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    Manowar

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Born of Black Wind, Fire And Steel!

Nonostante un titolo caldo e una copertina in pieno stile Manowar, “Fighting The World” rappresenta un deciso ammorbidimento nel sound dei Kings Of Metal. O almeno questo è quanto si può arguire dall’ascolto delle prime tracce dell’album, in parte smentite da quello che una volta, nel formato cassetta, era il lato B.
Si parte con una title track che evidenzia immediatamente una produzione stellare, a livelli precedentemente nemmeno immaginati con “Into Glory Ride” e soci. Il suono è limpido, pulito, perfetto, gli strumenti sono ben distinguibili, la potenza e la sporcizia fanno sentire la loro mancanza. In effetti una produzione del genere aiuta molto le canzoni a risultare più accessibili, nonostante dei rock anthem come “Fighting The World” e “Blow Your Speakers” non ne abbiano un gran bisogno. Con questo secondo, criticatissimo, episodio, i nostri si trasformano i rocker alla ricerca di spazio radiofonico e televisivo, un atteggiamento certo molto distante dall’inquietante patto col diavolo stretto sul ponte della morte pochi anni prima. Non riesce a fare di meglio la ballad “Carry On”, ma per fortuna i figli più infidi della rivoluzione terminano qui e già “Violence And Bloodshed” riprende a picchiare e a mettere in campo la cattiveria necessaria. Anche se la produzione, di nuovo, sembra più adatta a un gruppo hard rock che a una guerra santa.
Gli unici minuti realmente epici che è possibile trovare su “Fighting The World” sono ascrivibili a Orson Welles. Il ben noto regista si ripresenta al fianco dei Kings per interpretare il ruolo del padre nell’ottima atmosferica “Defender”, preludio alla potentissima suite finale. Quattro tracce – due intermezzi e due canzoni – veramente esplosive. Le velocissime “Holy War” e “Black Wind, Fire And Steel” fanno delle terremotanti ritmiche il loro punto di forza. Ancora una volta i Manowar ci lasciano con una decina di minuti eccezionali, forse non nello stile che tutti si aspettavano, ma di certo trascinanti come sempre.

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