Home > Recensioni > Mai così vicini

Dopo la sua comparsata in “The Wolf of Wall Street” (è il corpulento padre di Jordan Belfort), Rob Reiner ritorna dietro la macchina da presa, e lo fa con la materia che gli risulta più congeniale: la commedia romantica.

Tutti sappiamo che porta la sua firma quello che si può tranquillamente definire come il capolavoro del genere, quell’ “Harry ti presento Sally” che, in maniera quasi alleniana, indagava sui rapporti tra i due sessi, arrivando alla conclusione che non può esistere soltanto “semplice” amicizia tra un uomo ed una donna. La sua carriera non ha mai più raggiunto vette cosi alte e non lo fa nemmeno in “Mai così vicini“, da oggi nelle sale.

Michael Douglas è Oren Little, agente immobiliare alle soglie della pensione che tenta di portare a compimento la sua ultima grande vendita, quella della vecchia casa, per poi godersi il meritato riposo.

Oren é un uomo cinico e burbero, che sembra avere una vera avversione verso l’intero genere umano (ma non è stato sempre cosi, e si scoprirà il perché…). Vive in una villa quadrifamiliare di sua proprietà e, tra un martini e l’altro, tenta di rendere quanto più impossibile la vita ai suoi coinquilini ed (inconsapevoli) affittuari.

I  piani di Oren verranno sconvolti dall’arrivo di suo figlio, che sta per andare in galera, e che gli molla la nipote della cui esistenza non sapeva nulla. Il rapporto con la bambina e con la sua amabile vicina di casa, la cantante Leah (Diane Keaton), gli faranno capire che bisogna sempre concedere una seconda chance all’amore e ai sentimenti.

Raccontata cosi, sembra la più vecchia e ritrita delle storie d’amore, ed in un certo senso lo è. Ma Rob Reiner è una vecchia volpe e maneggia il genere come gli pare e piace.

Certo, lo sviluppo della storia va oltre il prevedibile (che il vecchiaccio scontroso si ravvederà lo sappiamo fin dalla prima inquadratura), c’è qualche melensaggine di troppo e il finale da “Tutti insieme appassionatamente” con bambini e farfalle può andare di traverso ai più cinici.

Ma tra Douglas e la Keaton c’è una chimica irresistibile: i loro battibecchi, le sfuriate, il loro flirtare sono assolutamente credibili, anche quando si arriva (quasi) all’erotismo.

La commedia ha un buon ritmo ed alcune gag riescono a strappare più di un sorriso. Ovviamente la parte iniziale è la migliore, quando il nostro vecchio Oren è ancora tutto sarcasmo e cattiveria (spara ad un cane con un fucile da paintball perché sta facendo i bisogni sul suo prato), ma, d’altronde, come si fa a non sciogliersi davanti alla meravigliosa Diane Keaton, che sembra una versione magnificamente invecchiata della nostra amata Annie Hall (canta, veste da bohemiènne, non è un caso).

Insomma, niente di nuovo sotto al sole, ma se nel nostro cinematograficamente comatoso paese qualcuno avesse girato una commedia del genere, si sarebbe gridato al capolavoro.

Pro

Contro

Scroll To Top