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  • Macy Gray: Covered

    Macy Gray

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Macy ti odio!

Se hai un a voce come quella di Macy Gray puoi cantare la sigla del peggiore programma della più triste tv locale e sei comunque al top. Ecco, la questione voce la mettiamo da parte in modo che nessun lettore possa rivendicare il gradimento ai timpani che provoca la tigre del neo soul statunitense.

Poi c’è un “Covered”, un disco che raccoglie gli ascolti della Gray e le sue rivisitazioni. Dai Radiohead ai Metallica, dagli Yeah Yeah Yeahs ai My Chemical Romance, passando per Eurytmics, Arcade Fire, Toyes. La vivacità dei gusti di Macy fa sì che nell’ipotetico concerto che si tiene nelle vostre cuffie la scaletta non sia banale.

Ciò che lascia storcere il naso è la somiglianza di tutti i brani.


“Covered” manca di anima: la voce di mrs. McIntyre perde fascino, chi ascolta non è che un amante deluso al quale viene strappata di dosso la passione fino a ieri irrinunciabile.
Vi chiederete perché vi ha illuso, rimembrerete il passato e confiderete nel futuro.

Ma basterà l’ultima riga di una recensione qualunque per ricordarvi che la voce che vi sta facendo soffrire è la stessa che a Sanremo se l’è spassata dinanzi ad un pianoforte con D’Alessio. Ecco.

Pro

Contro

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