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  • Mandrake: Zarastro

    Mandrake

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Da Livorno con tanti archi

Prendete quattro livornesi.
Date loro chitarra, violino, contrabbasso, percussioni, tromba.
Muniteli anche di voci, magari.
Mischiate bene per un anno intero et voilà: eccovi “Zarastro”, l’album di debutto dei Mandrake.

Difficile definire il genere del quartetto, perché sì, c’è della classica, ma la sperimentazione non manca né il folk se ne sta in disparte. Quello su cui non vi sono dubbi è la potenza che fuoriesce dalla frenesia delle composizioni, una migliore dell’altra in un incredibile crescendo tutto made in Italy.

L’unico elemento che si regge da solo è l’impianto linguistico, completamente volto all’inglese.
Però così va.

Potremmo targarlo come una grande rivincita per la musica indipentende del nostro Bel Paese, ché ultimamente non è che abbia molto di cui andare fiero.
Sì, ci piace essere pessimisti e pensare che siano rare le cose belle, ma che ci volete fare? Vi diciamo la verità.
Come gli Appaloosa, i Mandrake scatenano applausi per Livorno.

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Contro

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