Home > Report Live > Maldestro in concerto a Napoli, report live e scaletta

Maldestro in concerto a Napoli, report live e scaletta

Maldestro, alle anagrafe Antonio Prestieri, ha deciso di chiudere il suo fortunatissimo tour nella città che tanto gli ha tanto e tanto gli ha tolto, ieri sera 15 novembre, al Teatro Sannazzaro di Napoli.

Un inizio molto sentito, un Maldestro Antonio in cappellino ed occhiale scuro che fanno di lui i tratti ormai distintivi, saluta il pubblico raggiunto dalla band, ed è subito Tutto quello ci resta. Un teatro pieno, un pubblico molto raccolto accoglie il momento emozionale che introduce il brano Che ora è, tratto dall’ultimo album I muri di Berlino, in cui l’artista palesa la vera musa di questo brano: sua mamma.
La storia di Antonio è una storia purtroppo comune a quella di molti ragazzi di periferia, cresciuto a Scampia, quartiere di Napoli tristemente noto alle cronache che ha regalato la fortuna di registi e scrittori, fra tutti il Saviano di Gomorra. Ma Scampia non è solo regretti della società, è un quartiere composto da persone e dalle loro sensibilità, fra queste spicca Antonio, figlio di un affiliato alla camorra e di una mamma cieca, che ha salvato i figli, scappando dal malaffare e trovando rifugio, disabilità compresa, nella sua casa delle origini. Figlio di una madre cieca e scappato da suo padre, anche i Natali in casa Prestieri erano diversi, e quando Maldestro canta “vorrei poter guardare dal tuo punto di vista”, l’onda emozionale invade tutti,  persino noi sul palchetto in alto.

Cambia la musa ma non cambia il sentimento, si continua a parlar d’amore, la voce diventa roca come in un western anni settanta fatto di cow-boy, mogli d’altri e mariti sul  ciglio della stanza;  di quel Dannato Amore che recita imbracciando la chitarra e ammettendo di averlo scritto ubriaco questo testo, perchè “ad amar da ubriachi l’amore non passa mai”.
E il cantastorie, forte di un duplice rientro, il teatro e Napoli, e adesso la dedica è proprio a lei, croce e delizia di chi ci è nato, ma vero fulcro culturale, fermente centro musicale con alcune figure chiave che in questo momento daranno man forte al padrone della festa, esibendosi in un medley a dir poco paradossale. Alessio Sollo e Claudio Gnut si esibiscono chitarra e voce, accanto ad un Antonio seduto al pianoforte, in Perfect Suicide, brano del professor Sollo, in cui viene ulteriormente ripresa la vena dell’amore che ti fa disperare tanto da ammettere a man basse “you are my perfect suicide, baby”. A questo punto l’intesa del trio diventa divertente, una gag improvvisata su un apparente fraintendimenti di brani da suonare, tutti d’accordo sul dover regalare al pubblico una inedita versione di Candy, ma mentre Maldestro chiaramente allude al fortunatissimo singolo di Paolo Nutini, Sollo e Gnut iniziano ad intonare “Candy è la magia, Candy un mondo di pensieri e libertà” colonna sonora dell’omonimo cartoon, la platea è in delirio ed è subito un inserimento involontario nel nuovo cd della D’Avena. In un momento omaggio è Sollo a dare il contributo più incisivo concludendo la canzone con il ritornello di Quann Chiove del genio di Pino Daniele.  Finito il momento goliardico, il cantautore partenopeo torna ad essere l’’unico cuore della serata e ringraziando il fato, la sua Napoli ed il suo pubblico per il meraviglioso e fortunato 2017 omaggia la sua vera consacrazione al mainstream Canzone per Federica.
Che un ragazzo di periferia sia più sensibile alle condizioni dell’umanità è un fatto ormai consolidato, e i veri abitanti della periferia del mondo sono loro, gli immigrati. Nel 1850 però le ondate migratorie non partivano per l’Italia ma dall’Italia, molte capitali mondiali sono abitate per la maggior parte da sangue italiano, e in clima che ci ha accolto bisogna saper accogliere, soprattutto loro, i bambini, ala debole di una società a volte troppo crudele, e questa denuncia suona bene in Sporco Clandestino.
Il momento interattivo non si fa attendere, l’artista introduce il prossimo pezzo incitando al battito  delle mani a tempo durante il ritornello di Io non ne Posso Più. Una canzone con molte pause, interrotta da considerazioni sulla politica attuale del Maldestro, non nuovo a questo tipo di discorsi e denunce presenti sin dal primo album nel brano Sopra al tetto del comune.  Ed ecco Abbi Cura Di Te.
Il ruolo del cantautore ha come centralità il peso delle proprie parole, che nel significato, spesso sovrastano il sound. I musicisti svolgono il loro compitino a braccia corte e tasti sfiorati, ma questo è il momento per  il loro sfogo, un momento in cui il livello sonoro si alza d’impatto e così tutti  Facciamoci un selfie.

La band esce, Maldestro rientra per il bis, che bis non è, ma diventa la vera parte interessante ed innovativa di questa ora e mezza di musica. Seduto su uno sgabello, imbracciata una chitarra, Maldestro regala un momento nuovo alla sua città “poichè questa è l’ultima tappa del tour e lo è nella mia città, vi regalo dei pezzi nuovi”. E’ il momento di Giovanni, brano che nasce in una camera d’albergo milanese pensando  alle notti brave, alle gioie e ai dolori condivisi con lui, il fratello che ti scegli. Si continua con La Felicità, questa volta al pianoforte, un intro delicato e un ritornello duro e deciso “ricordiamo ogni volta di tenere i pugni stretti… io lo so che la felicità in fondo c’è, tra gli errori che facciamo che ci aiutano a crescere. Anche se niente durerà per sempre, combatteremo sullo stesso fronte”.
La fine è arrivata davvero e Maldestro lascia il  suo pubblico con un invito Fermati Tutta La Vita.

SCALETTA:
TUTTO QUELLO CHE CI RESTA
CHE ORA è
DANNATO AMORE
PERFECT SUICIDE
CANDY
CANZONE PER FEDERICA
ARRIVEDERCI ALLORA
SPORCO CLANDESTINO
IO NON NE POSSO PIU’
ABBI CURA DI TE
FACCIAMOCI UN SELFIE

GIOVANNI
LA FELICITA’
FERMATI TUTTA LA VITA

Scroll To Top