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    Madame Lingerie

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Ecco a voi gli Interpol italiani (ma non troppo)

In origine furono i Joy Division. Poi, vent’anni dopo, arrivò l’ondata firmata Interpol, Editors, Cinematics, Departure, White Lies (potremmo continuare all’infinito), tutti cloni: sound uguale, voci uguali, insomma, l’impressione era di sentire ogni volta lo stesso disco (eccezion fatta per i White Lies, più meritevoli degli altri).

Ora questo genere new wave/post punk sbarca in Italia grazie ai Madame Lingerie. Buona idea e novità nel panorama italiano. Le sfumature sonore sono simili a quelle dei più noti Interpol, con un cantato italiano che si incastra bene nelle sonorità ’80s stile Joy Division/New Order. Un disco introspettivo e ben suonato che riesce a far dimenticare il fatto che almeno altri dieci gruppi prima di loro abbiano proposto le stesse cose.

L’avvio, con “Più niente” e le chitarre di “Hollywood”, riporta ai fasti di “Turn On The Bright Lights”, con quelle sfumature dark che si incastrano alla perfezione in tappeti sonori decisamente post-punk. Il loro look si discosta dalla matrice che aveva contraddistinto le band citate all’inizio, ma ascoltandoli a fondo è impossibile non notare somiglianze/ispirazioni con tutto quel panorama musicale.

C’è spazio anche per un evidente omaggio ai Marlene Kuntz (“Non Avrò Paura” potrebbe benissimo essere contenuta in “Senza Peso”), per un esordio che è decisamente poco italiano, e per questo forse ci piace ancora di più. Il disco è autoprodotto, e questo è un altro punto a loro favore. Bravi e soprattutto non raccomandati.

Pro

Contro

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