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Lush Rimbaud, “L/R” esce il 1° ottobre: l’album brano per brano

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La band marchigiana, i Lush Rimbaud, torna con un nuovo album “L/R” (terzo Lp) che uscirà giovedì 1 ottobre 2015. Il nuovo disco segue a The Sound Of The Vanishing Era (2010).

“L/R” (co-prodotto da Bloody Sound Fucktory e fromSCRATCH Records) a differenza del precedente lavoro, punk e kraut, presenta sonorità del tutto diverse: una psichedelia intima e raffinata, più dark e meno elettronica.

L’album si caratterizza dunque di un’atmosfera nuova, più minimale, fluida e in parte cinematografica.

In questo nuovo lavoro, i Lush Rimbaud palesano la loro versatilità e maturità, acquisita nel corso degli anni. E quel che ritroviamo oggi è un viaggio intenso, oscuro, pulsante che conduce chi ascolta brano dopo  brano, in differenti scenari, facenti parte di un unico paesaggio onirico alla scoperta del proprio inconscio.

 

L/R“, brano per brano

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Marmite:
Il brano di apertura del disco, un viaggio metropolitano dall’incedere ipnotico, melodie cantilenanti e narcotizzate, legate insieme dal riff malato di una vecchia Farfisa e dalle note di una trasognante chitarra suonata con l’E-bow.

Acid Skyline:
Il post-punk, il funk e un pizzico di no-wave newyorkese di inizio ’80 rimescolati fino a raggiungere un sound sintetico e maledettamente schizzato. Il sogno e la realtà si confondono, avvolti da una spessa coltre di nebbia artificiale sospinta da una veloce marcia danzante.

Never Regret:
Ritmiche sincopate, echi lontani di fiati sospesi, lyrics struggenti e deliranti, tappeti sonori su cui vengono tessuti arrangiamenti ossessivo-compulsivi. L’incedere pulsante e tribale scuote l’ascoltatore, mentre il synth sinistro e tremolante proietta uno sfondo caotico e malato.

G-Spot:
Sensazioni di un giovane sbandato e disilluso dalla vita, che trova riparo nella trasgressione. Un blues post-moderno pulsante e profondo che corre dentro l’inconscio districandosi tra suoni psichedelici e sintetici.  Per citare gli Spacemen 3: Taking drugs to make music to take drugs to…

Silent Room:
Ballata lenta e ipnotica, con un drone costante che funge da spina dorsale di questo brano notturno. La melodia, composta in “alterazione di stati mentali”, evoca flussi onirici e visioni suburbane. Il crescendo allarmante catapulta l’ascoltatore in uno stato di calma apparente.

Super – Indian:
Vecchi echi di rave-parties e reminiscenze Bombeyane riaffiorano in questo brano, mescolate con spunti che arrivano dai primi album solisti di Mr. Eno, il tutto rielaborato nel puro stile Rimbaud. Un film in due tempi, i cui protagonisti sono inconsapevoli della trama, ma ben consci di dove arriverà la loro corsa.

Not The Monkey:
Il basso grondante e pulsante, il funky chitarristico e le percussioni a tratti beat regalano al brano un groove grintoso, sinistro e al contempo “ultra fresh”. Non c’è spazio per mediare, non c’è spazio per fuggire.

The Valley:
Battiato, i Beatles più psichedelici e lo stoner rock che convolano a nozze. La melodia vagamente orientale della voce, i testi che sembrano scritti durante un viaggio lisergico si affiancano all’incedere devastante della sezione ritmica, solida e compatta come una quercia centenaria.

Dark side call:
Blues angolare, con una costante di psichedelia obliqua, atmosfere oniriche di una passeggiata notturna, illuminata fiocamente dalla luce lunare. La strada è frammentata, la direzione incerta, ma l’oscurità è ormai alle spalle.

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