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  • Manowar: Into Glory Ride

    Manowar

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Un deciso e inoppugnabile manifesto

È uno strano fenomeno che apre “Into Glory Ride”. Se “Battle Hymns” si chiudeva con la più solenne invocazione alla battaglia, lo stesso registro si può attribuire a tutto questo secondo album, eccezion fatta per l’hard ‘n’ heavy di “Warlord”, anch’esso uno degli inni “on the road” della band, nel perfetto stile di quanto ascoltato con “Death Tone” o “Fast Taker”.
Giunto dunque il turno dei sei seguenti e lunghi episodi, le ritmiche rallentano clamorosamente, le chitarre si trascinano lentamente, i cori sembrano quelli di un esercito in marcia ed Eric Adams declama i propri testi ergendosi a vero e proprio trascinatore, cedendo saltuariamente la propria posizione a vantaggio degli assoli di un ispiratissimo Ross The Boss, immaginario acrobata sul plumbeo background ritmico. Ciò che si può sentire in “Gates Of Valhalla” fa di quest’album una delle basi storiche dell’epic metal, al pari di quanto detto per il precedente “Battle Hymns”, anche se la traccia che da sola vale il prezzo del biglietto, questa volta è attorniata da pezzi più indigesti, il cui valore storico supera abbondantemente quello di intrattenimento. Così tocca a “Revelation” il ruolo del prossimo highlight, un’indimenticabile cavalcata che lenisce ampiamente l’amarezza di “Hatred”, mentre la chiusura “March For Revenge” è ovviamente, ancora una volta, una lunghissima marcia verso la battaglia, l’ennesimo fondamentale tassello che contribuisce a dipingere le forti tinte dell’indimanticabile sound dei primi, epici, Manowar.

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