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Mar De Grises: Chaotic beauty from Chile

Nell’ormai asfittico panorama del doom “all’europea”, i cileni Mar De Grises spiccano per il loro approccio barocco e quasi prog ai classici stilemi inventati da My Dying Bride e Anathema. “Draining The Waterheart” è il loro secondo disco, e chiunque ami i soliti noti dovrebbe provare a dargli un ascolto. Abbiamo fatto due chiacchiere con Alejandro Arce, batterista della band, per sapere qualcosa di più sul loro ultimo lavoro.

Iniziamo con le domande: cosa significa il titolo “Draining The Waterheart”? È collegato in qualche modo ai testi delle canzoni o ad un qualche tipo di concept che sta dietro al disco?
Sì, in effetti il disco è una sorta di concept, anche se le canzoni sono indipendenti l’una dall’altra. “Draining The Waterheart” è una metafora che paragona i sentimenti umani con il caos. L’acqua cambia sempre forma, e questa secondo alcuni è la perfetta rappresentazione di come dovrebbe essere il caos. Il cuore, d’altro canto, è il luogo dove risiedono i sentimenti e le sensazioni. Quindi, “Draining The Waterheart” (che si potrebbe malamente tradurre in “Svuotando il cuore d’acqua”, ndR) è un tentativo infinito, e probabilmente inutile, di spiegare il modo in cui ci sentiamo. Ogni canzone è un catalizzatore che dovrebbe svuotare il cuore di tutte le sensazioni, positive o negative che siano, come ad esempio l’orgoglio, l’invidia, la paura, il pregiudizio; questo dovrebbe permetterci di arrivare alla più pura e incontaminata essenza dell’emozione. L’idea è non razionalizzare i sentimenti, che sono come l’acqua, sempre in movimento in un’infinità di direzioni diverse. Il concept è comunque aperto ad altre interpretazioni!

L’artwork del disco è fantastico, come d’altra parte lo era quello di “Tatterdemalion”. Che cosa rappresenta, e cosa significa?
Siamo molto soddisfatti dell’artwork che Tuomo Letonen (che tra gli altri ha fatto gli artwork dei Swallow The Sun) ha creato per noi. Noi gli abbiamo dato la direzione generale da seguire, ma l’idea centrale è stata sua. Credo che mostri in un modo molto semplice e diretto il significato del titolo del disco: c’è una creatura che sta “risucchiando” l’acqua da qualcosa a forma di cuore, e questa stessa creatura è parte integrante del cuore stesso, proprio come i sentimenti. Octavio Paz (poeta messicano, ndR) spiegò questa cosa alla perfezione, dicendo che la rete da pesca per pescare parole è fatta essa stessa di parole.

Una cosa che ho davvero apprezzato di “Waterheart” è la produzione. È molto pulita e con suoni più “grossi” rispetto al disco precedente, così che ogni strumento si senta alla perfezione. Tu cosa ne dici? Sei soddisfatto del risultato finale?
Abbiamo lavorato molto al mix insieme all’ingegnere del suono che ha registrato il disco. È stato un processo stressante, e credo che sia impossibile essere soddisfatti al 100% del risultato finale; capita sempre di dimenticarsi un dettaglio che vorresti correggere in futuro. Siamo comunque abbastanza soddisfatti.

Il vostro suono è abbastanza unico nella scena musicale odierna, tanto che la prima olta che ho sentito la vostra musica ho pensato subito alla complessità strutturale di “The Silent Enigma” degli Anathema, solo più sognante e vagamente più prog. Sei d’accordo? Da chi e cosa siete influenzati quando scrivete musica?
Sono abbastanza d’accordo con te. “The Silent Enigma” è un album che piace a tutti noi, quindi sicuramente ha influenza nella nostra musica. L’influenza più grande, in termini musicali, è ovviamente la musica che ci piace, e abbiamo tutti gusti molto vari. A me piacciono molto band come Ulver, Ved Buens Ende, In The Woods…, alla band in generale piacciono Neurosis, My Dying Bride, Katatonia, The Dillinger Escape Plan e Pink Floyd, poi ascoltiamo molto hardcore come Shaihulud o Snapcase. Ascoltiamo anche compositori classici come Beethoven, Wagner o Bach e anche musicisti contemporanei come Stravinsky, Penderecki o Messiaen. Ascoltiamo pop (Natalie Imbruglia e Kylie Minogue), prof rock, post rock, folk sudamericano… Ci piace un po’ di tutto, quindi credo che, coscientemente o meno, queste siano tutte influenze nella nostra musica. Quello che ci interessa davvero, comunque, è fare musica che ci piace, che sentiamo di dover fare e che abbiamo bisogno di fare, senza razionalizzare le influenze o il genere che vogliamo suonare.

Il flyer promozionale menzionava anche alcune influenze decisamente abusate oggi come oggi… mi riferisco in particolare al post-rock, che sembra essere una sorta di nuova frontiera per le band pesanti oggigiorno. Tu cosa ne pensi?
Amiamo il post-rock, e probabilmente ne siamo anche influenzati. L’emotività del post-rock è qualcosa che trovo molto interessante e forse, come dici tu, potrebbe essere davvero una nuova frontiera, visto che quel genere di emotività si adatta alla perfezione ai suoni heavy.
[PAGEBREAK] Una domanda che puoi sviluppare come vuoi tu: qual è l’immaginario che sta dietro alla vostra musica? Cosa vorreste esprimere con le vostre canzoni?
Penso che l’uomo sia sempre in cerca di modi per convogliare le proprie energie in qualcosa, per far sì che il suo spirito possa riposare. Un governo che resta in carica per troppo tempo è terreno fertile per la corruzione; se giochi a calcio per cinque ore consecutive sarai stanco. Lo stesso accade allo spirito, che deve trovare delle valvole di sfogo. È stancante essere il creatore e la creazione allo stesso tempo, proprio come accade alle coppie mente/pensieri, spirito/sensazioni. Ecco perché credo che sia necessario comunicare costantemente le proprie emozioni e la propria visione del mondo in tanti modi diversi. Ed ecco perché suoniamo musica: l’idea è di creare qualcosa che sia intenso, e che lo sia in modo naturale. Il nostro compito è di suggerire una storia, un viaggio o un’immagine, ma non vogliamo “scadere” nella razionalità, non vogliamo descrivere nulla. Se descrizione razionale ci deve essere, vogliamo che arrivi da chi ascolta.

Ho letto alcune critiche abbastanza curiose al vostro nuovo disco, soprattutto online (webzine, forum…): c’è gente che sostiene che il vostro suono sia stato fireboxizzato, il che significa che suonate esattamente come qualsiasi altra band nella vostra etichetta. Come risponderesti ad una critica del genere?
Ad essere sincero, è la prima volta che sento una cosa del genere. È strano il modo in cui la gente, a volte, dice cose come “mi piace solo il primo demo, dopodiché si sono venduti”, magari senza pensare davvero a quello che significa. Nel nostro caso posso assicurarti che la Firebox non ci ha mai detto nulla su come dovremmo suonare. Non credo proprio che i Mar De Grises si siano fireboxizzati.

Domanda banale: com’è suonare musica in Cile? Sembra che ultimamente molte band interessanti vengano fuori dal vostro Paese, penso ad esempio a voi o ai Poema Arcanus – esiste una scena, oppure siete solo eccezioni?
Esiste una scena, ma si sta ancora sviluppando. Economicamente il nostro Paese non sta benissimo, quindi è difficile avere tempo e soldi per suonare professionalmente in un gruppo, ecco perché molte band rimangono allo stadio di buone idee e poco altro. È un peccato, perché abbiamo un grande potenziale: penso a band come Perpetuum, Uaral, Inanna, Animus Mortis, Coprofago, Target, Defectoscura e Mourner’s Lament, tutti gruppi che consiglio caldamente a chiunque.

Raccontaci qualcosa a proposito del tour europeo che avete appena concluso…
È stata un’esperienza interessante, intensa, densa, stancante e molto divertente; qualcosa di indimenticabile. Abbiamo visto posti diversi, conosciuto tanta gente, abbiamo suonato in dieci Paesi diversi e abbiamo imparato molto sulla vita in tour e su noi stessi. Siamo cresciuti molto come band dopo questo tour, e spero che continueremo a farlo. Viviamo molto lontano dal centro della scena metal mondiale, e per quanto io ami il mio Paese spesso vivere in Cile è un problema.
Il punto più alto del tour, probabilmente, è stato il Firebox Metal Fest in Finlandia, abbiamo suonato insieme a gruppi come Dark Tranquillity e Impaled Nazarene, e ci siamo sentiti davvero a casa. Siamo diventati molto amici dei ragazzi degli Ablaze In Hatred, dei Thurisaz e soprattutto dei Saturnus. Stiamo facendo del nostro meglio per tornare in Europa il prima possibile.

Una domanda personale: che cosa fate voi ragazzi al di là della musica? Chi siete, a parte un gruppo di musicisti?
Siamo tutti ragazzi normalissimi! Io sto finendo di laurearmi in commercio internazionale e sto studiando traduzione inglese-spagnolo. Ho una ragazza, vado al cinema, leggo, scrivo, passo del tempo con la mia famiglia… tutto molto normale!

Bene, io ho finito, a voi le ultime parole!
Grazie del tuo tempo, supporto e interesse per la band! E grazie a chiunque si identifichi con la nostra musica e a chiunque si sia interessato a noi leggendo questa intervista. Ci vediamo l’anno prossimo in Italia, spero!

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