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Ma cosa fai l’erasmus se a Milano c’è il Go! Team

Brighton è una città che sa di turismo di stagione e portuali. Non è che uno vada a Brighton e si aspetti di trovare le band aggraziate che suonano musica eterea. Uno va a Brighton e, fortunatamente, ci trova gente vestita alla cazzo e coloratissima che si chiama i Go! Team e suona un crossover di qualsiasi cosa musicale si trovi sotto il cielo di Nostro Signore; gente che, per una volta nella vita, viene a suonare a Milano, città con meno mare ma senza dubbio con la medesima percentuale di persone vestite alla cazzo.

È lunedì: fino alle 21.30 il Tunnel è percorso da palle di sterpi e sporadici gruppetti di persone che si riferiscono a vari membri del gruppo come «la cinese, la negra» (storia vera). Iniziamo bene. Poi però il Go! Team sale sul palco e le cose cominciano ad andare meglio. Attacca con “T.O.R.N.A.D.O.” e rivolta le viscere dei presenti. Quella dei Go! Team è una democrazia autoregolata: si scambiano gli strumenti a piacimento, suonano due batterie in contemporanea, chi ne ha urgenza prende il microfono e canta.

Si pensava che, per compensare la mancanza di tutti quegli ottoni dell’ultimo album, dal vivo il gruppo abusasse dei synth. E invece a dominare rimangono le chitarre e il basso. Oltre, naturalmente, a Ninja: quando sale sul palco, l’attenzione di tutti è catalizzata inevitabilmente su di lei. Sgomita, fa mossette, balla piuttosto male, dice «I want to see some shaking of the culo», rappa fuori tempo e meravigliosamente bene. Dalla platea un tale cerca di attirare la sua attenzione e con le mani fa il gesto di “CUORE”.
Il gruppo salta scompostamente avanti e indietro per tutta la discografia; durante “Ladyflash” e “Huddle Formation” la folla fa esattamente quello che il palco le richiede (muoversi a tempo, saltare, cantare anche se non si conoscono le parole del pezzo). Chi Fukami Taylor, circa 50 cm di altezza, è una batterista incredibilmente potente e la voce principale di una versione di “Ready To Go Steady” che mi spinge quasi a pronunciare la parola «kawaii». Kaori Tsuchida fa le veci di Satomi dei Deerhoof in “Secretary Song”. Certo, dopo un po’ i 2/4 annoiano, ma l’energia rimane invariata. ANCHE quando, durante il bis, i microfoni saltano tutti e Ninja ostenta noncuranza, continuando a sgolarsi.

Dice: ma come è stato il concerto dei Go! Team? Dico: ottimo, divertiti moltissimo, non è che non ci abbia dormito la notte come invece mi aspettavo, ma poco importa. Dormire è quasi bello come saltare.

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