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Dopo l’incredibile successo della rielaborazione burtoniana di “Alice in Wonderland” e parecchi fiaschi (su tutti l’Oz con James Franco), la Disney continua l’opera di aggiornamento in live action dell’enorme parco di personaggi fiabeschi del suo canone.

Con “Maleficent” si punta ad esplorare il passato di uno dei villain più iconici dell’intera storia del cinema, Malefica, la strega dai poteri inimmaginabili e dal risentimento facile, almeno a giudicare da cosa combina nel film animato per non essere stata invitata al battesimo di Aurora.

Il cast, capitanato da Angelina Jolie, è stato scelto sulla base della somiglianza fisica ai personaggi originali: Elle Fanning è Aurora, Sharlto Copley suo padre, Sam Riley è Fosco, Imelda Staunton, Leslie Manville e Juno Temple le tre fate madrine.

Maleficent” si inserisce agevolmente nel filone dei film Disney dedicati alla famiglia e rivolti al pubblico più giovane, nonostante il rating non bassissimo concesso in America. Una pellicola alla “Enchanted”, dove una sordida CG (la versione digitalizzata delle fate madrine è agghiacciante, per non parlare delle creature che vivono nella brughiera: stupisce che il film sia costato ben 200 milioni di dollari) fa le veci delle parti musicali.

Al centro sta ovviamente lei, Angelina Jolie, che ormai centellina le sue apparizioni su schermo. La sua bellezza plastica, inseguita ben oltre il consono dalla macchina da presa, risulta affascinante e divertente, mentre l’interpretazione è il vero fulcro di un film altrimenti sciatto e debolissimo (Aurora e suo padre, in particolare, hanno l’introspezione psicologica di un’aragosta).

Quello che rende un film tutto sommato scadente un vero abominio è l’operazione fatta su Malefica dalla sceneggiatura: Linda Woolverton estirpa la malvagità distintiva del personaggio, mitigandola e giustificandola su tutti i fronti, fino a rendere uno dei villain femminili più amati di sempre una stalker con un desiderio di maternità. Giammai!

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Contro

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