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Melodia e virtuosismo, i Man On Fire stupiscono

È sempre più difficile esplorare le strade del progressive riuscendo a dire qualcosa di nuovo. Pochi ci riescono e tra questi vanno annoverati gli statunitensi Man On Fire. “The Undefined Design”, loro secondo album, offre un suono variegato dove elettronica e violini, chitarre heavy e melodie accattivanti si fondono con gusto. Jeff Hodges ed Eric Sands (il nocciolo vero e proprio del gruppo, al quale si aggiunge Steve Carrol autore di tutti i testi), riescono a cogliere le influenze più variegate trovando una via originale in un panorama spesso troppo stantio. Hodges, anche produttore e tecnico del suono, ha collaborato con molti artisti di vario genere (persino techno e hip-hop), e in questo lavoro si può cogliere tutto il bagaglio in suo possesso: la sua è una vocalità più affine al rock melodico (in cui si scivola ogni tanto, vedi “Inside Of The Circe”) mentre il suo uso delle tastiere è atipico per un certo tipo di progressive: assoli e scale vorticose sono lasciate da parte per concentrarsi maggiormente sulle atmosfere, in maniera assolutamente inventiva. Anche i samples e i loops, usati in abbondanza per implementare la parte percussiva (come si può apprezzare in “Two Views”), si integrano alla perfezione senza mai suonare artificiosi. Ottimo poi il lavoro al basso fretless di Sands che infonde quella sonorità “liquida” preziosa per aggiungere un tocco di originalità ulteriore al sound. Ciliegina sulla torta è la presenza del violino di David Ragsdale (Kansas, Smashing Pumpkins), che cesella “Clouds In The Sun” e “Just Out Of Reach”.

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