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  • Madrugada: Madrugada

    Madrugada

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Lascia che il dolore ti lambisca

Il momento in cui l’alba toglie spazio alla notte. Questo è Madrugada.
Attivi dal 1999, praticamente star in Norvegia ma ancora poco conosciuti in Europa, con l’album eponimo presentano un disco che è rock scuro, meno indie della produzione precedente e più dark.
Lo scheletro delle canzoni è costituito da voce e chitarra, vestito da carne e sangue diretti discendenti di Nick Cave e, ancora più sotto, dei Joy Division (quelli veri).
Le due magie sono “Honey Bee” e “The Hour Of The Wolf”, l’una struggente canto che richiama la decadenza della successiva “New Woman, New Man”, l’altra uno dei pezzi cardine di un disco che in questo episodio torna ad essere una potente riflessione su quello che, a trent’anni di distanza, ci è stato lasciato da certi anni ottanta.

“Madrugada” è un disco intenso, intenso davvero, e costa fatica anche soltanto parlarne o scriverne perché è una di quelle uscite dalle quali lasciarsi semplicemente rapire.
C’è una malinconia, un mood di altri tempi e altri dischi che è difficile oggi riuscire a distillare in un solo album. Oscurità che scaturisce dalle composizioni come se fossero state una triste premonizione, al di là delle vicende personali del gruppo che non potrà più contare sul talento di Robert Boras, trovato cadavere giusto un anno fa nel suo appartamento di Oslo.

Mettete le orecchie su questo disco e trattenetevi dal download. Lasciate piuttosto che sia il dolore a lambirvi, nella condizione in cui un disco ha il diritto e il dovere di essere ascoltato.
A casa.
A volume alto.
Nella penombra.
Da soli.
O, alla peggio, in compagnia dei propri fantasmi.

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