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Mannarino in concerto all’Arena di Salerno: report e scaletta

18 luglio, Arena del Mare di Salerno. Un palco in prossimità del mare, sotto un cielo stellato, di una calda (ma non troppo) sera di mezza estate. È lo scenario perfetto. Manca solo un ingrediente: la buona musica come sottofondo… A questo pensa Mannarino, sbarcato nella città campana, con il suo “Apriti Cielo Tour”. Era tanto atteso da molti questo giorno, ed è chiaro: si respira entusiasmo nell’aria, già da prima dell’inizio del concerto.

Sono da poco passate le 21:30. Il pubblico freme, impaziente di poter vedere il suo idolo dal vivo. Ed ecco che finalmente Mannarino arriva, quasi correndo, come se fosse impaziente tanto quanto la sua folla di iniziare. Subito la prima canzone, “Roma”, tratta dall’album “Apriti Cielo”. Da qui, un susseguirsi di brani senza pause, senza interruzioni. Si alternano brani dell’ultimo album e brani tratti dal lavoro precedente, “Al Monte”. E così si passa da “L’impero”, a “Frontiera”, per poi lasciare spazio a “Animali” e “Babalù”. La folla, ormai abbastanza calda, si inizia a scatenare. E si scatena anche lo stesso Mannarino, che balla e si muove da un lato all’altro del palco. Arriva poi il turno di “Vivo”. Ed è a questo punto che il cantante si ferma, saluta il suo pubblico e aggiunge: “Era una galera molto grande, ma si usciva per ballare. Ogni tanto succede”. Con queste parole l’artista romano anticipa il brano successivo in scaletta, “Arca di Noè”. E, dopo un quasi timido, “Bene, che famo, sonamo?” riparte la musica. Lo spettacolo è esaltante: durante la canzone, lui, insieme alle sue due coriste, sventolano bandiere sul palco, sulle note della canzone.

E’ emozionato Mannarino, ma è anche divertente e divertito. E’ profondo, riflessivo, a tratti anche romantico; ma poi ride e scherza. E’ a tratti taciturno, ma quando inizia a parlare non la smette più. E’ quasi contraddittorio, talvolta. E’ un artista ed è un comunicatore.

“C’è questa storia. Ci sono stracci colorati, che sono bandiere tagliate. E allora non si riconosce più il significato della bandiera, ma rimangono solo i colori; i colori del genere umano, senza distinzioni, senza identificazioni in qualcosa più grande di te, che ti ingloba. C’è questo termine che si chiama alienazione, che significa dare a qualcuno qualcosa di sé. Uno lo fa quando ha un credo religioso, cioè ha dentro qualcosa e lo mette fuori; e quando ha un’appartenenza ad una nazionalità, aliena una parte di sé per la nazione. (…) Quindi… Bona canzone a tutti”. E si riparte con “Un’estate”.

Mannarino è così: tratta il suo pubblico come un amico. Ma un amico di quelli con cui si può parlare di tutto. Come se lui e il suo pubblico fossero seduti ad un tavolino di un bar, magari davanti a un caffè, a discutere sul mondo, sull’attualità, sulla politica, sulla storia, sulla filosofia, ma anche sul passato e sul presente. Al suo pubblico racconta anche di quando era più giovane e “non ci capiva niente della vita”. Nota tra il pubblico qualcuno che, cantando, anticipa tutti i suoi testi e gli si avvicina, in maniera confidenziale, chiedendogli di cantare con lui e non prima di lui.  Ma mantiene sempre quel minimo distacco, che fa parte di lui, del suo essere umano prima che artista e che lo rende forse non sempre facilmente comprensibile ma, allo stesso tempo, così interessante. Sono tutti amici, quindi, tutti parte dello stesso progetto. I suoi fan cantano con lui e per lui. E non è un caso che sia proprio il pubblico a cantare interamente il ritornello di “Scendi Giù” per poi passare a“Me So Mbriacato”.

Più si avvicina la fine del concerto, e più la temperatura si alza. Si susseguono “Ossi di seppia”, “Serenata Lacrimosa”, “Tevere Grand Hotel”. Il pubblico non riesce a stare fermo, non riesce a trattenersi. Non c’è nessuno che non stia cantando, saltando e ballando sui tocchi di tarantella di “Scetate Vajò”: mai canzone fu più adatta ad un contesto, con la sua “Eri una bella cerasa napoletana”, modificata per l’occasione in “Eri una bella cerasa salernitana”.

Il concerto, a questo punto, sembra terminato. Ma il pubblico non ancora soddisfatto chiama il bis. E viene subito accontentato.

Mannarino torna sul palco a questa condizione: “Adesso lo spettacolo è finito, questi sono i bis, è un momento tra noi e voi. Perché non posiamo i cellulari e ce lo viviamo? Così che ognuno porterà a casa un ricordo più forte, che va memorizzato nel cervello. Fatelo per noi, che abbiamo suonato due ore per voi. Regalateci questo gesto di amicizia”.  Per suggellare questa amicizia arriva anche un brano fuori scaletta, inaspettato: un regalo al “pubblico eccezionale”. Dalla platea adesso non più cellulari ma solo accendini creando così un incredibile gioco di luci, sulle note di “Statte Zitta”. Mannarino esegue poi “Fatte Bacià”.

“Ci tengo particolarmente a fare questa canzone. In un paese in cui aumentano i femminicidi, in cui c’è una cultura che insegna ai maschi a non rispettare le donne e questa cultura viene insegnata nelle case, nelle chiese. Dicono che la donna deve seguire l’uomo e insegnano ai figli e pensare così. E poi quando trovano una donna forte gli uomini se la fanno addosso. Allora a tutte le Mary Lou che stanno qui questa sera. Ed anche agli uomini che le amano”. Questa la commovente dedica che precede “Mary Lou”, la penultima canzone della serata. Chiude, poi, “Vivere La Vita”, con il suo profondo significato: “E adesso vivi. Perché non avrai niente di meglio da fare finchè non sarai morto”; “Vivere la vita è come fare un grosso girotondo. C’è il momento di stare su e quello di cadere giù nel fondo”.

Le emozioni non si possono spiegare e mi sento di dire una cosa. Se in un concerto si può passare dall’euforia alla spensieratezza, dall’esplosione alla commozione, quel concerto è riuscito a far compiere, a chi lo ha vissuto, un viaggio tra le emozioni. Questo vale sia per chi è di fronte al palco, sia per chi è sul palco. Ne sono la prova gli occhi felici e il sorriso soddisfatto di un quasi incredulo Mannarino quando, a fine concerto, si è avvicinato alla platea per un ultimo (almeno per adesso) saluto.

Beh, quando la musica diventa uno scambio di emozioni… Quella è senz’altro buona musica.

Scaletta del concerto:

Intro

Roma

L’Impero

Apriti Cielo

Frontiera

Animali

Babalù

Vivo

Arca Di Noè

Quando L’Amore Se Ne Va

Un’estate

Maddalena

Scendi Giù

Osso Di Seppia

Serenata Lacrimosa

Tevere Grand Hotel

Scetate Vajò

Me Sò Mbriacato

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Fatte Bacià

Bar Della Rabbia

Mary Lou

Vivere La Vita

 

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