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  • Mano-Vega: Nel Mezzo

    Mano-Vega

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L’inquieto incubo

Ipnotico, schizofrenico, oscuro. Jazzato. A tratti psichedelico.
La miscela dei Mano-Vega, estremizzazione del più noto sound “made in” Tool/A Perfect Circle, nasconde, nei sei anni di gestazione, le ragioni di un modello così difficile da definire – e da imitare.
Ritmo cardiopatico e sincopato, che alterna immobilismo a velocità. Elettronica che si fonde alla distorsione. Lontanamente industrial.

L’italiano nelle liriche non agevola la comprensione del messaggio: “sospeso in bilico tra terra ed aria”. Nonostante la scelta sperimentale, l’album si consuma in poco meno di 40 minuti diretti.

Ottimo esordio: ma le belle parole non sono anche sinonimo di facilità d’ingresso. Ostico, piuttosto, in ogni angolo. Ma anche trascinante. Quasi un incubo di cui si vuol conoscere, a tutti i costi, il finale.

Valerio D’Anna, epicentro del terremoto, ha di ché vantarsi.

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Contro

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