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Lunga vita agli scienziati!

Wire, nome veloce da leggere, quattro lettere facili facili. Eppure da questa parola passa la storia della musica: i quattro scienziati londinesi che presero il punk e lo spremettero fino all’osso, generando i turbini magici ed ipnotici delle loro canzoni.
Il post punk non è un genere semplice, ma loro ce l’hanno fatto amare, ne hanno ampliato i confini il più possibile, mostrando come le strutture più ferree potessero divenire corpi elastici aperti alle suggestioni più varie.

Il gruppo torna al Circolo degli Artisti dopo l’acclamato concerto di inizio maggio scorso che aveva messo tutta Roma in movimento, seguito dall’uscita del nuovo album “Object 47″. Le cose son cambiate, non siamo più di fronte ai vecchi Wire, al minimalismo delle loro opere seminali, e di questo siamo ben consci. Tutto si è fatto più elettronico, più studiato, più scritto, i capelli son grigi ormai da tempo. E tutto questo, naturalmente e inevitabilmente, si sente anche dal vivo.

Bruce Gilbert, chitarrista storico non c’è più, al suo posto miss Margaret Fiedler McGinnis. Subito, dal primo brano si ha la coscienza dei cambiamenti: il sound si è fatto più nervoso, molto effettato, a tratti tagliente, ma si è allontanato forse irreparabilmente dai primordi punk. Poco male, visto che i quattro sul palco riescono comunque ad innalzare il muro elettrico tipico del loro suono, grazie alla precisione delle loro esecuzioni ed allo studio riservato ad ogni sonorità.

Ci si lascia così trascinare da questo viaggio nella storia della musica, della vera musica, accompagnati da chi ha cambiato le mode e non le ha solo seguite, da chi ha posto dei paletti qualitativi. Riviviamo così i primordi del post punk, la sua maturazione, la trasformazione in new wave, un bagno negli ultimi trent’anni di rivoluzioni sonore, da cui ci si risveglia per saltare ed urlare le hit storiche, “Chairs Missing”, “The 15th” e, per finire, “12XU”.

A prescindere dalla bellezza del concerto, ci troviamo davanti a vere divinità della musica, non di quelle che troneggiano su giornali e riviste, ma di quelle che hanno lavorato duro per aprire nuove strade alle generazioni venture.
Onore ai Wire.

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