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Management Del Dolore Post-Operatorio: La musica sopra le polemiche

Il Management Del Dolore Post-Operatorio è stato messo sotto intensi riflettori mediatici soltanto di recente, dopo che il frontman Luca Romagnoli ha compiuto quel famoso gesto di provocazione sul palco del Primo Maggio a Roma. A noi non piace fare scoop o parlare di cose su cui sono già passati i trattori per il puro gusto di (del resto mica ci chiamiamo Barbara d’Urso). A noi piace parlare di musica, ed è proprio questo che abbiamo fatto.

Ciao ragazzi! Grazie per averci concesso un po’ del vostro tempo prezioso. Premetto che i nostri lettori non sanno molto di voi, quindi non offendetevi se vi farò domande anche basilari.
Allora, cominciamo.


Innanzitutto, come ciascuno di voi è entrato in contatto con la musica?

Quando siamo nati, appena ci siamo guardati intorno abbiamo visto delle brutte facce e ci siamo messi ad urlare.”Rimetteteci dentro! Fateci tornare indietro cazzo!”.
Il dottore guarda i nostri genitori e dice: “Saranno dei veri punkers”.
Poi siamo cresciuti, ed abbiamo lasciato il punk in favore dell’ hard-pop.

L’ambiente romano ha favorito questo contatto, in qualche modo?
Roma è la città più bella del mondo, lo sanno tutti. Ma ci sono troppe macchine e noi preferiamo la campagna. Raccogliere fave fresche di notte e mangiarle seduti sulla terra con un piatto di formaggio in mano, a Roma è troppo difficile.

Potete nominare alcune personalità che hanno influenzato il vostro “essere musicisti”?
Domenico Modugno, il Mahatma Gandhi, Pablo Picasso, nonno Angelo e Luciano Maciste.

Come vi siete conosciuti, poi?
Non ce lo ricordiamo più.
Ogni mattina, ognuno di noi, maledice il giorno che ci siamo incontrati; poi si guarda allo specchio, e comincia a correre.

Da dove proviene il nome del vostro gruppo e perché lo avete scelto?
Lo dovresti chiedere all’albero che quel giorno ci ha tagliato la strada, maledetto. Ma purtroppo non puoi, lui si è seccato, è stato tagliato, è morto. Ci dispiace, per espiare le nostre colpe abbiamo piantato 136 pioppi e 96 castagni.
Nessuno, a parte lui, conosceva la verità sul nostro incidente. Solo lui avrebbe saputo rispondere a questa domanda. Il Management del dolore post-operatorio da allora non ha più un attimo di pace.

Passiamo al vostro album “Auff!!”, che apprezzo molto. Qual è l’idea fondamentale che vi ha spinto a pubblicarlo?
Ci siamo incontrati un bel giorno. Uno di noi, non ricordo più chi, ha portato uno specchio. “Guardate bene dentro quest’affare”, disse. “Chi cazzo è questo coglione?”, ho detto io osservando il tipo nello specchietto. “Siamo stupendi- aggiunse un altro-, molto più belli di Gigi D’Alessio. Dobbiamo assolutamente pubblicare AUFF!!”.
Purtroppo per voi lo abbiamo ascoltato.

Com’è stata la fase di registrazione? C’è un episodio in particolare di cui vorreste renderci partecipi?
In un afoso pomeriggio di Luglio, mentre ormai aspettavamo da 8 ore il nostro produttore artistico (il grande Manuele Fusaroli) – il quale ci aveva detto che doveva andare in bagno, e che sarebbe tornato nel giro di 5 minuti – ci siamo accorti che stava tagliando l’erba in giardino.
Erano le ore 19, lo aspettavamo dalle 11 del mattino.

“Pornobisogno”: una canzone, un perché. Cosa significa per voi la parola medesima ‘pornobisogno’?
Credete sia una caratteristica che accomuna ogni essere umano?

Non c’è nulla di più pornografico della ricerca di se stessi. Non c’è nulla di più pornografico che salire su un palco.
Salire su un palco è un fenomeno molto fallico. Inoltre l’attore che sale sul palco, il performer o l’artista in genere, che sia vestito oppure no, è sempre nudo, con i suoi sentimenti e le sue emozioni in mano.

Personalmente trovo di grande ingegno il brano stesso “Auff!!”. A chi lo indirizzate? Ma Bukowski, poi, lo avete letto per davvero o vi serviva come pretesto per le liriche?
Nel 2013, è impossibile che un ragazzo di 16 anni non abbia letto Bukowski e che non abbia sentito i Nirvana.
Ogni nostro brano è indirizzato ad ognuno di voi e ad ognuno di noi, nel bene e nel male.

“Norman” è una canzone che fa riflettere molto sulle tematiche sociali di oggi, a partire dalla difficoltà che i giovani che hanno studiato e che si impegnano quotidianamente trovano in questo Bel Paese. Come vi sentite a siffatto proposito? Fate parte di quei giovani?
“Norman” è molto più che un semplice collegamento ad una tematica qualunque. La storia di Norman risuona nell’aria e rimbomba nelle teste delle persone che hanno un minimo di sensibilità. La storia di un ragazzo che, piuttosto che accettare questa banalizzazione della vita, questo rimpicciolimento della vita, questa brutta copia della vita, ha deciso di non vivere più.
[PAGEBREAK] “Il Signor Numero Otto” a che cosa si riferisce nello specifico? Perché il tono di tale traccia è molto differente rispetto a quello delle altre?
Il brano è un saluto. È un arrivederci con qualche speranza in più. C’è una malinconia strana in un cui spicca una buffa gioia, la gioia di essere tristi.
Il numero otto siamo tutti noi, che potremmo essere l’infinito, vivere l’infinito, potremmo essere un magnifico capolavoro fuori dal tempo, e invece ci limitiamo ad essere un banale numero, ingabbiati tra il 7 e il 9.

Potete darci una breve descrizione di come sarà il prossimo album?
Sarà bello. (Più breve di così).

La vostra vita personale.
Quando non siete in giro in tournée o in studio, come vi piace occupare il tempo?

Quando non siamo sul nostro furgone ci trovate seduti su una tavola piena di pane e cipolle, colma di bottiglie di vino rosso del compare Giovanni, e poi gli arrosticini di zia Lucia e la verdura di zio Mariolone; inoltre c’è Tommaso che racconta le barzellette.

Qual è stato il vostro primo pensiero/la vostra reazione dopo aver scoperto chi aveva vinto le ultime elezioni?
Non pervenuto.

Infine, vi confesso che senza un mio amico, Andrea M., non avrei mai conosciuto la vostra musica. Volete spendere qualche riga per dirgli qualcosa di caruccio?
Andrea! Tu capisci veramente la musica. Continua così, sei il nostro eroe!

Grazie mille per la disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Grazie a voi, vi vogliamo bene.

[fotografia di Daniele L. Bianchi]
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