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“Ma brava, brava!”

Ci sono cose e persone che tutti dicono di odiare, ma che poi, di nascosto, amano sfrenatamente. No, non è di politica che vi parliamo questa volta, ma di reality show.
Da dove deriva tanta passione? Dalla sincerità delle situazioni, dalla immediatezza dei messaggi e anche un po’ dalla violenza (verbale) che in essi si estrinseca. Già! Perché, che sia all’interno di una casa, di un’isola deserta o di una fattoria, ovunque vi siano telecamere allestite a reality è lecito attendersi espressioni dirette, offensive e, a tratti, oltraggiose.

“Ma bravi, bravi!” qualcuno potrebbe dirci, chiedendosi che fine abbia fatto allora la diffamazione. È stata per sempre derubricata?
A chiarirci come stanno le cose soccorre, come sempre, una recentissima sentenza della Cassazione, che ricorda come la diffamazione sia un reato da “contestualizzare”.

Il caso esposto ai giudici della Suprema Corte riguarda Tizio che, nel corso di un reality show, allestito in una località esotica e trasmesso dalla R.T.I. S.p.A., avrebbe offeso Caio, chiamandolo pedofilo”, per via delle attenzioni da quest’ultimo rivolte nei confronti di una minorenne! Caio, a cui non bastavano i soldi elargitigli dagli organizzatori della trasmissione, ha pensato di querelare Tizio per diffamazione e di chiedergli il risarcimento dei danni.

La Cassazione ha tuttavia respinto il ricorso, sostenendo che il reato di diffamazione (che per sua natura richiede l’offesa all’altrui reputazione e la presenza di più persone) necessita anche di un vaglio circostanziato sull’occasione in cui si è consumato. In altre parole, la condotta lesiva va rapportata al contesto spazio-temporale nel quale è stata posta in essere.

Nel caso di specie, essendo il reality un programma televisivo basato quasi esclusivamente sul contrasto verbale e da un’accesa conflittualità tra i partecipanti – circostanza peraltro che non poteva essere ignorata dalla vittima – era presumibile attendersi condotte come quella incriminata.
Non è vero, del resto, che al campo sportivo, all’indirizzo dell’arbitro si raccolgono i migliori encomi?

Ma c’è un altro lato della medaglia, una tutela che, per eccesso di garantismo, è stata completamente dimenticata: quella dell’ascoltatore. Una volta esisteva la censura contro le immagini erotiche e hard. Chi provvederà invece oggi a censurare le espressioni violente e volgari?

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