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  • Manowar: Warriors Of The World

    Manowar

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Concettualmente abominevole, ma ascoltabile

L’attesa per il nuovo album dei Manowar sembra seguire una sorta di progressione. Per uno studio album siamo ora giunti a 6 anni, passati tra un ottimo live e una serie di iniziative chiaramente tese a distogliere l’attenzione dalle difficoltà compositive di Joey DeMaio. Quando, finalmente, anche la Nuclear Blast può tirare un sospiro di sollievo, le preghiere si tramutano per lo più in lamentele. A cominciare dalla copertina, identica a quella di “Kings Of Metal”, non fosse per la bandiera americana che è là a ricordarci l’11 Settembre, non si può dire che “Warriors Of The World” proponga qualcosa di nuovo o particolarmente ispirato. Certo, siamo fortunatamente lontani dalla statica monotonia di “Louder Than Hell”, ne siamo tanto lontani che questo nuovo disco assomiglia enormemente a un patchwork, una composizione che lascia disorientati fin dal primo ascolto.
Quasi a non voler assolutamente sbagliare il colpo, i Manowar ci propongono un variegato spaccato degli stili toccati durante la lunga carriera, più un paio di traccie che sarebbe opportuno chiamare bonus. Si parte dall’epic di “Call To Arms”, così come l’evoluzione stessa della band era partita da questi lidi: ritmiche abbastanza statiche sorreggono la voce di Eric Adams e i cori a cui è relegato il compito di alzare il tasso di epicità. La stessa dinamicità può essere riconosciuta alla seguente ballad pianistica “The Fight For Freedom”: chi ricorda “Courage” e “Master Of The Wind” saprà sicuramente fonderle per sapere di cosa si stra parlando. Buona potenza, comunque.
La prima delle due bonus di cui si diceva è il “Nessun Dorma”. Proposto con sorpresa al Gods Of Metal italiano, i Kings Of Metal si decidono finalmente a registrare l’ottima prova di Eric Adams, con uno scream finale che riporta agli adeguati livelli la pacchianità del tutto.
“Valhalla” è lì soltanto per aumentare il numero di tracce, mentre “Swords In The Wind” è una nuova ballad. Tempo per la seconda “bonus track”: “American Trilogy” è una canzone tradizionale americana, proposta anni or sono anche da Elvis. Per chi non deve fomentare il proprio ego a stelle e strisce, una specie di canzone natalizia. E pensare che ne è stato fatto anche un singolo.
“The March” sta lì soltanto ad aumentare il numero delle tracce (cit.).
La title track, nella sua eterna immobilità, pompa all’inverosimile fino alla suprema delusione dello sfumare finale, che giunge senza esplosione alcuna. Finalmente, dopo la cupa tristezza a cui siamo stati sottoposti, giunge il momento di sbatacchiare un po’ il capo. Il finale di “Warriors Of The World” è scoppiettante: doppia cassa, ritmiche tirate, Eric Adams che urla ogni tanto “die!”, insomma, tutto quello che serve per una decina di minuti in compagnia dei Manowar più cattivi. Peccato che trattati in questo modo siano soltanto anonima pezza del patchwork.

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