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Made in England

Tornano, acclamati da un pubblico quanto meno variopinto, la rivelazione inglese dello scorso 2007, gli Editors. Giunti al secondo disco, e felicemente travolti proprio dal successo di quest’ultimo.
L’Alcatraz, location milanese che ha ospitato il combo d”oltremanica, è gremito e la gente in fibrillazione. L’esibizione dei The Mobius Band, gruppo spalla Newyorkese, pur lasciando alcuni piacevolmente colpiti, ne lascia altrettanti tristemente indifferenti, a dissetarsi sui gradini degli spalti.
Dopo un cambio palco di una mezz’oretta circa, si abbassano finalmente le luci, cala il silenzio e l’inizio di “Camera” accompagna la salita sul palco dei quattro. Si parte così, con luci bianche, blu e viola, sedia e pianoforte. A seguire la title track “An End Has A Start”, up tempo di successo, che in effetti infiamma il pubblico, nonostante una resa sonora generale un po’ vuota, e “The Weight Of The World”, altro momento votato all’emozione.
Sono partiti un po’ incerti, i nostri, ma la folla non pare accorgersene, apprezza e lo dimostra calorosamente, con applausi scroscianti, grida ed espressioni di stupore.
Si alternano brani dei due album, la band comincia a scaldarsi, l’idea che forse i brani di “The Back Room”, meno prodotti rispetto a quelli dell’ultimo “An End Has A Start” abbiano più grip in versione live.
Parallelamente, si fa strada l’idea che ciò che attrae degli Editors risieda solo nella persona, nella mente e nella voce di Tom Smith. Gli Editors si rivelano in effetti, dal vivo ancor più che su disco, abilissimi giocolieri di qualche riff di chitarra e pattern di batteria che varia, grosso modo riscontrabili in tutti i loro pezzi, i quali acquistano valore, non comune, principalmente grazie alle splendide linee melodiche e timbrica vocali; in più, c’è l’impressione che l’amalgama che su disco non manca, dal vivo sia invece più difficilmente percettibile.

Poi arriva la cover, “Lullaby” (The Cure), che ci fa tornare sui nostri pensieri e definitivamente ammettere che, forse, il problema stia anche nella composizione. “Lullaby” è anche una citazione esplicita di uno dei gruppi che più stanno a cuore ai quattro musicisti di Birmingham, che subito dopo scelgono di suonare “Blood”, a voi trarre le conclusioni.
Considerazioni pignole a parte, bisogna ammettere che lo spettacolo è stato emozionante. La voce calda e suadente di Tom Smith ha accattivato tutti, grandi e piccini, fan e pubblico casuale, e nonostante la compostezza tipica degli inglesi, Tom è stato a suo agio sul palco, cercando di interagire con il pubblico in una maniera che magari, visto il mood molto intimo tipico della band, poteva non esser così facile immaginare a priori. Va comunque tenuto presente come i momenti di maggior efficacia dello spettacolo, quelli dove gli Editors mostrano un valore effettivamente non comune, siano i momenti più intimisti, melodici, più che quelli in cui pigiano con pi convinzione sull’acceleratore.
Il tempo scorre, la fine comincia ad avvicinarsi e non potevano non mancare “The Racing Rats” e l’ormai classico “Smokers Outside The Hospital Doors”, dal loro ultimo lavoro.
La band saluta, e se ne va, lasciando soddisfatti gli astanti e con un po’ d’amaro in bocca chi non è riuscito ad assistere allo spettacolo – comunque rimasto all’esterno del locale, ad aspettare la fine dello show: premio fedeltà.

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