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  • Man On Fire: Habitat

    Man On Fire

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I Man On Fire puntano in alto e fanno centro

Non era facile dare un seguito all’altezza del precedente “The Undefined Design”, ma i Man On Fire sono riusciti a superarsi con un lavoro ambizioso e maturo. Che le intenzioni della band fossero molto serie lo si può facilmente intuire scorrendo il libretto: una presenza come quella di Adrian Belew la si riserva soltanto per le grandi occasioni. Nel dare corpo a un concept incentrato sulle storie di un quartiere cittadino, nel quale si intrecciano emozioni, dinamiche, rapporti e vite umane, i Man On Fire mettono in fila una serie di composizioni di gran classe, sempre ben calibrate tra melodia e sperimentazione. Tra rock classico, elementi jazzati, incursioni di elettronica e aperture più prettamente prog (anche se con la lodevole caratteristica di non strabordare mai nel virtuosismo), il lavoro procede tratteggiando tassello dopo tassello un quadro dall’atmosfera perfetta. “Habitat” è un vero e proprio viaggio che si snoda attraverso tappe come “The Block” (aggressiva e con la chitarra straniante di Belew), “Street Game” (fascinosa). O anche “Might Is Right”, elegante con il suo incedere sinuoso e il violino di David Ragsdale (Kansas) a fare da contrappunto in maniera superba. Ma non si possono trascurare nemmeno l’avvolgente paranoia di “Curtain Call” o la dolcezza di “Never Lost”. Ingiusto definirlo semplicemente prog, “Habitat” non si nega alcun tipo di suono, effetto, sperimentazione. Da ascoltare con attenzione.

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