Home > Recensioni > Mad Max: Fury Road

Gas Town, fortificazioni, miseria, deserto e motori che rombano: siamo di nuovo sulle tracce del guerriero della strada Mad Max, finalmente “pazzo” per davvero con il volto e la bravura di Tom Hardy.

Max fa l’ennesimo brutto incontro per strada e finisce per diventare la sacca di sangue a servizio di una cittadella in cui tutti sono marchiati come proprietà di Immortan Joe (Hugh Keays-Byrne). Furiosa (Charlize Theron) mette in atto il suo ennesimo tentativo di ribellione: la presenza di Max è una variabile inattesa che rende il suo esito imprevedibile.

Mad Max: Fury Road” è forse il miglior film d’azione di questo decennio e anche come opera distopica davvero in pochissimi possono posizionarsi al suo fianco. Finalmente la tecnologia consente di realizzare con stupefacente visionarietà le folli pensate di George Miller, di esaltare la sua regia incalzante, forsennata, il suo ritmo micidiale. Contrariamente alla norma, il numero di idee e la profondità delle stesse non è cambiato, tanto che tra attori in stato di grazia, personaggi memorabili, scene motorizzate da antologia e una meravigliosa fedeltà alla tradizione di Mad Max, “Fury Road” è il migliore capitolo della serie.

Se tutto questo non fosse sufficiente, con un paio di cesoie Miller rompe gli stereotipi del cinema hollywoodiano e ci fa vedere come dovrebbe essere una storia in cui donne e uomini, narrativamente, lottano fianco a fianco. Maschilisti furiosi per la “propaganda femminista” di un film che ridà alle donne i loro corpi e la loro dignità: meno male che è solo un blockbuster d’azione.

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Contro

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