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Mallory Switch: Metallo e anima

Il mito identifica le muse come ideale supremo dell’Arte e come patrone dell’arte stessa. Le muse erano 9 ma oggi, forse, l’elenco va aggiornato. La decima è Mallory, unità cibernetica al seguito di una band che riesce a fondere la sensibilità interiore con la spigolosità dei suoni meccanici, saldando il tutto con un elettro-rock easy listening: i Mallory Switch. In occasione dell’uscita del loro primo full-length, “Mallory”, ne abbiamo carpito pensieri e parole.

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Com’è nata l’idea di una musa ispiratrice? Mallory, per come appare nel video “Freeek”, sembra essere un cyborg nato dall’unione tra un manichino e un Terminator (lo ricorda nell’occhio destro e nelle braccia). Che cosa rappresenta per voi?
Mallory è nata dall’esigenza di creare un simbolo che fosse visivo e tangibile e che rappresentasse appieno il nostro stile musicale.
Possiamo definirla una “scultura”, ed è stato Kid a darle forma. Ogni giorno aggiungeva un pezzo, una parte meccanica; così come ogni giorno le parti di scrittura elettronica dei nostri brani prendevano vita.
Nella nostra musica convivono istinto e tecnologia, animo rock e attitudine elettronica, sperimentazione ed immediatezza, proprio come nella “Cyborg girl” Mallory.

Il vostro primo full-length “Mallory” unisce suoni meccanici ad un elettro-rock accessibile. La scelta di non essere troppo pesanti risiede nel desiderio di abbracciare una fetta di pubblico più ampia rispetto alla nicchia che generalmente segue questo comparto musicale in Italia?
Più che di una scelta artistica a priori si tratta di una naturale evoluzione del nostro modo di scrivere canzoni e quindi di comunicare con il pubblico. Siamo convinti che per un artista sia fondamentale riuscire a toccare il cuore dell’ascoltatore, a prescindere dal genere e dallo stile. Spesso si è portati a pensare che con l’esperienza si debba tendere ad una scrittura sempre più criptica ed involuta; a noi succede il contrario: vogliamo far sì che il nostro messaggio arrivi nel modo più diretto possibile!

Il pezzo “The Last Man On Earth” è caratterizzato dalla presenza di un coro hip-pop, ad opera del rapper Beans (Antipop Consortium). Potreste prendere in considerazione l’introduzione in altri brani della stessa formula?
Noi siamo per natura persone molto curiose e, per questo, aperte a tutte le sperimentazioni musicali, volendo con esse riuscire ad imparare sempre qualcosa di nuovo, soprattutto quando ci capita di collaborare con artisti di calibro internazionale; ancora meglio quando queste esperienze ti portano ai confini del tuo genere musicale. Nel caso del brano in questione, appunto, “The Last Man On Earth”, l’idea è nata dalla nostra manager (Barbara Giovinazzo della GB Sound), che dopo aver sentito la prima stesura del brano ci ha fatto notare che era perfetto per un intervento di questo tipo. L’idea ci è piaciuta, lei ha trovato l’artista giusto e coordinato il lavoro, così siamo arrivati a questa piccola magia!

L’immagine d’ingresso del vostro sito mostra voi tre, colore delle pelle bianco androide, sguardo imperturbabile, quasi come se foste tessuto vivente su endoscheletro metallico. A questa presenza scenica non del tutto umana fa da contraltare un animo dalla grande sensibilità. Lo si evince dagli argomenti trattati nei pezzi. I testi, infatti, rivolgono l’attenzione al rapporto tra l’uomo e la natura, denunciando gli abusi cui è costantemente sottoposto l’ambiente. Come nasce la decisione di trattare questo tema nelle vostre canzoni?
Innanzitutto grazie per le parole, è bello riuscire a comunicare esattamente quello che si ha dentro e siamo felici di aver fatto centro! È certo attraverso i nostri testi e la musica che diamo sfogo alla nostra personalità, ma è anche attraverso lo studio dell’immagine (che curiamo a stretto contatto con la nostra manager, la quale non lascia nulla al caso) che vorremmo far soffermare chi ci osserva!
Tornando alla domanda, anche questa non è una scelta; si potrebbe definire quasi una necessità, che nasce ogni giorno da tutto ciò che ci sta intorno. Essere artisti ed avere la possibilità di comunicare qualcosa con la nostra musica sarebbe un privilegio immeritato e sterile se perdessimo di vista quelle che per noi sono le cose che ci circondano, la vita di tutti i giorni insomma. Si tratta di osservare e trasformare in musica ciò a cui assistiamo, senza prediche ovvio, ma con dovuta presa di coscienza personale.

Siete stati accostati ai Nine Inch Nails e ai Garbage. Cosa c’è di loro nella vostra musica e fino a che punto è corretta questa associazione di idee?
Essere accostati a gruppi del genere ci fa onore, soprattutto per quanto riguarda i NIN. Diciamo che Trent Reznor è uno degli artisti che ci coinvolge ed emoziona di più.
Ci incuriosisce, invece, quando ci paragonano a band che tendenzialmente non ascoltiamo o che, a volte, neanche conosciamo.
Uno degli aspetti della musica che ci affascina maggiormente è il fatto che ognuno la può ascoltare in modo del tutto personale e trovarci i riferimenti più disparati!
[PAGEBREAK] Il video “Freeek”, cliccatissimo su Youtube, ha visto la partecipazione di Elena Di Cioccio; il video “Evolution Machine”, invece, ha coinvolto l’adrenalinico campione di moto freestyle Alvaro Dal Farra. Come siete giunti a queste collaborazioni e ne avete in progetto delle altre?
Come si può dire, sono tutte idee spontanee. Spesso succede che ascoltiamo i brani con la nostra manager e iniziamo a viaggiare con l’immaginazione. Elena era perfetta nel ruolo della poliziotta ed è stata grandiosa nella sua performance, proprio come immaginavamo! Per quanto riguarda Alvaro, anche lì è stato meraviglioso dare vita a “immagini” che ci scorrevano in testa mentre ascoltavamo “Evolution Machine”. In particolare con Alvaro il tutto è nato da una frase della canzone “he got wheels at his feet”, niente di più azzeccato per un moto freestyler, no?
Ci diverte ed appassiona poter miscelare mondi diversi, situazioni bizzarre, a volte estreme o surreali. Per ogni brano abbiamo già partorito nuove idee di video, ma non vogliamo svelarti troppo!

Pensate che il mercato italiano possa essere penalizzante per la vostra proposta musicale?
No, non crediamo. Saremmo presuntuosi nel pensare che la nostra musica possa essere apprezzata solo all’estero. Le nostre canzoni nascono in modo istintivo ed immediato, anche la scelta di cantare in inglese è dovuta alla sonorità della lingua e non certo ad un fattore di mercato. Siamo convinti che in Italia ci sia un pubblico attento, che cerca nuovi stimoli musicali e di questo ne abbiamo continue conferme durante i nostri concerti!

Il mondo discografico vive un momento di difficoltà e non sembra esser stata ancora individuata una soluzione efficace per contrastare la crisi. Secondo voi qual è la direzione giusta per risalire la china?
A nostro modesto parere nel mondo discografico, specie ultimamente, siamo un po’ in crisi con le idee. Non vorremmo pensare che unito a questo ci sia anche un calo della passione per la Musica, sarebbe veramente triste se così fosse. Per come la pensiamo noi, sarebbe opportuno che chiunque (addetti ai lavori, radio, show, etc…) iniziasse a dare importanza alla musica cosiddetta indipendente. Ci sono molte realtà musicali che hanno voglia di creare, magari rischiando del proprio e buttandosi a capofitto in cose in cui credono, ma non viene concesso loro lo spazio che meritano, proprio perché piccole realtà! Per quel che riguarda noi, ci riteniamo molto fortunati ad avere persone che lavorano con noi. Chissà, magari un giorno non si parlerà più di mercato discografico, ma di vere realtà musicali, senza distinzioni.

Se non aveste fatto i musicisti, quale sarebbe stata, con ogni probabilità, la vostra occupazione?
Ci sono tante professioni che ci affascinano e nella vita abbiamo avuto diverse esperienze lavorative che comunque ci hanno permesso di dedicarci alla nostra vera passione: la musica. Io -Audrey- ho sempre immaginato la mia vita nella Musica o nella Pittura; Kid è molto portato con le cose manuali e vedendo quello che è riuscito a tirar fuori con Mallory credo proprio lo scultore. Zach è bravissimo a fare dolci! Però credo nel destino e nella “Leggenda Personale”, per cui in ogni caso i musicisti! (ride)

Lascerei la chiusura dell’intervista alla ispiratrice della vostra arte, la musa Mallory!
Mallory ringrazia!!!! Come anche noi ti ringraziamo per la bella intervista.
Rock’n’Love

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