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Mar De Grises: The Latin Enigma

Dopo il fenomenale debutto “The Tatterdemalion Express” abbiamo cercato di intervistare la band cilena che è stata estremamente aperta ed esauriente nelle risposte. Entriamo quindi nel vivo e cerchiamo di scoprire dove questo gruppo vuole arrivare. A rispondermi è il frontman Marcelo:

Ciao Ragazzi. Cominciamo dal gruppo: dal momento che non sono riuscito a trovare alcuna nota biografica sul gruppo in internet, te la senti di presentare il gruppo al nostro pubblico?
Ciao Max, nessun problema. Io e il resto del gruppo siamo compagni di college dal 2000, durante la seconda metà dello stesso anno R. Morris (chitarra), Rod G. (basso) ed io decidemmo di dar vita alla doom band di cui avevamo solamente speculato a parole tra una lezione e l’altra. I primi due incontri di prove furono interessanti per quello che venne fuori, specie contando che nessuno di noi aveva mai suonato in una doom metal band fino a quel momento, quindi si può dire che avevamo poche idee chiare su cosa avremmo dovuto fare. Gli unici due imperativi all’epoca erano: lentezza e atmosfera. Non eravamo nemmeno familiari con il linguaggio del tempo musicale, per dire un 6/8 o un 3/4 che sono tipici del genere. Nonostante l’evidente inesperienza nel comparto della “teoria musicale del doom” ci siamo focalizzati nella creazione del nostro tipo di musica sin dal primo giorno, non c’è mai stato tempo o non abbiamo mai dedicato del tempo a fare cover. Le prime prove non furono, come risultato, un disastro completo e l’entusiasmo era lì… Ed è ciò di cui tutto ciò di cui ci siamo giovati all’epoca. Dopo circa sei o sette mesi, intorno alla metà del 2001, completammo finalmente la lineup con Alejandro Arce alla batteria, Sergio alle chitarre e infine io presi la responsabilità del cantato, in aggiunta al mio ruolo di tastierista (qualcuno voleva anche includere una cantante femminile ma dopo un breve periodo decidemmo che non era questo che stavamo cercando). Subito dopo cominciammo a registrare le nostre prove in qualche studio economico (ma non per quello dozzinale, anzi) a sud di Santiago. La qualità delle registrazioni live era per noi incredibile, o almeno lo era il fatto che “non suonassero per niente male”; questa era diciamo la frase più ripetuta all’epoca, con meraviglia. Quindi lavorammo ancora su come migliorare le vocals e infine realizzammo un demo che uscì intorno a Novembre-Dicembre 2001. Quella è la prima release sotto il nome Mar De Grises (fino a prima usavamo un nome originalissimo: “Doom”). Avanti così fino al 2002, senza mai suonare ad un concerto dal vivo, concentrandoci soprattutto sulla promozione del nostro lavoro e cercando un’etichetta per cui realizzare un nuovo lavoro, il full length che desideravamo poter scrivere. Abbiamo mandato i promo a tutte le label che, pensavamo, avrebbero potuto interessarsi a noi, facendo una lista di nomi piccoli o importanti sia americani che europei. Insieme a molte risposte “Non male, non benissimo… Buona fortuna!”, qualcuno si dimostrò interessato a darci la speranza di un futuro. Con un po’ di fortuna sul finire dell’anno il nostro demo catturò l’attenzione di Rami Hippi capo della allora neonata Firebox Rec. . L’etichetta ci offrì un accordo per due album (eravamo come minimo strafelici) e l’accordo fu siglato nel 2003. Le registrazioni del debut “The Tatterdemalion Express” cominciarono a metà marzo e tutto fu ultimato per la fine di Ottobre.

Capisco. Prima del 2000 vi conoscevate già? Venivate da esperienze precedenti?
Be’, no, tutto cominciò proprio nell’anno in cui ci conoscemmo. Sì, ognuno veniva da un proprio background musicale, per esempio Zorris (chitarra) suonò la batteria in due band hardcore, il bassista suonava in un gruppo che suonava come i primi Machine Head, Alejandro (batteria) conserva ancora il suo gruppo, i Norphelida (progressive death metal), Sergio (chitarra) ha una band di gothic metal e io suonavo in una heavy metal band e dirigevo un mio progetto solista in stile Amorphis. Tutti però eravamo affascinati dal doom e fu come un sollievo incontrarci e confessare la medesima passione per questo stile particolare. Dopo poco la decisione di fare la nostra musica.

Quindi arriviamo al vostro disco. Parliamone in generale prima: che cosa vi ha ispirato la creazione di un tipo di musica che è costellato soprattutto da nomi europei?
Il metal di per sé è un genere nato e sviluppatosi in Europa e negli Stati Uniti, quindi da entusiasti del rock/metal tacitamente abbiamo accettato l’idea di guardare ad influenze lontane dal nostro paese. È il doom e solo il doom ad averci ispirato e condotto a formare un gruppo. Questo particolare stile è vicino certamente a ciò che viviamo e all’epoca della formazione del gruppo non era davvero importante chiederci da dove venisse fuori la necessità: c’era, e quello era importante. Naturalmente, la storia sociale del nostro paese (il Cile, N.d.R.) e il fattore geografico possono essere una spiegazione della nostra scelta di sentirci affini al doom, tra tutti gli altri stili che il metal offre. Dopotutto, siamo come natura ci fa.

Giusto. Nella mia recensione tra l’altro parlo di somiglianze nel mood, nell’ecletticismo e nell’intensità con “The Silent Enigma” degli Anathema. Se conosci quest’album puoi certamente essere d’accordo come non esserlo con la mia dichiarazione, ma mi piacerebbe sapere se per caso è stata una delle influenze che ti ha mosso a formare i Mar De Grises.
Gli Anathema sono stati una delle influenze più grandi per tutti noi, specialmente quelli dell’era “Eternity/The Silent Enigma”, quindi le somiglianze di cui parli non sono affatto casuali. Non che ci siamo messi intenzionalmente a plagiarli nei riff o cose del genere, ma la loro eredità musicale è qualcosa che semplicemente scorre nelle nostre vene, un po’ come anche per i My Dying Bride.
[PAGEBREAK] Mi sembra di capire poi, ascoltando la strumentale “Self Portrait n.1″ che hai qualche conoscenza di musica sinfonica. Il titolo inoltre sembra suggerire un significato personale. Ci sono dei musicisti classici a cui sei affezionato? E quale significato dai a questa canzone in particolare?
Ho scritto personalmente ed eseguito il pezzo e per la verità devo confessarti che sono un tastierista autodidatta. Sono ben lontano dall’essere un virtuoso e non ho un repertorio vasto di pezzi classici da eseguire abitualmente. Perciò non direi che il mio background classico è solido, tuttavia amo la musica classica ed è il genere che più ammiro e rispetto. Ogni tanto tento quindi di comporre sotto influenza di questo stile. In quanto all’avere un compositore preferito… dipende dal periodo, e la lista sarebbe troppo lunga di conseguenza. Ultimamente sto ascoltando molto i lavori di Arvo Part, C. Debussy e K. Stockhausen. “Self Portrait No. 1″ è prima di tutto una poesia lirica che ho concepito come il punto iniziale per la musica di “The Tatterdemalion Express”. Ho poi passato agli altri ragazzi il testo perché ne facessero una canzone o perché lo usassero in una delle canzoni ancora prive di lyrics. R. Morris amava particolarmente quel testo e propose di farci sopra un pezzo, breve ed atmosferico per chitarra e tastiere. Alla fine sono stato io a concepire la melodia per piano e ne ho fatto una strumentale per l’album. La struttura di “Self Portrait No. 1″ e il suo mood raggiungono immediatamente il significato del titolo, è in tutto e per tutto un “autoritratto” di ciò che ero in un determinato momento, dipinto con suoni (o almeno questa era la mia intenzione).

Ok, spostiamoci invece su un’altra canzone che mi ha colpito sopra le altre: “Be Welcome Oh Hideous Hell”. C’è un bell’uso dei cori, la struttura è non lineare ma segue una logica onirica alternata a parti più pesanti che conferiscono un effetto tipo chiaroscuro. Da qui mi sorge la domanda: quale fine vuole raggiungere la vostra musica, diciamo in un brano così sperimentale nei suoni come “Be Welcome Oh Hideous Hell”?
La canzone di cui mi parli è stata l’ultima ad essere completata, ed è scritta interamente da R. Morris (io ho solo scritto le parti per voce e le tastiere). Poiché fu terminata al limite del tempo per ultimare l’album l’intera sessione per gli arrangiamenti è stata ridotta al minimo su questo brano. Morris, e anche noi del resto, è sempre stato un amante degli effetti musicali di chiaroscuro, e in particolare in “Be Welcome Oh Hideous Hell” ha intensificato la caratteristica con un uso dell’armonia ulteriormente sviluppato. Ha anche apportato a mio parere il suo background progressive e hardcore e il risultato è indubbiamente una canzone con un fluire coerente dall’incipit alla fine.

Quali sono le tue ispirazioni maggiori per le liriche?
Posso rispondere esaurientemente a questa domanda essendo io a scrivere quasi tutti i testi. L’unica eccezione in “The Tatterdemalion Express” è proprio “Be Welcome Oh Hideous Hell”, un poema, questo, che un amico mi ha affidato dicendomi che avrei potuto usarlo come testo su una delle mie canzoni. Mi piacque e lavorai perciò ad una traduzione cercando di fare giustizia alla poesia. Provo timore e in qualche modo vengo sopraffatto quando trovo piacere nella nuda semplicità delle cose. L’arte imita di norma la vita. Ogni stile musicale avantgarde o filosofia moderna della creazione è semplicemente un nuovo livello di comprensione dei fatti semplici della vita. Sono portato a scovare dei pattern su praticamente ogni cosa riguardi il mio pensiero. Posso solo dire che è il mio modo di capire la vita, e queste sono le cose che finiscono per diventare poi musica o testo.

Chi si prende cura della parte musicale?
La struttura delle canzoni e i riff sono scritti di solito da R. Morris (chitarra) e/o me. Personalmente, quando sono io a proporre un’idea per la struttura di un brano, semplicemente eseguo ciò che ho in mente (lo faccio spesso nel pomeriggio, quasi ogni giorno) e improvviso parecchio. Lentamente sento che la musica comincia a inseguire la mia successione di pensieri e varia il suo mood a seconda di come mi sento. Quando ho del lavoro grezzo ultimato lo sottopongo all’attenzione degli altri ragazzi e se la cosa piace cominciamo a pensare agli arrangiamenti, dove ognuno detta legge col proprio strumento e comincia ad apporre le proprie modifiche finché la canzone non raggiunge uno stato maturo. Il più delle volte abbiamo all’interno del gruppo differenti punti di vista su come dovrebbero essere le varie parti musicali, ecco poi perché ogni canzone impiega molto tempo per essere ultimata e raramente suona come intesa all’inizio, come l’idea originale.
[PAGEBREAK] Ho letto che siete stati in tour a Santiago con i The Gathering. Come avete affrontato questa esperienza e cosa ne pensate degli olandesi? Immagino che le differenze tra voi e loro renda il concerto davvero interessante: loro sono famosi per la loro atmosfericità leggera oggi, ma gli darete di certo filo da torcere con la teatralità della vostra musica, magari non easy listening come quella dei The Gathering…
Dunque, riguardo a loro devo dire che apprezzo molto il loro ultimo album. La qualità del suono è spettacolare e secondo me hanno raggiunto un livello completamente nuovo per quel che concerne il sentimento dei brani. Non ero solito amarli quando erano più doom, non saprei come spiegare… mettiamola così: mi sembrava che le parti vocali non si mischiassero bene con le sensazioni conferite dalla musica. Come se le due cose, voce e musica, non andassero nella stessa direzione né seguissero lo stesso percorso. E la percezione di oggi per me è completamente cambiata: mi piacciono proprio perché credo che abbiano finalmente assunto una posizione più leggera senza suonare come le tante electronic pop band più commerciali. Il live con loro è stato ok, abbiamo pure avuto modo di fare due chiacchiere con i ragazzi del gruppo, è stata una cosa davvero carina. Il pubblico non è stato forse quello aperto che ci aspettavamo per il nostro tipo di show, erano lì soprattutto per i The Gathering, così è successo che purtroppo durante il nostro set qualcuno cominciasse ad urlare: “Com’on we want The Gathering, go away!”. Il fatto forse che non siamo “easy listening”, come tu hai precisato, non ha giocato a nostro favore. Non abbiamo avuto nemmeno tempo a sufficienza per fare un soundcheck decente, e il sound dal vivo non è stato perciò ottimale. Ma io vedo nonostante tutto un’esperienza positiva, che ci ha dato l’opportunità di osservare e parlare con una delle band maggiori e professionali… siamo riusciti a suonare con loro ed è questo che conta.

Pensate adesso che l’audience Europea sia pronta per i Mar De Grises? Ma più importante ancora: state facendo dei preparativi per fare un tour Europeo, inclusivo anche di qualche data italiana?
Ma certo che l’Europa è pronta ad accoglierci! Se band come i Pantheist, gli Skeptisism, gli Udom e anche i Khanate hanno potuto fare dei concerti lì, l’Europa si può ben dire pronta per qualsiasi cosa. Ci piacerebbe davvero venire lì, è una cosa che spero si possa fare in un futuro non troppo lontano. Il metter su soldi è una questione, ma prometto che lavoreremo sodo per pagarci quei biglietti aerei e far diventare il sogno realtà. Stiamo anche vagliando la possibilità di venire in tour insieme a dei nostri compatrioti “Poema Arcanus, ma tutto è in fase di ipotesi/preparazione al momento. Naturalmente visitare l’Italia è un sogno che vogliamo realizzare, e se mai ci riusciremo il nostro sogno è quello di fare da supporter per i fenomenali Void Of Silence (che band eccezionale!)

Concordo pienamente. E per quel che riguarda i concerti, descrivimi un tipico live dei Mar De Grises. Ci sono effetti visivi che sogni di utilizzare come compendio per facilitare l’assimilazione delle vostre atmosfere?
Il nostro obiettivo è rendere i nostri show un’esperienza emozionante. Come hai detto il nostro potenziale atmosferico è duro da mettere in pratica, da rendere interessante in modo che la gente non si lasci distrarre e rimanga attenta. Sfortunatamente non abbiamo ancora la possibilità di implementare effetti visuali come proiettori, ecc. ma è sempre stato parte del piano l’incorporare, non appena sarà fattibile, qualcosa di visivamente speciale dal momento che noto che i nostri concerti non saranno completi finché non colmeremo questa mancanza.
[PAGEBREAK] Sono sicuro che presto ci riuscirete, e con buon gusto. I Mar De Grises sembrano un progetto in qualche modo eclettico. Mi viene spontaneo chiederti in che modo intendi portare avanti il gruppo nel futuro. Come svilupperai il sound? Ti senti obbligato ad una certa coerenza, pensi che comunque andrete avanti perfezionando ciò che avete cominciato ora, o preferisci pensare ai Mar De Grises come qualcosa che potrà in qualsiasi momento apportare dei cambiamenti radicali?
Direi che è più che probabile che cambieremo evolvendoci. I Mar De Grises sono in un processo di metamorfosi continua sin dalla nascita. Siamo ancora alla ricerca di un sound che si possa chiamare “nostro” pur senza correre il rischio di ripeterci. Questo ci porterà inevitabilmente a cambiare. Ma non saprei dire nulla riguardo l’intensità di questo cambiamento, potrebbe non essere poi tanto radicale, tutto dipende dal modo che avremo di reinventare le nostre radici… C’è tanto materiale nel regno del doom da rielaborare, scoprire e reinventare da noi. Abbiamo già lavorato a delle nuove canzoni in questi ultimi mesi, come sempre il processo è lento. Probabilmente accorperemo nuovi strumenti a quelli già in uso nel nostro debut, anche se è ancora presto per parlarne.

Ok, questa era la mia ultima domanda. Volete dire qualcosa a chi in Italia vi ha scoperti e ora vi attende?
Noi speriamo che il disco “The Tatterdemalion Express” vi sia piaciuto. Dategli anche il tempo di crescere dentro di voi e prometto che non ve ne pentirete. Grazie della bella intervista, speriamo di vedervi tutti on stage non appena sarà possibile!

Sicuramente hanno tanta voglia di suonare e farsi notare. I numeri li hanno, e presto li vedremo in Europa.

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