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Malmö: Manifesto Della Chimica Romantica brano per brano

Quando l’Islanda dei Sigur Ross incontra la sensibilità cantautorale della nostra tradizione e si contamina di regioni lontane e di atmosfere sempre troppo sconosciute al nostro quotidiano che amiamo definire indie, vengono fuori dischi di assoluto impatto, almeno per quello che mi riguarda. Ed è così che i Malmö pubblicano “Manifesto Della Chimica Romantica”, un disco pulito, soffice, fluttuante nei tanti momenti di glockenspiel, delicato anche quanto le dinamiche spingono i sostenute code strumentali che delle volte sembrano di rock nostrano come l’ultima parte di “La deriva”, che sembrano rifarsi proprio agli scenari islandesi come in “Polaroid” oppure sembrano tinte di post rock americano quando suonano pezzi come “Jules Verne”. Ebbene, l’esordio dei Malmö colpisce con questa forza esterofila che non si smentisce mai ne si fa ingenua con facilità… e poi ci piace il gusto che hanno nel dosare bene il nuovo e l’antico modo di concepire la forma canzone in Italia, ma lasciamo che siano loro a raccontarlo.

Malmö, “Manifesto Della Chimica Romantica” brano per brano

L’alba Di Un Giorno Di Festa


Brano di apertura del disco, forse il più diretto, deciso e forte sin dall’inizio. Il testo è un’esortazione a lasciarsi alle spalle tutte le zavorre che non ci lasciano vivere a pieno quello che ci circonda, di liberarsi da tutto ciò che non serve, tutto ciò che ci impedisce di essere davvero felici e di perseguire solo i nostri obiettivi veramente importanti.

La Deriva


Uno dei pezzi più intimi, con il primo accenno di finale in crescendo che caratterizza diversi brani del disco. Il testo parla di mancanza, di abbandono e di fede, quella che in effetti manca per riuscire a credere che un giorno ci sia la ricompensa dell’aldilà e rincontreremo tutte le persone che abbiamo amato. La chitarra e il basso nell’intro sono state registrate in modo da far percepire all’ascoltare che siano in una stanza diversa da quella in cui canta Daniele.

Il Principio Di Archimede


Sicuramente uno dei pezzi più caratterizzanti per il sound del gruppo, con diversi cambi dinamici fino all’esplosione finale. Il testo parla di amore e del fatto che non esistono teorie o metodi universali. Ogni storia ha un suo percorso che difficilmente si può spiegare a parole.

Polaroid


In una visione un po’ allargata del concetto, potremmo definirla la ballata del disco. E’ una canzone che parla di una storia d’amore incompiuta e i ricordi inducono ad immaginarsela per come poteva essere.

A Chi È Lontano


Un po’ come La deriva, anche questo brano parla di abbandono e lontananza, sul dubbio che sia meglio non amare affatto o soffrire per l’abbandono. C’è anche una critica al falso interesse e ai sentimenti di “facciata” della società moderna, anche se il finale si risolve in un lieto fine del “sorrideremo nonostante tutto”. Il finale è quasi barocco con il piano aggiuntivo di Massimo che rende il tutto molto orchestrale.

Jules Verne


Questo è indubbiamente il brano a cui i Malmö sono più legati. In questo brano ci sono proprio gli elementi cardine del nostro mondo: il viaggio, il mare, le sirene, i palloni aerostatici, il naufragio, il cielo, le stelle e la costante convinzione che il futuro riserva qualcosa di bello, il tutto contornato da un velo romantico.

cover MALMOLe Regole Della Resa Incondizionata


I picchi dinamici che caratterizzano il disco, in questo brano sono estremizzati. Con un intro molto intimo, quasi sussurrato, ed un finale davvero molto molto forte. Il “carillon” dopo la prima strofa è una delle parti a cui siamo più affezionati. Il testo parla della lotta contro ciò che non si può cambiare e che ci fa vivere “solo a metà” con il ritorno della visione ottimistica del futuro nel vivere a pieno le gioie senza rimorsi per tutti gli errori commessi.

Manifesto Della Chimica Romantica


Brano strumentale che da il titolo al disco. Tutta la prima parte è caratterizzata dagli intrecci di chitarra, piano e glockenspiel fino al finale che anche in questo caso tocca picchi dinamici molto alti.

Senza Macchie (L’alba Di Un Giorno Di Festa Parte Ii)


In realtà questo non è un vero e proprio brano, ma in origine era semplicemente la coda de l’alba di un giorno di festa, ma per motivi di timing abbiamo deciso di dividerle, così da avere un singolo non troppo lungo. Dal vivo infatti le suoniamo ancora legate. Anche la scelta del titolo, che è un verso del l’alba 1, non è per niente casuale, ma serve a dare una sorta di continuità tra le due canzoni.

I Treni E Le Scie


Per quanto sia sembrato naturale chiudere il disco con questo brano, dal vivo invece è il primo della scaletta. Tutta la prima parte sembra sospesa in una sorta di nebbia con il riverbero shimmer della chitarra di Daniele che crea un suono quasi ipnotico. Il suono di questa chitarra in verità è presente in diversi brani del disco e insieme al glockenspiel è una delle caratteristiche che abbiamo cercato di tirare fuori. I colpi all’unisono della seconda strofa danno un primo accenno di risveglio, fino all’apertura del finale. Nel testo si parla di sogni adolescenziali, di promesse fatte davanti ai binari della stazione del paese che all’epoca sembrava la via di fuga di un posto che ci stava troppo stretto, ma che invece resta  ancora il posto della vita vera, quella senza compromessi degli adulti.

 

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