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Mad Sin: God Save The Sin

I used to listen to Mad Sin in prison

La (I Used To Fuck) People Like You (In Prison) è ormai da tempo all’opera sul recupero dei Mad Sin, nome seminale per la scena psychobilly le cui origini risalgono a ormai più di vent’anni fa, quando dei ragazzi fuoriusciti dai ranghi scolastici suonavano per raccogliere due spiccioli negli angoli dei centri commerciali. Dopo la raccolta “20 Years Of Sin Sin”, adesso è il turno della ristampa del disco più noto dei tedeschi, quel “God Save The Sin”, originariamente edito dall’olandese Count Orlock, che ha portato all’attenzione dei più lo psychobilly sporcato di punk dei Mad Sin.

Horror e country western si fondono nei suoni e nelle tematiche di questo disco, dalla facciata duramente hardcore, ma dal cuore ben più sbarazzino. I numerosissimi pezzi si alternano tra suadenti rimiche anni ’50, tutte brillantina e contrabbasso (“Dead End”), e aggressioni all’arma bianca decisamente più punk (“U.F.O.”), restando sempre molto piacevoli e di grande intrattenimento. Lo stesso plauso non si può rivolgere ad una produzione probabilmente inadeguata già una dozzina di anni fa, quando il disco è stato registrato, che finisce per rappresentare il limite principale per l’attualità di un album fuori dal tempo sia per qualità che per attitudine.

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