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Male Bonding: Cava e Crepes

I Male Bonding arrivano da Dalston, colorato distretto che si estende ad Est di Londra. La crescente notorietà in ambito indie li ha portati in cima a quell’onda multicolore, il movimento alt/art-punk albionico, che da qualche tempo a questa parte infiamma i club d’oltremanica. Un pugno di singoli son bastati a decretare l’ascesa del gruppo, giunto dopo una breve attività a firmare un contratto con la celebre etichetta Sub Pop e a rilasciare un LP, “Nothing Hurts”, molto chiacchierato nell’ambiente. Ecco a voi un’intervista con Kevin Hendrick, cantante e bassista del giovane trio.

Trovare un’adeguata classificazione al vostro sound è sempre stato un compito ingrato, sin dal vostro lavoro d’esordio. È come se nessuna definizione sia in grado di contenere quelli che sono i principali elementi della vostra musica: il movimento, la frenesia incontrollabile. Quali sono state le dinamiche che hanno portato alla creazione di un suono simile?
Veniamo tutti e tre da progetti differenti, nei quali nessuno di noi aveva un ruolo importante nella scrittura dei brani e nel canto. In pratica fin dall’inizio non c’è stata una vera e propria gerarchia, né un cantante principale: ci davamo tutti da fare. A livello di suono tutto ruota fondamentalmente intorno alla batteria, mentre le linee vocali, di basso e di chitarra vengono trattate più o meno con lo stesso riguardo. Ogni cosa interagisce con le altre. C’è un qualche grado di compatibilità inconscia tra noi che ci permette di esser d’accordo su quali idee convenga tenere e quali no. Riguardo l’energia non so che dire, è come se venisse tutto da sé quando suoniamo insieme.

Penso sia possibile notare un cambiamento di rotta tra le tracce uscite sui primi singoli ed alcune delle canzoni presenti su “Nothing Hurts”. Sei d’accordo? Avevate intenzione di fare qualcosa di nuovo nell’album?
Sono d’accordo. Il cambiamento stilistico continua ad avvenire in maniera naturale, si va semplicemente avanti. Ad esser sincero ora, dopo il primo album, sto provando per la prima volta un particolare tipo di pressione riguardante il modo in cui dovrebbe cambiare la nostra musica. È una sorta di scrutinio interiore, di tira e molla.

Ecco la domanda ovvia: come siete entrati in contatto con la Sub Pop Records? Quale è stata la vostra prima reazione quando avete saputo che volevano faceste parte della loro scuderia?
Qualcuno dell’etichetta comprò il nostro 4Way split con Rapid Youth, Graffiti Island e Old Blood, ci contattò ed eccoci qui. La nostra reazione? Abbiamo mangiato Crepes e bevuto Cava al London Fields.

MB, Pheromoans, Graffiti Island, Fair Ohs, Teeth e via dicendo. Sembra che una vera e propria scena stia nascendo nel Regno Unito. Cosa ne pensi?
Penso che vi sia una grande quantità di band di talento in Inghilterra, ognuna con il proprio suono e la propria estetica. Sforzi separati, diversi capitoli di un libro molto grande.

Ho scoperto che avete una vostra etichetta musicale, la Paradise Vendors Inc. È precedente o successiva ai Male Bonding? Sembrate preferire band giovani e sconosciute ad altre già affermate.
Proprio così. L’intenzione è semplicemente quella di far uscire dischi di artisti che amiamo nei formati che vogliamo noi. La prima uscita fu una cassetta di 15 minuti con Talbot Tagora su un lato e Hand Jobs sull’altro. La scatola era decorata a mano. È molto gratificante poter lavorare con artisti che ci piacciono ed occuparci di formati e packaging per venderli a persone che vogliono comprarli.

Per concludere, c’è qualche nuova band che ti farebbe piacere consigliarci?
Non riusciamo a smettere di ascoltare il nuovo album dei Gun Outfit, “Possession Sounds”, su PPM. È spettacolare. Tenete d’occhio anche i Dunes da LA ed i Mazes da Manchester.

I Male Bonding sono parte di quel mosaico che è il suono dell’Inghilterra alternativa e sotterranea. Il loro disco, “Nothing Hurts”, riprende ed attualizza con abilità, seppur con qualche giro a vuoto, temi che richiamano il periodo a cavallo tra 80s e 90s, quando il neonato indie tentava le prime incursioni in territori noise, con una rabbiosa vena punk/wave che affiora in gran parte dei brani. Da ascoltare, ovviamente.

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