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M. Night Shyamalan: Narratore di fiabe e inquietudini

Manoj Nellyiattu Shyamalan nasce a Madras (ora Chennai) in India il 6 agosto 1970 ma ben presto si trasferisce in Pennsylvania con i genitori, entrambi medici; le origini indiane e il desiderio di ristabilire un legame con la cultura di nascita saranno al centro del suo primo lungometraggio, “Praying With Anger” (1992), presentato al Toronto Film Festival ma inedito in Italia.
I primi esperimenti cinematografici del piccolo Manoj risalgono però all’infanzia: a otto anni riceve in regalo dal padre una telecamera Super8 con la quale inizia una prolifica produzione casalinga di cortometraggi, alcuni dei quali sono visionabili nei contenuti extra dei dvd dei suoi film successivi.

Malgrado la rudimentalità tecnica ed artistica dei questi semplici filmati domestici realizzati con l’aiuto degli amici, è già evidente come fosse grande l’attenzione del giovanissimo aspirante regista nel comporre l’inquadratura e nel creare tensione; si pensi in particolare a “Il Primo Film Sugli Alieni Di Night”, il corto presente nel dvd di “Signs”.
Shyamalan frequenta una scuola cattolica, e alcune delle sue esperienze in quest’ambiente torneranno, filtrate, nel suo secondo film, “Wide Awake” (“Ad Occhi Aperti”, 1998), delicata storia sui dubbi esistenziali di un bambino che, malgrado un infantilismo eccessivamente dolce, riesce a trattare con intelligenza temi ad alto rischio di banalità.

Agli studi in medicina segue poi la frequenza della Tisch School of the Arts (è nell’ambiente universitario che nasce il suo nomignolo, Night) e l’esordio nel cinema; il primo vero successo arriva però solo nel 1999 con “The Sixth Sense” (“Il Sesto Senso”), grazie soprattutto al celebre colpo di scena finale. Con le opere successive infatti l’interesse del pubblico per il cinema di Shyamalan è notevolmente diminuito, dimostrando come quello per “The Sixth Sense” sia stato in parte un entusiasmo passeggero, nato sulla scia delle particolarità della storia narrata.
Il film frutta a Shyamalan anche le sue prime, e tutt’ora uniche, candidature agli Oscar, per la miglior regia e la miglior sceneggiatura, e segna l’inizio della collaborazione con il compositore James Newton Howard. Sempre nel 1999 scrive poi, con Greg Booker, l’adattamento cinematografico di “Stuart Little” e fonda la sua casa di produzione personale, la Blinding Edge Pictures.

L’anno dopo arriva nelle sale “Unbreakable”, curioso dramma introspettivo che fonde l’epica popolare dei fumetti a riflessioni, in parte irrisolte, sul destino e sulla necessità per gli esseri umani di trovare il proprio posto nel mondo.
Malgrado il tema del supereroe, il film, lento e contemplativo, risulta però poco accattivante per il pubblico e raccoglie anche critiche non particolarmente entusiastiche.
È migliore, soprattutto per la buona risposta del pubblico, la sorte di “Signs” (2004), film di fantascienza atipico in cui la presenza degli alieni si rivela del tutto marginale per lasciar spazio invece ad una riflessione sulla fede e sul destino.

Nel 2004 esce “The Village”, spesso citato come il film più maturo di Shyamalan, che si fa notare anche per l’assenza della componente fantastica, altrimenti cifra distintiva del suo cinema. Del film viene da molti elogiata l’attualità della riflessione politica ma, sebbene “The Village” sia sicuramente una critica malinconicamente feroce del concetto stesso di utopia e della tendenza ad identificare il male sempre con qualcosa di altro da sé, lodare il film solo per i suoi contenuti significa non rendere giustizia alle particolari qualità registiche dell’autore e alla sua costanza stilistica; il film ottiene una nomination agli Oscar, per la colonna sonora di James Newton Howard, impreziosita fra l’altro dalle esecuzioni della giovane violinista Hilary Hahn.

“Lady In The Water”, del 2006, è stato spesso liquidato come un’opera sciocca e pretenziosa tanto da aggiudicarsi quattro infamanti nomination ai Golden Raspberry Awards ma, pur nelle sue imperfezioni, rimane un film insolito che lavora con delicatezza sul valore delle fiabe e del concetto stesso di narrazione come strumento di salvezza. Il progetto passa nelle mani della Warner dopo che la disneyana Buena Vista, casa produttrice di tutti i film precedenti a partire da “The Sixth Sense”, giudica la sceneggiatura troppo bizzarra e rischiosa. La difficile situazione produttiva di “Lady In The Water” è stata raccontata da Michael Bamberger nel libro “The Man Who Heard Voices: Or, How M. Night Shyamalan Risked His Career On A Fairy Tale”, dedicato appunto al lavoro e alla carriera di Shyamalan.

“The Happening” (“E Venne Il Giorno”), nelle sale a giugno 2008, è il primo film di Shyamalan ad aver ottenuto un divieto ai minori negli Stati Uniti: un cambio di rotta non indifferente, se si considera che il precedente “Lady in the Water” era nato come favola della buonanotte per le sue bambine.

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