti di melodie tradizionali, mentre qui, come ti dicevo prima, ogni membro dei Lúnasa ha scritto almeno 5- 6 pezzi, quindi è il primo lavoro che possiamo considerare davvero nostro…

Com’ è di solito il processo creativo dei vostri lavori?
Ahah, è un procedimento doloroso! Forse sprechiamo troppo tempo a chiederci se abbiamo fatto o meno un buon lavoro, ma di solito, all’inizio, passiamo molto tempo a improvvisare delle melodie potenziali perché, essendo una band esclusivamente strumentale, dobbiamo scegliere le nostre sonorità con grande attenzione. In ogni album cerchiamo di bilanciare i ritmi veloci con quelli più sentimentali, e il modo un cui sono strutturati gli strumenti. Quindi dobbiamo prendere in considerazione tutto ciò quando ci accingiamo a comporre un album. Di solito, poi, impieghiamo molto tempo a cercare il materiale adatto, e poi ci riuniamo e facciamo suonare questi pezzi al nostro bassista Trevor. Poi li prendo io, li suono e dico: “Ok, questo va bene. Questo no, mettiamoci qualcos’altro”.
E così comincia il lavoro base. Poi, cerchiamo gli arrangiamenti: quale strumento deve suonare una certa melodia e come possiamo colorarla. Ma quello che vorremmo fare è combinare i vari tempos, quindi spesso cominciamo con una melodia lenta che poi prende velocità. Ad esempio, con “Tro Breizh”, siamo partiti da un mid tempo che poi si rallenta e verso la fine diventa più veloce. Cerchiamo di variare la ritmica, anche nei pezzi tradizionali, così da renderli interessanti per noi e per il pubblico.

Visto che siete sempre stati un combo solo strumentale, avete mai pensato di aggiungere una voce in modo permanente o delle parti cantate?
È una questione che si ripresenta ogni volta che lavoriamo ad un nuovo album… non ne parliamo noi in prima persona ma chi ci sta intorno, tipo il management, la casa discografica, ecc. Noi crediamo, sinceramente, che ci siamo formati come band per esplorare quello che si può fare solo con la musica strumentale, e pensiamo di essere ancora di quest’opinione, dato che abbiamo ancora molto da esplorare. Ad un certo punto forse faremo qualcosa con dei cantanti. Ad esempio, quest’anno è stato interessante perché abbiamo composto “Lá Nua”, ma abbiamo collaborato spesso con dei cantanti, ad esempio con la band di Natalie Merchant. Abbiamo suonato sul suo nuovo cd, mentre ieri sera eravamo in Svizzera, a Basilea e ci siamo esibiti in alcuni pezzi con Aaron Casey. Abbiamo anche fatto cose con diversi musicisti ma non le abbiamo messe ancora sui nostri cd. E, date tutte queste circostanze, non ci sono altre ragioni che il fatto che abbiamo ancora molto da dire con le melodie… quando saremo al corto di nuove idee, allora inseriremo dei guest musician.
[PAGEBREAK] Qual è il tuo background personale come musicista? E come si sono formati i Lunasa?
Tutti noi abbiamo una storia molto diversa su come siamo arrivati alla musica… come abbiamo formato la band… Dunque, il fatto di unirci è stato più per caso che per un progetto definito… Dough Hennessy il nostro chitarrista originale, e Trevor Hutchinson suonavano con Sharon Shannon, poi Séan Smyth (violino) aveva appena registrato un album, “The Blue Fiddle”, e loro tre avevano iniziato a suonare insieme come un trio. Poi Trevor è stato contattato per formare una band e andare in tour in Australia. Quindi il nucleo dei Lunasa era formato da loro tre, Trevor, Donough e Sean. Ma per il viaggio in Australia avevano necessità di aggiungere altri musicisti, quindi hanno invitato Michael McGoldrick; con lui e con il bagpiper John McSherry hanno fatto alcuni concerti e li hanno registrati, e gran parte di quei pezzi finirono sul primo album dei Lunasa* (dire quale e anno). Poi furono invitati ad andare in Australia, Michael McGoldrick non poteva andare perché era impegnato con altre band. Allora Sean mi ha chiamato per prendere il suo posto, ma io non conoscevo avevo mai suonato con lui, e neppure conoscevo di persona lui o Trevor or Donough. Ma andare in Australia era un’occasione troppo ghiotta da lasciarsi scappare…

E tu intanto suonavi in altre formazioni?

Sì, anche se si trattava di gruppi locali provenienti dalla zona della contea di Clare. Non ero in un gruppo mainstream. Quindi andai in Australia con loro 3 e iniziammo a formarci come una vera e propria band durante quel tour, senza però la pretesa di continuare a suonare insieme anche dopo. Ma ci divertimmo molto, i concerti avevano successo, così come l’album, e c’invitarono a tornare l’anno successivo. Quindi decidemmo di programmare un secondo tour in questo paese, lasciando perdere tutti gli altri nostri progetti e concentrandoci nella band che avevamo appena creato. Trevor lasciò il gruppo di Sharon e Sean, che era dottore di professione, lasciò il suo lavoro per dedicarsi solo ai Lunasa. E io lasciai il mio lavoro di giorno Ed è da quasi 14 anni che andiamo avanti così. Ma è stato più per caso, direi, che ci siamo impegnati sempre più a fondo nel nostro gruppo. E sta andando tutto bene…speriamo di stare insieme ancora per molto tempo!

Certo, ve lo auguriamo anche noi! Avete anche dei progetti paralleli, oltre alla band?
Sì, ognuno di noi è coinvolto in altri progetti, oltre ai Lunasa. Io, oltre alla band, faccio delle cose con dei violinisti della contea del Clare, dove vivo: James Corman e Tony leenan. Facciamo dei concerti insieme e poi faccio altre cose, anche se, dato l’impegno con i Lunasa, non mi rimane moltissimo tempo per fare altro, che non è una cosa negativa in ogni caso. Mi piace anche insegnare, cosa che faccio quando non sono in tour. Di solito organizzo seminari di un paio di settimane, tipo ‘camps’, e do lezioni di flauto. E così passo il mio anno: 80% con la band, 10% con i violinisti di cui ti parlavo e 10% insegnando.

Hai di solito studenti adulti o ragazzi?
Insegno generalmente agli adulti, ma quest’anno, per la prima volta, c’erano dei ragazzini e dei bambini.

E come ti sei trovato?
Oh, mi è piaciuto vedere il loro entusiasmo e i loro progetti, mi sono fatto coinvolgere dalla loro passione per la musica. Per loro era quasi un gioco. Inoltre, lo standard d’insegnamento in Irlanda è molto alto anche per una giovane età, quindi capita di trovare dei fenomeni di 10 anni. E i miei studenti erano bravissimi. Invece quando insegno fuori dall’Irlanda, in Europa o in USA, si tratta di persone che si dedicano alla musica relativamente tardi nella vita, e quindi sono soprattutto adulti, di solito hanno fra i 50 e i 60 anni, e raramente sono bambini.

Forse dipende anche dall’importanza che il sistema scolastico dà all’insegnamento della materia musicale…
Sì certo, e infatti in Irlanda la musica è molto importante nei programmi d’insegnamento… Gran parte degli studenti impara i fondamenti della musica tradizionale fin da bambini, mentre anni fa non era così e se volevi studiare musica dovevi farlo fuori dalla scuola, con corsi privati.
[PAGEBREAK] Di recente, dopo il grande successo di gruppi come Clannad e Dubliners, c’è stato un forte impulso alla riscoperta dell’irish music, un vero e proprio revival. Sia in termini di musica folk (voi e Altan), che ‘contaminata’ con il rock o il punk, come nel caso di Flogging Molly e Dropkick Murphys. Che ne pensi? Credi che possa essere una conseguenza dell’esplosione/sulla scia della new Age di un po’ di tempo fa o un interesse autentico nella musica folk?
Mi piace la parola che usi, contaminato… in effetti forse si tratta di una combinazione dei due fattori, dato che negli anni ’70 tutti volevano provare tutto, e il revival di musica folk o celtica sembrava un fenomeno più grande di quanto fosse in realtà. Le cose più straordinarie e più influenti sono accadute alla musica irlandese in quel periodo. Per noi, gli anni ’70 e ’80 hanno visto l’ascesa dei gruppi che ci hanno ispirato di più, come Plantix, The Boaty band, The Danaan; i CHieftains, secondo me, hanno fatto molto per la musica a livello di marketing, promuovendola su scala internazionale, ma riguardo a quello che hanno fatto con la musica, non hanno avuto lo stesso impatto di Boaty Band o Plantix, che hanno creato qualcosa di veramente innovativo. Sono stati i pionieri di un sentiero nuovo e ancora non esplorato. Noi avremmo voluto fare musica ispirandoci alle novità che questi gruppi hanno introdotto nella musica, e spesso li citiamo come nostre fonti d’ispirazione. Ed è divertente che, quando ascolti la loro musica, anche se risale ad alcuni decenni fa, è ancora molto attuale, segno che hanno lasciato una traccia significativa nel panorama musicale. Invece, quando ascolti gente come Moven Hearts, Horselips, che si pensava fossero molto rivoluzionarie, se le ascolti ora sembrano un po’ datate e ti rendi conto che hanno un sound legato agli anni ’70 e ’80. E credo sia una cosa positiva se la tua musica è ancora apprezzata dopo 20 anni e fa ancora presa sul pubblico.

E che mi dici della contaminazione fra punk e rock con la musica irish?
Personalmente non mi piace molto, ma forse è utile per avvicinare un pubblico più ampio alla musica tradizionale, come noi. Forse la gente che stasera è venuta a vedere i Lunasa ha visto in precedenza i Flogging Molly e ha pensato: “Wow, ci piace la musica irlandese, andiamo a vedere i Lunasa”. In questo senso è un contributo positivo. In termini di quello che danno alla musica, non incontrano esattamente i miei gusti.

Forse ti sembra una banalizzazione della musica folk?

No, credo che sia necessario comprendere prima l’essenza della musica che fai prima di combinarla con altri stili. Non è il caso di tutti questi gruppi, ma alcune rock band celtiche, hanno uno o due musicisti folk e per il resto hanno un’attitudine solo rock, per cui non hanno assolutamente idea di quali siano in realtà le sfumature del sound tradizionale. Quindi sembra che si limitano a giustapporre i due stili e non a fonderli insieme. Ci sono però certi gruppi che hanno all’interno anche dei musicisti rock, come The Moven Hearts, che prima ascoltano la musica e la comprendono, e poi la mescolano. Ma forse tutte le sperimentazioni sono positive, e solo il tempo lo dirà.

Non basta inserire un paio di violini o una cornamusa per dire ‘facciamo musica folk’, quindi…
Infatti. A noi non piace molto, ma se pensi alla tradizione bretone, loro sembra siano riusciti a combinare in modo equilibrato e con rispetto la musica folk e il jazz e rock. Se ci sono le persone giuste che mettono i vari stili insieme in modo bilanciato, allora si riesce a trovare un terreno di mezzo in cui sviluppare un nuovo genere musicale. Ma non mi piace quando sembra che si scontrino 2 diversi generi sullo stesso palco.

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