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Magellano: Intervista a “Calci In Culo” (e non solo)

I Magellano stanno per ripartire in tour con Lo Stato Sociale. Li abbiamo beccati poco prima del via ufficiale, ecco qui sotto per voi la nostra chiacchierata.

È sempre bene partire dalle basi: raccontiamo un po’ la storia dei Magellano. Chi siete? Come avete formato il gruppo? Da dove nasce il nome? Com’è nato il rapporto con la Garrincha?

Siamo un gruppo di amici che si conosce da parecchi anni, frequentavamo lo stesso underground musicale della nostra Genova e ad un certo punto ci siamo ritrovati con la voglia di fare qualcosa di dievrso rispetto a ciò che ognuno stava poratndo avnti con i rispettivi progetti. Volevamo fare una musica la cui componente primaria fosse fisica, senza però tralasciare un certo gusto per la parola che abbiamo tutti. Volevamo un nome in qualche modo grosso e rotondo e che parlasse di esplorazioni e movimenti. Così nasce Magellano, dopo nemmeno un anno è arrivata Garrincha ed è stato amore a prima vista.

Con il primo disco avete avuto un buon successo, presentando un mix strano e interessante tra rap, electro e cantautorato. Com’è stata questa esperienza? E il vostro primo tour?

Il primo disco è nato nei ritagli di tempo tra i nostri altri progetti, è stato un disco in cui ci siamo cercati, annusati e capiti, per alcuni versi è un disco molto strano, è un disco figlio della Fornero. Con il tour di “Tutti A Spasso” abbiamo girato molto e ci siamo focalizzati sempre meglio su di noi, sul suono…

Sin da subito avevamo capito che avete in voi un animo un po’ tamarro e casinaro che nel nuovo disco fate risaltare ancora di più. Qual è stata l’evoluzione che avete seguito tra i due dischi?

… Proprio durante il tour di “Tutti A Spasso” ci siamo resi conto che avevamo bisgno di spingere ancora di più su tutta una serie di suoni, volevamo beat più potenti e ballabili, volevamo avere per le mani pezzi ancora più funzionali a fare festa, questo è lo spirito con cui è nato Calci in culo. Durante il tour lo abbiamo scritto, prodotto e registrato, con foga, velocemente e divertendoci parecchio.

Ascoltare “Calci in culo” ti constringe a ballare prendendoti letteralmente a pedate nelle natiche con bassi pesanti e ritmi da club in acido, ma c’è spazio anche per l’electro-swing, che da un po’ ormai spopola non solo in Italia. Come siete arrivati a inserirlo nel nuovo disco?

All’electro swing c’è qualche accenno in Il terzo pezzo dove ospitiamo i nostri fratellini torinesi The SweetLife Society, è un genere che ci piace e di cui io (Filo) ho anche prodotto delle cose al di fuori dei Magellano, è un genere che comunque è molto legato alla club culture, alla bass music, all’hip hop. Insomma volendo fare un disco da ballare ci è sembrato naturale affacciarci anche ad un genere che in qualche modo, nella nostra vita notturna degli ultimi anni abbiamo incrociato molte volte.

“Calci In Culo” alterna momenti di allegria, festa e casino a esplosioni di rabbia infinita e a atmosfere piene di malinconia. Pezzi come “E Se Einstein Avesse Ragione” o “Terminal” mi hanno veramente colpito. Da dove nascono questi sentimenti?

È un po’ il gioco di un certo cinema italiano che amiamo, amaro e dolce, si ride ma in qualche modo si riflette, siamo un misto di cose, il fatto di essere spesso pronti a fare casino e far ballare non ci impedisce di vedere il disastro che abbiamo attorno e questo in qualche modo penetra in noi ed esce nelle nostre parole. Poi ognuno esorcizza come meglio gli viene e noi spesso ci scherziamo sopra, ma il sapore che rimane in bocca alla fine è amaro.

“La Canzone Dell’ukulele”è un momento veramente strano nel disco. Non sembra per niente una canzone dei Magellano, e probabilmente anche questo era tra i vostri obiettivi. È un salto, un attimo di pausa nel disco che lascia straniti e forse pure un po’ confusi. Qual è la critica che volete comunicare con questo pezzo? A chi vi rivolgete? Come è nata la collaborazione con L’Orso?

Con L’Orso e con Mattia in particolare siamo molto amici, ci vediamo spesso, ed avevamo già collaborato ad un pezzo del loro disco. A questo giro ci divertiva avere in un disco così pomapato de elettronico un brano forzatura, spinto dentro a pedate o a calci in culo appunto… quindi solo ukulele in pieno stile hipster in un disco dove l’ukulele non c’entra proprio nulla. Abbiamo voluto giocare con la scena indie, con le mode, gli atteggiamenti dei musicisti che parlano solo a loro stessi, abbiamo giocato e ci siamo presi in giro tutti quanti.

Come sono nate le alte varie collaborazioni presenti nel disco?

Tutti gli ospiti di questo disco sono fondamentalmente degli amici, gente che frequentiamo abitualmente, come dicevamo prima per L’Orso, non abbiamo rincorso nessuno, sono tutte persone che bazzicano il nostro studio e che è stato molto naturale coinvolgere. Volevamo farci suggestionare dagli altri e così abbiamo fatto. In futuro penso che spingeremo il discorso delle feat verso territori ancora più estremi.

Quali sono le vostre prospettive future, oltre all’imminente tour? Che progetti avete in mente? Vi vedete continuare assieme questa strada?

Fino alla fine dell’anno saremo in giro con Lo Stato Sociale, dopo continueremo il tour di Calci in Culo da soli, tra live e djset, usciranno ancora un paio di singoli e dei remix, poi per l’estate ci saranno un po’ di sorprese, sicuramente non lavoreremo su formati lunghi tipo album, ma sempre più su produzioni rapide, feat e remix.

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