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Macbeth: Il canto degli angeli post-moderni

A distanza di due anni e mezzo dall’uscita di “Malae Artes” ritroviamo Fabrizio e i Macbeth. Cresciuti, come professionalità, tecnica e popolarità. Un punto di riferimento per un rock d’impatto, di stampo internazionale, in grado di cavalcare un trend ma certamente più profondo del semplice strato immediato. Abbiamo provato a vedere cosa c’è sotto…

Iniziamo con un ben ritrovati! Il tempo è passato per ambedue le parti ed è un sano piacere vedervi cresciuti. Iniziamo da un discorso lasciato in sospeso un po’ di tempo fa. 2005: eravate per la promozione un gruppo “gothic”, e intanto vi affibbiavano un’etichetta, inoltre risultavate simili ai Lacuna Coil, e vi affibbiavano anche un paragone. Ora finalmente vi pubblicizzano solo come gruppo Gothic. La finiranno mai? Dopo aver attentamente ascoltato il disco, che cosa mi dici del genere gothic e delle “etichettature”?
Ti ringrazio Massimiliano. Il piacere è tutto mio.
Non ho mai amato le “etichettature”. A mio avviso l’etichetta viene utilizzata per una questione di comodità. Mi spiego meglio… Chi il disco lo deve vendere trova un’etichetta, un termine di paragone che possa dare al prodotto un certo tipo di visibilità, del valore aggiunto “a scopo di lucro”. Chi invece il disco lo deve recensire, usa un paragone anche forzato molto spesso a causa della mancanza di background o della propria cultura musicale pari a zero.
In soldoni, se me lo consenti; il ragazzino che conosce una manciata di dischi rock, qualche gruppo black metal e non distingue una chitarra da un accendino non potrà che asserire che i Macbeth sono cloni dei Lacuna Coil. Nulla da togliere ai colleghi che mi piacciono anche… Credo che il termine gothic sia ormai obsoleto. Lo vedo come un limite se associato al nostro sound così ibrido.

Andiamo su un argomento più sereno, sempre riprendendo da dove ci eravamo lasciati. Un tour di successo, una calorosa risposta da parte del pubblico, che vi ha voluto fino in Messico. Che cosa portate ancora con voi, in termini di ricordi ed emozioni, del tour e della ricchezza di “Arti Malefiche”?
Personalmente ricordo con piacere il calore dei fans e della gente in ogni città del Messico che abbiamo visitato. Il concerto di Guadalajara in particolare è rimasto impresso nella mia memoria per la grande affluenza ed accoglienza del pubblico messicano. La grande professionalità della crew e del management che si è occupato del nostro tour ha conferito ulteriore importanza all’esperienza.

Avete fatto un album coerente con la crescita che ci si aspettava. Il bello di un disco che riesce a non deludere le aspettative è che non solo prosegue un cammino di formazione, ma aggiunge quel “nuovo” che rinfresca l’orecchio dell’ascoltatore. Per questo molti falliscono, altri cambiano bruscamente direzione. Voi, invece, siete riusciti a lavorare con idee nuove, valorizzando il vostro vocabolario musicale, senza tradirlo. Dal punto di vista vostro, di compositori ed interpeti, in cosa consiste questa “coerenza”? È paragonabile al carattere umano, talvolta geniale ed incostante, talaltra coerente e continuo?
Questo è un bellissimo complimento. Ciò che ti posso dire è che senza dubbio, durante la fase compositiva, l’ultima cosa a cui pensiamo è l’aspettativa. È pericoloso e soprattutto stressante cercare di ragionare in questi termini. Intendo dire che i Macbeth compongono in primis per loro stessi, per il gusto che lascia la sublimazione delle proprie emozioni. Io sono un musicista e mi esprimo in questo modo. Le esperienze quotidiane influiscono direttamente sul risultato e sulla creazione appunto dei nostri album.

Chi sono i portatori di un odio (super)angelico?

Sono gli uomini che abitano la terra e che vivono nella società contemporanea. Sono attori con disturbi della personalità che tendono una mano per darti aiuto e nascondono un coltello nell’altra.
[PAGEBREAK] Liriche dirette, che anche questa volta lasciano pensare ai multi-strati semantici. La prima fermata è su “Don’t Pretend”. Nella sfera affettiva, qual è la Natura della Bestia/Natura Bestiale?
La natura della bestia è riassumibile nel concetto “fa ciò che ti senti di fare” applicato alla lettera. “Don’t pretend” è la mia critica alla nostra società che da una parte si fregia di un consumismo iper-radicato nonché di materialismo che sfiora il cinismo più bieco e dall’altra si crogiola nella propria superficialità fatta di favole e religioni.

Subito dopo compensano due anthem dal tema romantico. In “Without You” una persona intaglia la sua vita interamente nella vita di un altro. “Stai al mio fianco finché la candela non si spegne”: niente, quindi, è destinato a durare per sempre? Che cosa mantiene uniti, la luce attorno a cui ci si ripara o l’ardere di una fiamma che lotta contro il tempo e che brucia la sua sostanza? Questa immagine, ricordo, era anche un curioso monito di Byron a Shelley, quello di non bruciare troppo in fretta nel suo fuoco.
Si tratta proprio di questo. L’ardere di una fiamma che lotta contro il tempo e che brucia la sua sostanza. Ognuno di noi si sarà di certo soffermato a meditare su questo concetto in determinate occasioni. È un tema che mi ha donato svariate notti insonni.
Ma non vorrei sembrare il pessimista depresso che in realtà non sono! I testi dei Macbeth parlano anche di questo… non solo di questo.

“Don’t Include Me In Your Dreams”: ti sei divertito con le percussioni mediterranee ad un certo punto. Inoltre si varia da stanze con caldi bassi, chitarra acustica arricchita da arrangiamenti, e ritornello di solide chitarre compatte. L’impressione è che nel complesso, al di là delle scelte stilistiche, quello che conta è il messaggio melodico di ogni brano, che può anche essere groovy ed immediato, ma non finisce mai col solo fatto di essere orecchiabile. Partendo dal vostro punto di vista, invece, in quest’album come si è sviluppato il processo di registrazione e produzione? Arrangiamenti, elettronica, vestizione del brano stesso: una cosa immediata o analitica/programmatica?
Massimiliano cosa ti posso dire…è gratificante parlare con uno che recepisce sempre il messaggio che vuoi comunicare! Ogni tanto fa piacere anche agli artisti ricevere prove tangibili di un lavoro ben svolto. Mi sono divertito in “Don’t include in your dreams” è proprio vero. Oltre ad una batteria molto “in primo piano” ho lavorato con Mario Riso per l’inserimento di percussioni aggiuntive che hanno dato al pezzo maggiore incisività. Quasi certamente ripeterò l’esperienza nel prossimo lavoro. Tutta la band ha fatto un ottimo lavoro nelle fasi di registrazione del nuovo album. Gran parte della produzione è stata portata a termine presso i New Sins studio di Loria (TV). Synth e tastiere sono state incise da Andrea Messieri (con noi in Romantic Tragedy’s Crescendo e Vanitas) che ha realizzato le sue parti in uno studio privato Islandese. Alcuni tra gli arrangiamenti come le percussioni aggiuntive sono state registrate a Milano presso Massive Arts studios.
L’album si è materializzato, come un ologramma. Niente di prestabilito. Tutti hanno contribuito alimentandolo piano piano. “Superangelic Hate Bringers” è probabilmente l’album più spontaneo dei Macbeth.

Anche nella creazione degli art work, hai affinato una comunicazione che viaggia per spazi squadrati, figure dirette e in comunicazione diretta con il destinatario, ed icone (la mela sulla copertina, e la mano che offre, per fare un esempio). Te la senti di dire per analogie tra figura e suoni, le similitudini emotive tra immagini e “Superangelic Hate Bringers”?
Il minimalismo a cui sono tanto affezionato. Adoro ciò che risulta essenziale ed immediato.
L’album è un altro passo verso la sintesi, la semplificazione sebbene a differenza di “Malae Artes” ci sia una cura palesemente maggiore nel dettaglio.
Bianco, rosso e nero. Tre colori che collegherei virtualmente a: melodie easy, chitarre taglienti, molto presenti e una ritmica solida ma versatile. L’immagine di copertina rispecchia in tutto e per tutto il nostro sound. Trovo la copertina evocativa ed affascinante, ma come sai sono un po’ troppo di parte…
[PAGEBREAK] “H.A.T.E.” ha un ritornello misto tra l’amaro e l’arioso. Mi è balzato subito all’orecchio il modo diretto che ha di porre una domanda, senza conoscere ancora nemmeno il testo: “Can’t you see the shining face of the sun? You never want to feel so low”. È il modo di sottolineare un appello alla presa di coscienza per la propria condizione?
Esatto. Quindi funziona alla perfezione. Si riferisce all’essere umano e agli schemi che divengono parte della sua vita senza che nemmeno se ne accorga. Spesso ci ritroviamo a percepire come problemi questioni insignificanti e non riconosciamo le vere piaghe perché crediamo non ci riguardino.

Il tema principe di Arti Malefiche, concordammo, era la menzogna. Sembra essere ancora presente, anche se non più nel campo della scacchiera di schermaglie amorose richiamanti Othello, per esempio. Ora sembrate porre l’accento soprattutto sul masochistico senso dell’uomo di farsi male con le proprie mani, con la propria volontà organizzata. Il risultato di vivere di illusioni, di malessere e di gratuite mal intenzioni è opera di un soggetto consapevole?
È l’era delle illusioni, delle paranoie, delle parafilie. L’uomo cerca il rimedio alla noia nell’abisso… E a questo punto possiamo anche chiamare in causa Nietzsche: “quando scruti nell’abisso, l’abisso scruterà dentro di te”. Inoltre la mia predilezione per le trame Shakespeariane non mi abbandonerà mai…
Ok, ora è meglio rassicurare i lettori dicendo che il background culturale è solo “un’ancora”, diciamo così, materiale che viene digerito e sintetizzato in qualcosa di molto più easy! I nostri testi sono infatti molto diretti per nulla cervellotici…

Certamente la vostra musica trasmetterà quell’immediatezza che rassicurerà i lettori riguardo a questo. È un valore aggiunto quello di avere anche ulteriori strati di significati. Andiamo ad un altro aspetto ora: Andreas e Morena consolidano un’equa ripartizione delle ‘vocal duties’. La sensazione mia è che gli intrecci/duetti si siano ridotti di molto. Premesso che ogni scelta artistica è comandata da istinti e estetiche, secondo te quali fattori principali possono aver portato a questo risultato?
Hai ragione, ma non si tratta di una scelta. Ci siamo accorti che i pezzi suonavano bene in questo modo e non siamo andati oltre. Un’eccessiva manipolazione finisce per cancellare il feeling.

Ora avete una più solida dimestichezza con il pubblico estero. Complimenti innanzitutto per il tour programmato per la Gran Bretagna. Toccherete sia nord che sud vero? Vi manderemo di nascosto i nostri inviati da Londra a vedere come suonate fuori. Scherzi a parte, che genere di show state preparando?
Grazie. Sarà un tour piuttosto esteso e toccheremo le principali città di tutta l’Inghilterra. Il management locale sta inoltre programmando interviste e show cases che precederanno il tour. Lo show sarà molto particolare sia a livello scenografiche che come setlist. Ci sarà un reportage molto approfondito quindi nessuno si perderà nulla.

Avendo un feeling molto diretto, quest’album sicuramente non teme di impattare sul pubblico. Con due album dall’approccio simile, come sistemerete la setlist dei concerti? Quanto spazio dedicherete ai primi due episodi?
Certamente dedicheremo gran parte dello show al nuovo album. I pezzi di “Superangelic Hate Bringers” sono molto live ed aggressivi. Poi viene “Malae Artes” da cui estrarremo alcuni pezzi, idem per i primi due a scalare.

Avete cominciato a frequentare i media e i social networks più importanti proprio nell’esplosione di quello che viene chiamato il web 2.0 ed il modo di concepire l’uso di internet. Che vantaggi avete ottenuto in cambio? Il vostro rapporto con chi è interessato alla vostra musica è più diretto, oppure la nota più rilevante è che riuscite meglio ed in prima persona a controllare la vostra comunicazione? Un tempo, con la sola stampa da intermediaria, era la pubblicità l’unica forma di comunicazione del vostro “modo di essere” con il pubblico che intendevate avere. E le lettere, naturalmente…
Internet è qualcosa di miracoloso; ha sconvolto il mondo delle comunicazioni portando grosse opportunità. Il mondo a portata di un click. Ovviamente c’è anche il rovescio della medaglia. Il livello qualitativo si è abbassato di parecchio e anche le band alle prime armi possono avere opportunità discrete. L’effetto negativo sui neo musicisti è il seguente: il numero di vistite su myspace vale più di un quattro quarti tenuto per due minuti senza andare fuori tempo. Internet è un mezzo e non un obiettivo; io la vedo così.
[PAGEBREAK] Parlando di corrispondenza epistolare, avete ancora supporter che vi scrivono lettere come si faceva un tempo? O il web distrugge tutto?
Certamente. Ci sono persone che ancora non possono accedere alla rete e così utilizzano i mezzi che hanno. Devo confessare che ogni tanto è anche piacevole tenere quel tipo di corrispondenza che senza dubbio, quantomeno nella calligrafia mantiene il calore umano che si perde digitando sulla tastiera di un portatile. Ci sono alcuni fans che supportano i Macbeth dagli esordi e che continuano ad utilizzare carta e penna.

Parliamo del videoclip di “Without You”: molto futuristico, ed essenziale. Punta molto sull’immagine del gruppo senza troppe iconografie. Vi sentivate a vostro agio a mettere musica e immagine di gruppo come centro di attenzione? Sicuramente il fatto che “Without You” ha l’efficacia e la robustezza del ‘singolo’ poteva far propendere per questo tipo di scelta. Hai notato come molto spesso, proprio come nelle pubblicità, nei videoclip si possa eccedere a tal punto che ricordi di più l’immagine della musica che doveva essere promossa dal videoclip?
Abbiamo aspettato fino ad ora per avere un certo tipo di budget da investire in un videoclip. Visto che si trattava del primo preferivamo focalizzare l’attenzione sulla band, sui volti. L’immagine al giorno d’oggi è la cosa più importante per ottenere credibilità, è indispensabile curarla nei minimi dettagli.
La regia del video ci ha sorpresi, volevamo esattamente un prodotto di questo tipo. Essenziale e diretto. Mirco Andreis ha lavorato con la sua troupe in modo molto professionale mettendo i membri della band a loro agio.

Diciamo che questa è la fine del primo tempo. “Macbeth swing like a butterfly and sting like a bee, and you can’t hit what you can’t see”. Ci vediamo dopo che avrete messo KO la regina?
Benissimo;) Intanto ti ringrazio anche a nome di tutta la band.
Grazie a LoudVision per lo spazio concesso e grazie a tutti quelli che ci hanno supportato e ci supportano; non saremmo nulla senza di voi! Tenetevi informati sui MACBETH visitando il sito ufficiale: www.macbeth.it

Ecco uno dei gruppi nostrani affacciarsi in modo equilibrato anche al mercato estero. La proposta è groovy ed efficace quanto basta. Loro, dalla gavetta del gothic di maniera, hanno saputo trovare una chiave di modernità che è difficile classificare e per questo trova il suo modo personale di piacere. Li risentiremo presto.

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