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  • Male Bonding: Nothing Hurts

    Male Bonding

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Out from the underground

Il trio dei Male Bonding è inglese al 100% e colorato come solo i musicisti dell’East London sanno esserlo: citazioni al punk crudo, volutamente finto dilettantesco, con intro alla Motorhead e voce in cantina (“Year’s Not Long”). Nelle track iniziali il combo sembra un sub prodotto del nuovo brit-rock. Parenti poveri (ma assai più interessanti) dei vari Editors & co., ricordano i primi Foo Fighters.

Con “Weird Feelings” entriamo nel vivo dell’album e dello stile dei Male Bonding che, fresco e senza pretese, si ispira a tutto ciò che si può definire ‘post’ ma senza eccedere nella piatta imitazione. “Franklin” pare riecheggiare i Nirvana più seminali, ed è una breve pausa dopo la carica esplosiva di “Crooked Scene”. Particolare la distorsione di “Nothing Hurts”, molto Pearl Jam-style.

Si potrebbe pronosticare che il gruppo, dal vivo, funzionerà meglio in locali ristretti rispetto alle grandi venues. Perché, sostanzialmente, sono il prototipo del DIY e suonano perché amano suonare, scrollandosi di dosso i clichés snobistici di chi deve essere ‘out’ per forza. “Nothing Hurts” è un album variegato che esplora una molteplicità di stili e rivela un grosso potenziale, spaziando dal folk all’electro-blues, dal rock acustico allo psychedelic rock.

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