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  • Manimal: The Darkest Room

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Metal senza frontiere

Se il metal riesce ancora a stupire e catturare, il merito è principalmente della Svezia. Così i Manimal: ennesima rivelazione scandinava di esordienti musicisti, che hanno importato dall’altro continente il modo di suonare il power e lo hanno diligentemente miscelato alle melodie continentali e ad un pizzico di N.W.O.B.H.M..

“The Darkest Room” è un album compatto e diretto, che rivela innanzitutto le alte doti del vocalist Samuel Nyman, molto simile, negli acuti, a Bruce Dickinson e Rob Halford.
Il quartetto spinge il ritmo delle composizioni e, pur con un paio di eccezioni, si può anche parlare di relativa originalità.

Ci si accorge di quanto valgano i Manimal già solo attraverso pochi secondi di ascolto: sound corposo e profondo, un urlo che squarcia il vuoto, mentre le maglie della musica pervadono le sensazioni più profonde dell’ascoltatore.

Sarebbe inutile soffermarsi sui meriti della band: ci basta dire che pochissimi sono gli errori in sede di scrittura, mentre inesistenti sono, invece, quelli in fase di progettazione ed esecuzione.
È dunque un esordio che funziona o, per dirla con gerco neofita, che spacca!

Un senso di cupa veemenza, come riusciva a trasmettere “Painkiller”: saranno queste le immagini che evocherà il ricordo di “The Darkest Romm”, tra qualche anno. “I Am” e “Spingegrinder” costituiranno invece i singoli a cui verrà ancorata l’anamnesi melodica.
Si può davvero parlare di power metal? Si passano giorni a capire come inquadrare l’album e, quando si arriva ad una soluzione, ci si accorge che è proprio questo che si cercava: il senso di incertezza e originalità.
Noi non vediamo già l’ora che venga sfornato il successore.

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