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  • Mad Max: Night Of White Rock

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Quando il rock sposa l’eleganza e la melodia

Germania, 1987. Anno dello scioglimento. Una delle hard melodic rock band più amate degli anni ’80 saluta il proprio cospicuo seguito, che quattro album erano riusciti a riunire! Così, dopo “Night of Passion” (se si esclude il successivo “Never Say Never”, che si presentava piuttosto come un solo-album del frontman) i membri dei Mad Max diventano affluenti di altre band “sconosciute” come Casanova, Silver e Biss (per Michael Voss, “Vossi”), Jaded Heart (per Axel Kruse), Tanner (per Juergen Breforth).
Chi mai poteva pensare che dopo oltre 15 anni di immemore silenzio, potesse risorgere la storica formazione!
Ci tengono i Mad Max a chiarire sin dall’inizio (e lo mettono in evidenza già nel titolo dell’album) che la principale differenza rispetto al passato è la realizzazione di quello che era un progetto già in fieri nei verdi anni: le liriche sono impostate non più su classiche tematiche rock’n’roll, ma sul rock bianco (altrimenti detto christian rock), inneggiando alla pace, alla speranza, alla fede. Per il resto, le undici tracce si presentano come una osmosi di melodia e rock che, pur senza raggiungere grandi vette, non infanga il nome storico della band e la adegua al passo coi tempi.
I ritmi sono serrati, le chitarre e la batteria imperano sugli scarsi 45 minuti. I cori ci riportano a certi spunti glam, garantendo un risultato divertente. Di metal, tuttavia, c’è poco: “smarmotta” di tanto in tanto, timoroso, quasi avesse paura di rovinare un’atmosfera che non raramente sconfina nel sentimentale.

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