Home > Recensioni > Lvpercalia: Florilegium
  • Lvpercalia: Florilegium

    Lvpercalia

    Data di uscita: 22-07-2004

    Loudvision:
    Lettori:

La bellezza dell’equilibrio e dell’armonia

Il secondo album di questo ensemble italiano si è fatto attendere quattro anni. Tale attesa ha prodotto indubbi vantaggi: sono infatti stati radunati i mezzi per fare di “Florilegium” un’opera genuina e autentica. Posso consigliare agli Iridio perlomeno di osservare l’esempio di questi colleghi al fine di capire quanto rende la coerenza di stile, pur nella piccola libertà che si prende di variare. I Lupercalia oggi sono il duo Riccardo Prencipe, chitarrista e compositore principale, e Claudia Florio, soprano eccellente, forse tecnicamente un po’ troppo sopra le righe per questo genere, ma è un sottilissimo problema che vedremo più tardi. Prencipe è un chitarrista di sensibilità eccezionale; basta l’accordo iniziale, e l’incanto delle sue note si prolunga senza soluzione di continuità. Il duo è anche supportato da un’orchestra da camera, propone testi in latino, italiano e inglese, ed è tecnicamente ineccepibile: la commistione di generi non è caotica o casuale, si ferma alla proposta di una musica rinascimentale popolare con qualche accenno di barocco e percussioni mediterranee. In qualche modo, certi momenti strizzano l’occhio alla musica mediorientale, cosa che al mio orecchio stride sempre, in quanto trovo l’armonia intensa della musica tradizionale/rinascimentale (anche nei brani più festosi, movimentati o tipici della tradizione popolare) completamente incompatibile con l’animosità e la serpeggiante inquietudine della prima.[PAGEBREAK]La opener “Tribe” pone proprio questo problema, ma i suoi momenti più calmi e incantanti gratificano l’ascoltatore al punto da renderla sicuramente un valido ascolto. Sempre “Tribe” vede Claudia Florio fare sfoggio di una voce operistica estremamente istrionica, forse più adatta ad una Camerata Sforzesca che al contesto presente. Claudia è dotata di tecnica e bravura non comuni, forse anche troppo oltre lo spartito, giungendo ad iperinterpretare le partiture come se fossero il testo di un’opera lirica. Tuttavia mano a mano che l’orecchio familiarizza e che la musica prende la giusta piega, comincerà a suone perfetta. Incantevole è infatti la performance nella canzone “Personent Hodie”, eccellente prova di sensibilità per Claudia, e un’ottima dimostrazione di come è stato mantenuto lo spirito dell’originale canzone popolare. “Sub Specie Aeternitatis” ha un incedere lento e progressivo, in salita nel chorus dove i violini accompagnano gli acuti del soprano. Il secondo movimento del brano è invece dominato dalle percussioni etniche e dalle chitarre di Prencipe, fino a raggiungere una mirabile armonia sinfonica, rilassante e davvero toccante. Dopo l’intrigante e barocca strumentale “Praga”, comincia la splendida “Rebis”, accarezzata dalle chitarre e dalle orchestrazioni, impreziosita dall’indubbio valore della performance di Claudia, qui davvero impagabile: i versi sono declamati con forza drammatica ammirevole, particolare che la accomuna con “Formis Melara Sanctus Filix”. Recitativo da brividi in “kundalini”, come da plauso è la bravura del soprano a gestire con la sua sola voce “The Wind That Shakes The Barley”; a dimostrare come il fascino del disco sia vario nel repertorio tecnico, ma sempre costante nell’intensità drammatica e coerente col discorso generale.
Disco di tecnica superlativa, davvero notevole artisticamente e musicalmente in grado di catapultare o sintonizzare l’ascoltatore nella propria dimensione. Autentico e genuino, è una delle release più interessanti del campo classico, tradizionale popolare-folk, con cantato operistico.

Scroll To Top